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Vittorio Fiorucci e la sua Montréal

(Parte II)

 

Lo straordinario Vittorio Fiorucci (Zara, 2-11-1932- Montréal, 30-07-2008), geniale artista grafico, e disegnatore, fotografo, illustratore, cartellonista, potrebbe essere il protagonista di un film ricco di spunti umani, artistici e anche storici, con sullo sfondo la Montréal di allora. Una Montréal molto diversa da quella di oggi.

 

Erano gli anni ’50, 60’, 70’ del secolo scorso. Montréal era una città in fermento, vibrante, e piena di promesse per i suoi nuovi immigrati, i quali s’immergevano senza indugi né risparmio di idee e di energie nelle acque mosse della loro nuova vita.

Tra i nuovi arrivati, in gran parte originari della Vecchia Europa, spiccavano per il loro alto numero gli italiani. Ma una presenza avvertibile nel centro città era anche quella degli ungheresi, giunti qui dopo la sanguinosa rivolta del 1956 contro gli oppressori sovietici. Tra i caffè e ristoranti ungheresi di Montréal, allora in voga, ricorderemo Rose Marie, Kis Mocca, Opera, Pam-Pam, Coffee Mill, Tokay, Riviera, Carmen, Csarda. Tutti ormai spariti.

 

La Comunità ungherese di Montréal, oggi, quasi non esiste più, a causa delle morti e dell’esodo di tanti di loro in direzione di Toronto e degli USA. Occorre dire che il progetto separatista del PQ (Parti Québécois) fu da loro accolto molto male.

Tra l’artista Vittorio Fiorucci – dal carattere appassionato e generoso, e dalle tante amicizie, sia plebee che patrizie – e la Montréal di quel tempo esisteva uno scambio di “amorosi sensi”. A questo punto non posso sottacere una caratteristica di Vittorio che fa di lui quasi un personaggio da Guinness dei primati: le sue tante donne. La sfera sessuale e sentimentale di un artista dovrebbe essere un aspetto secondario, e per quanto possibile anche privato. Con l’eccezione beninteso di un Giacomo Casanova, guarda caso veneziano e che tra l’altro apprezzava molto il maraschino di Zara. E con l’eccezione di Vittorio Fiorucci.

 

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Si direbbe che del nostro dalmata dal fascino tenebroso e dalla personalità trascinante si innamorassero rapidamente tutte. E lui si innamorava di loro. Con convinzione, talvolta anche sposandole, o comunque condividendone per un certo tempo la vita. L’ultimo suo amore durò invece a lungo, fino alla sua morte.

 

Esistono diversi aneddoti in merito alla sua originale vita amorosa. Un suo amico, il dalmata Aldo V., mi raccontò di essere andato a trovarlo, e di essere stato accolto, varcata la soglia, da una giovane donna completamente nuda. Ma bisogna capire: era estate e faceva caldo. Aldo V. precisò, divertito, che Vittorio e la sua compagna rimasero rigorosamente nudi per tutto il tempo; anche a tavola, durante il pranzo, cui anche Aldo partecipò, ma da vestito. Io so per certo che per un certo tempo Vittorio convisse, nel suo appartamento, con due donne, giovani e belle, sue concubine, che se lo condividevano, credo, equamente.

 

Le donne venivano travolte dal suo fascino virile, dal suo stile, dal suo carisma, dalla sua generosità, e dalla sua gioiosa e vibrante vita privata e pubblica che lui era pronto a condividere con loro. Erano consapevoli e felici di avere accanto un vero artista; che sul piano umano era fuori dell’ordinario.

 

Per questo suo rapporto con le donne, ma anche per la sua forte personalità e per la sua totale adesione al mondo dell’arte, qualcuno ha evocato, come paragone, Pablo Picasso. Io parlerei piuttosto di D’Annunzio. Un D’Annunzio prestante, dalla bella chioma e dall’intenso volto mediterraneo. Ma al contrario del poeta e “uomo d’armi” di Pescara, Fiorucci viveva non in magioni sontuose ma in un alloggio normale. E aveva radici ben piantate in questa nostra città di cui condivideva l’anima nascosta. Io credo che sia ammesso dire che l’attuale forte afflusso di immigrati arabi, e di altre nazionalità quasi tutte extraeuropee, stia operando, oggi, un mutamento epocale nell’essenza identitaria della nostra città, ormai lontana da quella Montréal che Vittorio amò e fece sua. (Continua)

 

L’opera e la figura di Vittorio Fiorucci sono state celebrate lo scorso 11 agosto all’Istituto Italiano di Cultura di Montréal, con la conferenza Viva Vittorio di Marc H. Choko, accompagnata da un’esposizione dei suoi manifesti. L’evento si è svolto nell’ambito della 33ª edizione di ItalFestMTL, il festival della cultura italiana che ha animato Montréal dal 7 al 16 agosto 2026.

 

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