Trentanove giorni di campagna elettorale. La guerra commerciale con gli Stati Uniti entra subito nel dibattito, mentre i cinque principali partiti lanciano le prime promesse su economia, costo della vita, immigrazione e servizi pubblici
MONTRÉAL – È ufficialmente partita la 44esima campagna elettorale in Québec. Giovedì 27 agosto la Premier Christine Fréchette ha incontrato la luogotenente-governatrice Manon Jeannotte, chiedendo lo scioglimento dell’Assemblea nazionale e dando così il via ai 39 giorni che porteranno alle elezioni provinciali del 5 ottobre. Al momento dello scioglimento, la CAQ disponeva di 79 deputati, contro i 18 del Partito Liberale, gli 11 di Québec solidaire, i 7 del Parti Québécois, uno del Partito Conservatore e 9 indipendenti. A dominare fin dalle prime battute è stata la guerra commerciale con gli Stati Uniti. Fréchette ha indicato il Presidente americano Donald Trump come il suo “vero avversario”, presentandosi come la leader più preparata a proteggere il Québec dalle conseguenze della tempesta tariffaria. Sul fronte delle promesse, la CAQ, che ha scelto lo slogan “Avançons“, ha già annunciato un miliardo di dollari aggiuntivo in quattro anni per l’assistenza domiciliare agli anziani, oltre a nuove misure per la tutela del francese. Il quadro finanziario del partito quantifica in circa 9,7 miliardi di dollari in cinque anni l’impatto complessivo degli impegni, con interventi dedicati al costo della vita, ai servizi pubblici e alle infrastrutture. Il leader del Parti Québécois, Paul St-Pierre Plamondon, ha messo la guerra tariffaria tra i temi centrali della campagna, insistendo però sul fatto che le elezioni dovranno concentrarsi prima di tutto sul Québec. Con lo slogan “Le choix de la confiance“, il PQ propone, tra i primi impegni, di ridurre almeno della metà l’immigrazione temporanea, una riduzione delle imposte di quasi il 20% per le PMI e nuove misure per contrastare il declino del francese.

Il liberale Charles Milliard punta invece sull’economia e sulla diversificazione dei mercati. Con lo slogan “Rassembler. Réparer. Bâtir.“, il PLQ propone aiuti diretti alle imprese colpite dalla crisi tariffaria e vuole ridurre di almeno il 15% la quota attuale delle esportazioni québecchesi destinate agli Stati Uniti, oltre ad alleggerire il peso burocratico sulle PMI. Québec solidaire, con Ruba Ghazal candidata alla carica di Premier e lo slogan “C’est possible“, concentra invece le proprie proposte su costo della vita, servizi pubblici e casa: tra gli impegni figurano un tetto agli aumenti degli affitti legato all’inflazione, maggiori investimenti nel trasporto collettivo e l’aumento del salario minimo a 20 dollari l’ora. Éric Duhaime e il Partito Conservatore del Québec, che hanno scelto lo slogan “Oser pour vrai“, promettono una forte riduzione del peso fiscale: abolizione della tassa carbone, sospensione della tassa provinciale sulla benzina e importanti riduzioni delle imposte. Il PCQ sostiene inoltre di poter realizzare 47 miliardi di dollari di risparmi in cinque anni nella spesa dello Stato, senza tagliare i servizi pubblici.
A fotografare la corsa è l’ultimo sondaggio Pallas Data, pubblicato lunedì 31 agosto: rispetto alla rilevazione condotta a inizio agosto, il PQ resta in testa con il 29% (-2), seguito dalla CAQ al 24% (+5). Il PLQ scende al 22% (-5), mentre il PCQ sale al 16% (+2) e Québec solidaire resta stabile al 9%. Il dato più significativo riguarda Fréchette: il 32% degli intervistati la considera la leader più adatta a guidare il Québec nella crisi dei dazi americani. (V.G.)




