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Con Orsato la musica non cambia. Anzi, peggiora!

La scomparsa di Open VAR dalla programmazione di DAZN riaccende i dubbi dopo una stagione segnata da errori, polemiche e sospetti. E la prima giornata di Serie A non rassicura

 

 

MONTRÉAL – Dopo un’estate caratterizzata dalla Coppa del Mondo FIFA 2026, gli appassionati non vedevano l’ora di ritrovare la tanto amata Serie A. Tra il 21 e il 23 agosto è andata in scena la prima giornata, con gol, emozioni e qualche sorpresa, mentre sugli spalti e davanti agli schermi riprendeva il consueto rito del tifo.

 

Non è, però, della prima giornata che vogliamo parlare. La domanda è un’altra: sul piano arbitrale, il calcio italiano sta migliorando o peggiorando? E cosa si sta facendo concretamente per innalzare la qualità degli arbitraggi?

 

È opinione ormai diffusa che la credibilità del sistema arbitrale attraversi una fase delicata e che la fiducia dei tifosi nelle istituzioni calcistiche sia tutt’altro che solida. Il problema non riguarda soltanto l’Italia e alimenta un dibattito sempre più acceso tra dirigenti, addetti ai lavori, informazione e tifoserie. Ma c’è un aspetto sul quale vale la pena soffermarsi: la scomparsa di Open VAR dal palinsesto di DAZN.

 

Nato dalla collaborazione tra l’emittente, la FIGC e l’AIA, il programma è andato in onda da settembre 2023 a maggio 2026, offrendo uno spazio di informazione e trasparenza. Il responsabile degli arbitri analizzava gli episodi più controversi, rendendo disponibili anche i dialoghi tra direttore di gara e sala VAR e spiegando le ragioni delle decisioni. Un’iniziativa positiva, perché consentiva di alzare, almeno in parte, il velo su ciò che accadeva in campo e sul funzionamento del VAR, favorendo il confronto con il mondo dell’informazione e contribuendo a recuperare la fiducia dei tifosi.

 

La scorsa stagione aveva lasciato in eredità numerose polemiche per decisioni arbitrali discutibili e, in alcuni casi, successivamente riconosciute come errate. Nel corso di Open VAR erano stati analizzati 34 episodi gravi ritenuti sbagliati, con diverse squadre penalizzate. Un dato che avrebbe dovuto spingere a interrogarsi sulle criticità del sistema e a individuare possibili correttivi per migliorare la qualità dell’arbitraggio. Invece, proprio al termine di quella stagione, Open VAR è scomparso dalla programmazione di DAZN.

 

Una scelta difficile da comprendere, soprattutto alla luce del clima di sospetto che ha accompagnato il mondo arbitrale. Alla fine della scorsa stagione, Gianluca Rocchi si era autosospeso dalla guida della CAN dopo essere stato coinvolto in un’indagine della Procura di Milano con l’ipotesi di concorso in frode sportiva. Tra gli aspetti investigativi figuravano anche presunte interferenze nelle designazioni arbitrali e nelle decisioni VAR. Per il filone relativo alle designazioni, la Procura di Milano ha successivamente chiesto l’archiviazione.

 

Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria, resta il fatto che episodi di questo genere non contribuiscono a rafforzare la credibilità della classe arbitrale. Ed è proprio per questo che un format come Open VAR sarebbe dovuto essere potenziato, non ridimensionato. Non è quindi un buon segnale che, proprio con il cambio ai vertici della CAN e l’arrivo di Daniele Orsato, Open VAR sia sparito dalla programmazione ufficiale di DAZN.

 

Restano diversi interrogativi sul futuro del programma: saranno ancora trasmessi gli audio originali dei dialoghi tra arbitri e VAR? Gli arbitri o i rappresentanti dell’AIA interverranno direttamente? E, soprattutto, gli errori continueranno a essere ammessi pubblicamente? Domande tutt’altro che secondarie, soprattutto dopo quanto accaduto nella prima giornata.

 

In Genoa-Napoli ha fatto discutere il contatto di De Bruyne su Vásquez nell’azione che ha portato al gol dello 0-1: una decisione considerata corretta alla luce della nuova linea arbitrale, ma che personalmente continuo a ritenere quantomeno discutibile. Una valutazione contestata duramente anche dall’allenatore del Genoa, Daniele De Rossi.

 

In Torino-Milan, invece, non è stato concesso un rigore ai rossoneri per un tocco con il braccio largo di Vlašić. Una decisione che ha suscitato perplessità anche alla luce del precedente della scorsa stagione, quando lo stesso arbitro, Zufferli, aveva assegnato al Pisa un rigore proprio contro il Milan per un episodio per certi versi analogo.

 

Polemiche anche in Roma-Fiorentina. Dopo appena sei minuti, il tocco in area con il braccio alto di Fagioli su un tiro di Dybala non è stato ritenuto punibile. Successivamente, nell’azione che ha portato al gol dell’1-0 di Malen, Hermoso ha colpito con una mano il volto di Mastantuono: un’infrazione avvenuta però in una fase dell’azione nella quale, secondo l’attuale protocollo, il VAR non avrebbe potuto intervenire.

 

Decisioni, dinamiche e interpretazioni diverse. Ed è proprio questo il punto. Se questa è la linea che Orsato intende seguire, dovrà essere applicata con coerenza per tutta la stagione: episodi analoghi dovranno essere valutati allo stesso modo, indipendentemente da squadra, giocatore o momento del campionato. Altrimenti, le polemiche saranno inevitabili.

 

Sbagliare fa parte del gioco e nessuno pretende l’infallibilità. Ma nel 2026, con la tecnologia a disposizione, possiamo almeno capire perché una decisione viene presa. È per questo che ridimensionare o, peggio ancora, rinunciare a Open VAR sarebbe un clamoroso autogol per l’AIA, soprattutto dopo una stagione segnata da errori, polemiche e un’inchiesta giudiziaria, sia pure ridimensionata sul piano delle ipotesi relative alle designazioni.

 

Gli arbitri possono sbagliare. Il VAR può sbagliare. Anche chi li giudica può sbagliare. Ma alcune modifiche alle regole di utilizzo del VAR potrebbero essere valutate, ampliandone l’intervento in determinate situazioni di gioco. Si ridurrebbero gli errori e, soprattutto, si restituirebbe maggiore coerenza alle decisioni.

 

Non si può chiedere fiducia ai tifosi e, contemporaneamente, togliere loro gli strumenti per capire. Gli errori fanno discutere; il silenzio, invece, alimenta i sospetti e allontana sempre più il calcio dall’immagine di uno sport trasparente e credibile.

Perché se il calcio vuole recuperare la fiducia dei tifosi, la strada non può essere quella di spegnere i microfoni, ma di accenderli.

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