
Il 7 agosto del 2018, a Montréal, morì John Ciaccia. Ricordarlo è un nostro obbligo morale, a causa dei suoi tanti meriti anche nei nostri confronti.
Giambattista Nicola Ciaccia giunge nel 1937 a Montréal, con la madre e la sorella, a quattro anni d’età. In provenienza dal Molise, anzi dagli “Abruzzi e Molise” poiché la regione Molise divenne un’entità distinta solo nel 1963. Suo padre era di Jelsi e sua madre di Limosano. I coniugi Ciaccia avevano risieduto dal 1922 al 1929 in Canada, da emigrati, ma poi erano rientrati in Italia. Il padre, sarto di mestiere, si trovava già a Montréal all’arrivo della sua piccola famiglia dall’Italia.
Il piccolo Giambattista non trascorre a Montréal, da immigrato, un’infanzia serena. E ciò a causa dell’ostilità che incontra nella società quebecchese. Il giovane Ciaccia si dimostra assai brillante a scuola. Intraprende gli studi di Legge all’università McGill. Laureatosi e divenuto avvocato fa una scelta: intende fare il legale nel campo del diritto societario e non l’avvocato patrocinatore. Ma nei colloqui di assunzione incontra talvolta l’antica ostilità: “Le reazioni che ricevetti dalle compagnie presso le quali avevo presentato una domanda di lavoro mi riportarono indietro nel tempo a quando erano soliti evitarmi e respingermi a causa delle mie origini. Nel corso di un’intervista per un’eventuale assunzione mi fu chiesto seriamente: “Cosa le fa credere che con un nome come il suo lei possa essere assunto da noi?”

È prontamente assunto invece da Sam Steinberg, il geniale finanziere-imprenditore, proprietario di una estesa catena di supermercati e attivo anche in altri rami dell’economia tra cui il settore immobiliare, campo in cui il nostro Ciaccia eccellerà. Ciaccia ricorderà sempre quel periodo e quell’uomo con ammirazione e riconoscenza.
Nel corso delle sue attività professionali, il caso o forse il destino lo fa entrare in contatto con la realtà degli aborigeni canadesi. Il suo interesse per i “Natives” andrà subito al di là del semplice rapporto professionale: “Vidi la loro condizione miserabile e le loro frustrazioni e le possibilità che vi erano di aiutarli”.
La sua implicazione con gli Affari Indiani prende il sopravvento sull’esercizio della professione di avvocato. Diviene assistente del vice Ministro incaricato dell’ “Indian and Eskimo Program” (Solo in seguito “Eskimo” sarà cambiato in “Inuit”). A contatto con la realtà degli aborigeni, egli scopre la sua autentica vocazione di prammatico-idealista che capisce qualcosa di più, rispetto a tutti gli altri, dei sentimenti e dei bisogni degli aborigeni canadesi: popolo ridotto a un’ombra di ciò che era, e che il potere tratta con scarso rispetto perché incapace o non desideroso di capirne le esigenze, la psicologia, e il rapporto particolare che le popolazioni indigene hanno con la terra.
È una telefonata del Primo ministro del Québec Robert Bourassa (Partito liberale del Québec) che lo spinge ad entrare nell’arena politica. Da allora tutto avviene rapidamente: si candida alle elezioni nei ranghi dei liberali per la circoscrizione elettorale “Town of Mont Royal” (ottobre 1973) e viene eletto con una stragrande maggioranza di voti sul suo avversario: André Normandeau del PQ. Avrà incarichi importanti, sarà diverse volte Ministro, dimostrerà una straordinaria dedizione nel perseguire il bene comune, sempre rispettoso e sensibile verso le collettività minoritarie bisognose di sostegno: vedi i suoi rapporti privilegiati con gli aborigeni.
John Ciaccia rimarrà all’Assemblea Nazionale del Québec fino al 1998: una lunga carriera politica, al governo e all’opposizione, fatta di accanito lavoro e di scelte coraggiose e difficili per il Québec e per il Canada.
Della sua immagine di uomo politico capace, onesto, leale, coraggioso ha grandemente beneficiato la nostra Comunità, ch’egli ha contribuito ad innalzare nella considerazione altrui. Un esempio nobile, il suo, basato sull’integrazione, sull’amore della nuova patria, anzi delle nuove patrie: il Québec e il Canada, ma basato anche sull’intima fedeltà ai migliori valori della nostra cultura d’origine.





