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La Dominion Gallery: storia di un’istituzione

(Seconda  parte)

 

Il Dr. Max Stern e Iris Westerberg, 1952
Foto: AP Università Concordia

 

MONTRÉAL – Anche se i dirigenti della Dominion Gallery hanno sempre creduto che la migliore pubblicità sia quella del passaparola dei clienti soddisfatti, ciò non ha impedito loro di pubblicizzare le mostre su giornali e riviste di Montréal. Già nel 1943, annunci della Dominion Gallery comparivano su giornali di Montréal come La Presse, Le Devoir, La Patrie, Le Canada, Le Jour, Le Quartier latin e The Standard, annunciando mostre di Jacques de Tonnancour, P.E. Borduas, Eric Goldberg, Les Sagittaires, La Société de l’art contemporain e altri. A partire dagli anni Quaranta, la rivista Canadian Art pubblicò regolarmente annunci creati dai direttori della Galleria. Un altro mezzo di diffusione molto efficace erano i vernissage, ai quali partecipava non solo un gran numero di visitatori, ma anche giornalisti e critici d’arte che redigevano articoli per i giornali della città.

 

Annuncio apparso nell’ottobre
del 1943 sul giornale La Patrie

 

La storia del mercato dell’arte a Montréal e in Québec ci dice che, sebbene le gallerie fossero frequentate da differenti tipi di persone, la maggior parte degli acquirenti e dei collezionisti negli anni precedenti alla pubblicazione del manifesto Refus global”era di lingua inglese. Era quindi naturale che la clientela mirata della galleria fosse principalmente anglofona. Ciò non significa, tuttavia, che i francofoni non fossero i benvenuti; al contrario, tutti erano ben accolti e ben informati sulle opere esposte, come dimostrano gli annunci pubblicitari sulle pagine dei giornali in lingua francese. Dopo il Refus global ci fu un cambiamento abbastanza significativo: anche i franco-canadesi iniziarono a collezionare opere d’arte con una certa regolarità. Era il periodo d’oro di Borduas, Riopelle, Dallaire, Pellan, Ferron, Fortin e molti altri artisti franco-canadesi. La Dominion Gallery, come molte altre gallerie, dovette rivolgere la propria attenzione a una nuova generazione di collezionisti. Questi nuovi collezionisti erano spesso avvocati, medici, banchieri e, naturalmente, uomini e donne d’affari; in breve, chiunque potesse permettersi di spendere qualche migliaio di dollari, perché per poter collezionare è necessaria non solo una conoscenza del mercato dell’arte, ma anche, in linea di principio, una sicurezza finanziaria.

 

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Come menzionato precedentemente, la Dominion Gallery aprì le porte a Montréal verso la fine del 1941. La sua fondatrice e prima proprietaria fu la signora Rose Milman, grande appassionata d’arte, che aveva collezionato, già prima del 1941, un gran numero di opere. Non avendo più spazio sufficiente nella propria abitazione per esporre i suoi acquisti, incoraggiata dalla famiglia e dagli amici, decise di aprire una piccola galleria al 1448 rue Sainte-Catherine Ovest, alla quale diede il nome di Dominion Gallery of Fine-Arts in onore del nuovo status di Dominion del Canada.

 

 

Nello stesso anno, Max Stern arrivò a Montréal. Egli era figlio di un famoso mercante d’arte tedesco: suo padre Julius era stato proprietario della più grande galleria di Düsseldorf. Con la certezza di trovare lavoro e probabilmente di ereditare la galleria del padre, il giovane Max intraprese gli studi di storia dell’arte presso le Università di Bonn, Berlino e Colonia e, all’età di 28 anni, conseguì il dottorato. Con l’avvento del nazismo e dell’antisemitismo in Germania, Max Stern, di origini ebraiche, dovette lasciare Düsseldorf. Si rifugiò a Londra, in Inghilterra, dove, con l’aiuto della sorella, aprì una galleria d’arte. Nel 1937, a causa del crescente nazismo, Stern decise di vendere la galleria di Düsseldorf per stabilirsi a Londra. Costretto a lasciare Londra a causa dell’invasione della Francia, si ritrovò in un campo profughi e da lì, dopo qualche tempo, decise di unirsi a un gruppo di profughi tedeschi che veniva mandato in Canada. Nel 1942, Max entrò a far parte della Dominion Gallery of Fine Arts. Ne divenne socio nel 1944, poi, nel 1947, insieme alla moglie, Iris Westenberg, acquistò la galleria.

 

All’arrivo di Stern a Montréal, il mercato dell’arte era dominato da poche gallerie conservatrici. Su consiglio di Maurice Gagnon e John Lyman, Stern decise di promuovere le opere di artisti canadesi viventi. Fece firmare a molti di loro – Roberts, Lyman, Cosgrove, Dallaire, Scott – contratti di esclusiva, una formula che consentiva alla galleria di controllare il mercato e di offrire una garanzia finanziaria agli artisti. Il Groupe des Sagittaires e la Société d’art contemporain figuravano tra le associazioni di artisti moderni rappresentate dalla galleria. Nel 1944 si tenne la prima mostra commerciale di Emily Carr, che riscosse un grande successo. Stern si interessò anche agli artisti europei, come Kees Van Dongen, di cui acquistò diverse opere. Fu il primo mercante d’arte a vendere opere di Kandinsky al Museo d’Arte Moderna di New York. A metà degli anni ’50 incontrò il britannico Henry Moore, che gli presentò altri scultori moderni, e da quel momento la Galleria Dominion iniziò a sviluppare questo nuovo settore. Ottenne, inoltre, l’esclusiva per la vendita delle opere di Gustave Rodin in Canada. Nel corso degli anni, Max e sua moglie costituirono una collezione di opere che donarono in seguito ad alcune istituzioni pubbliche del Paese e dell’estero. In totale, 160 opere di artisti canadesi ed europei furono donate al Museo delle Belle Arti di Montréal, al Museo d’Arte Contemporanea di Montréal, alla Galleria Leonard & Bina Ellen dell’Università Concordia e alla Hebrew University di Jerusalem.  (Continua)

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