Roma, 8 lug. (askanews) – È un quadro di posizioni diversificate quello descritto dai verbali dell’ultimo direttorio della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, il resoconto della riunione del 16 e 17 giugno, alla quale ha debuttato il nuovo presidente, che Kevin Warsh.
Se il comunicato al termine del Fomc era stato insolitamnente breve, i verbali sono all’opposto molto lungi e riportano come siano state discusse “una molteplicità di ipotesi”, tra cui quelle di chi ritiene che serviranno lievi ribassi dei tassi e chi, all’opposto, reputa probabile serviranno lievi rialzi per riportare l’inflazione al 2%.
Sulle prospettive della linea monetaria, “diversi partecipanti – si legge – hanno discusso una serie di scenari e la maggior parte ha rimarcato quello in cui le pressioni inflazionistiche si dissiperebbero e l’inflazione inizierebbe presto a tornare al 2%. In questi scenari quasi tutti i partecipanti – proseguono le ‘minute’ – hanno notato che sarebbe appropriato mantenere o eventualmente abbassare i tassi per i fed funds”.
“La maggior parte dei partecipanti ha tuttavia anche segnalato scenari in cui in un contesto di mercato del lavoro sarebbe stabile e l’inflazione resterebbe elevata, data rilevanza domanda di energia per il conflitto in Medioriente e altri effetti dei dazi. In questi scenari, la maggior parte di questi partecipanti hanno indicato che alcuni inasprimenti della linea sarebbero probabilmente opportuni – precisa il documento – per riportare l’inflazione al 2%”.
Ad ogni modo, in merito alle posizioni previsionali dei singoli componenti, “molti partecipanti hanno indicato che il livello appropriato dei fondi sarebbe in linea o leggermente inferiore al livello attuale per la fine dell’anno”.
Questo, mentre, ormai oltre due settimane fa, ben prima quindid egli ultimi sviluppi negativi attuali “gli ottimismi sul conflitto in Iran hanno schiacciato gli indicatori di aspettative di inflazione dei mercati significativamente più in basso, portando le aspettative di inflazione sul breve termine solo moderatamente più elevate rispetto a quanto fossero prima del conflitto”, riporta ancora il documento.
Le informazioni disponibili mostrano al tempo stesso !che l’inflazione è rimasta elevata che si è alzata in parte a riflesso dell’energia e di altri shock sul lato dell’offerta. Le condizioni del mercato del lavoro sono rimaste stabili – si legge – e quelle del Pil hanno continuato a espandersi a un tasso solido”.





