Roma, 8 lug. (askanews) – La transizione energetica non è più solo un obiettivo normativo, ma la più grande sfida competitiva del nostro tempo. Nella prestigiosa Sala Matteotti della Camera dei Deputati, istituzioni e imprese si sono date appuntamento per fare il punto sulla rivoluzione verde in Italia, partendo dal ruolo cruciale delle piccole e medie imprese.
Tra i temi caldi, le comunità energetiche rinnovabili come motore di sviluppo locale, che spesso devono affrontare tempi lunghi per l’allaccio alla rete: connessioni che possono superare i due anni e mezzo prima di avere risposte certe sulla TICA. Come ovviare?
Su questo punto è intervenuto Pierluigi Benemerito. Esistono degli strumenti che permettono di capire se un’area è particolarmente critica in termini di connessioni di allaccio, ma servirebbe una maggiore trasparenza e una maggiore chiarezza su quelle che sono realmente le criticità della zona, senza dover obbligatoriamente richiedere la TICA e attendere i tempi necessari solo per conoscere le tempistiche e i costi per connettere un impianto .
Riuscire a semplificare questo passaggio ha proseguito permetterebbe agli imprenditori, e perché no, eventualmente anche agli investitori, di programmare meglio le opere di investimento e magari decidere, in relazione alla zona, se investire su un impianto di produzione fotovoltaico o su un sistema di accumulo, quindi BESS. Riusciremmo in qualche modo a conciliare le esigenze private e i capitali privati con quello che è un’esigenza nazionale: stabilizzare la rete elettrica nazionale .
Abbinare il risparmio energetico delle comunità energetiche rinnovabili, che può raggiungere il 40%, a progetti sociali di economia circolare sui territori è la vera chiave per vincere le resistenze culturali. Quali strumenti normativi e incentivi servono alle imprese per rendere questo modello replicabile e strutturale in tutta Italia?
Ha risposto Giuseppe Russo Lacerna. Dirò quello che dicono tanti: snellire la burocrazia, avere un’assistenza più diretta da parte degli enti preposti, regole più chiare. Ma soprattutto noi siamo quella parte delle rinnovabili che crede nella comunità, che crede a partire dal piccolo, dall’unità, dalla cellula, perché anche la distribuzione e le reti, che io conosco molto bene, non sono adatte ancora a grandi sistemi, soprattutto di produzione, e vanno spesso in saturazione .
Allora perché non partire dalla cellula, dalla parte più piccola ha aggiunto così da dare il tempo anche alla rete nazionale di adeguarsi, sfruttare al meglio l’energia sul territorio, ottimizzarla? È un aiutarsi a vicenda tra chi deve rimodernare le reti e chi vuole fare rinnovabili .
Nel corso del dibattito l’ingegnere Miriam Di Nardo ha presentato un progetto sperimentato in Sicilia. Siamo partiti dal piccolo, con un test che ha trovato grande riscontro nella popolazione del territorio siciliano. Abbiamo deciso di tendere la mano alle famiglie con bambini affetti da autismo attraverso un sistema virtuoso basato su una moneta virtuale, qualcosa di totalmente innovativo che parte dalla condivisione di crediti energetici .
Questa moneta ha spiegato consente alle famiglie di acquistare, tramite un e-commerce, prodotti ad altissimo valore biologico, perché i bambini autistici hanno bisogno di un’alimentazione particolare per sbloccare il loro potenziale, promuovendo al contempo i prodotti del territorio. Abbiamo sviluppato un triplice impatto positivo: aiutare i ragazzi che hanno bisogno, alleggerire il carico economico delle famiglie e sostenere l’economia locale. È assolutamente replicabile: siamo partiti da un piccolo nucleo, ma può essere esteso ovunque .





