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La disinformazione e il pericolo nazista

Il partito tedesco AfD (“Alleanza per la Germania”) ha ottenuto un successo strepitoso nelle elezioni regionali della Sassonia. Questa vittoria ha provocato un’immediata reazione di paura e di allarme presso le forze democratiche della Germania e del resto d’Europa, perché l’AfD è considerata da molti una formazione nazista. Io preciso: l’AfD ha vinto le elezioni democraticamente. Ma so bene che questa mia precisazione è un invito a controbattere con la solita battuta alla Pierino: “Anche Hitler nelle elezioni parlamentari del 1932 vinse le elezioni”.

 

In realtà, il programma di questo partito è tutt’altro che nazista, ed io ritengo che occorrerebbe conoscerne le grandi linee prima di emettere giudizi degni di un tribunale di Norimberga. 

 

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La politica immigratoria europea in corso sembra voler attuare la mescolanza di popoli che  Coudenhove-Kalergi  progettò nel lontano 1923 con l’intento di cancellare l’identità europea. Tale progetto trova, inoltre, sostegno nel pensiero economistico oggi egemonico che vede il nostro pianeta come un enorme supermercato con spostamenti e miscelazioni di popolazioni: i clienti del supermercato. Mondialismo e globalizzazione cominciano, però, ad essere contestati nel nome di quel bene prezioso che è l’identità nazionale, con una lingua, una cultura, un passato. Ma attualmente le frontiere europee contano ben poco di fronte alla marea di aspiranti europei in provenienza dal Terzo Mondo. E tra questi non mancano coloro che portano gelosamente con sé, come bagaglio ideologico, l’appartenenza nazionale e tribale d’origine, le proprie divinità, le usanze, tra cui il velo islamico, la bandiera e una certa aggressività guerriera. Ebbene, il programma politico dell’AfD è incentrato giustamente sul controllo delle frontiere della Germania e sulla sicurezza dei suoi cittadini. Inoltre, gli elettori dell’AfD vorrebbero che il governo tedesco tornasse ad avere rapporti economici con la Russia. E sono preoccupati per lo spirito bellicista che si sta diffondendo in Europa.  So di espormi, con queste mie idee, alla classica accusa di populismo, razzismo, fascismo e nazismo, cui oggi si ricorre con grande facilità: il caso degli elettori AdF, trattati da nazisti, ne è la prova. Tali accuse vengono rivolte anche a chi, semplicemente, avversa le ingegnerie ideologiche e geopolitiche, care invece ai nostri progressisti. Il lungo esperimento comunista è oggi solo un brutto ricordo per gli europei. Ma la tentazione alle sperimentazioni sociali di massa permane tenace nei propagandisti del buonismo e dell’amore per il diverso, purché sia un diverso extraeuropeo.

 

Se oso esprimere queste idee è anche perché vivo in una terra, il Québec, in cui il senso dell’identità collettiva di popolo francofono discendente dagli edificatori della Nouvelle France è considerato un bene prezioso da salvaguardare per la maggioranza quebecchese. La sorte toccata alle prime nazioni, o primi popoli, spossessati delle proprie terre e della propria cultura, dimostra anch’essa quanto sia triste la perdita della propria identità collettiva originaria.

 

In Europa, l’incontrollato flusso immigratorio dal Terzo Mondo appare un contrappasso vendicativo del colonialismo spesso brutale praticato ieri dagli europei. Ma questa nuova colonizzazione, cara ai sostenitori del pensiero unico, insidia la qualità di vita e la stessa identità dei popoli europei. Il che appare evidente a chiunque oggi visiti una qualunque grande città europea. Ma non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. E questi “peggiori ciechi” siedono tranquillamente, ben pagati, nelle poltrone dell’Ue/Eu a Bruxelles.

 

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