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Mia sorella, Laura Antonelli | Il suo incontro con Pierre Trudeau e figli

Vi è una persona per me indimenticabile: il compianto Francesco Paolo Fulci, Ambasciatore d’Italia ad Ottawa dal 1980 al 1985; un vero genio della diplomazia, che in seguito divenne presidente della Ferrero. In un suo viaggio da Montréal a Roma, Fulci fece la conoscenza in aereo di mia sorella, allora attrice famosa, che per puro caso occupava un posto non distante dal suo. Laura era venuta in visita a Montréal a vederci (me e i nostri genitori). Subito dopo essere arrivata a Roma, mi chiamò al telefono e, con un tono di voce che rivelava una divertita incredulità, mi disse di aver fatto la conoscenza sull’aereo – l’avevo condotta io all’aeroporto – dell’Ambasciatore d’Italia in Canada; aggiungendo, con un riso provocatorio, che per la prima volta in vita sua, o se non altro da quando era attrice, si era sentita importante, sì, ma per merito di suo fratello, ossia del sottoscritto. “L’Ambasciatore mi ha parlato molto di te – disse in sostanza Laura – e mi ha trattata con simpatia e con ammirazione per il fatto che ho un fratello eccezionale come te”. Mia sorella si divertì a caricare la dose fingendo di sentirsi offesa per questa ingiusta precedenza nella scala dei meriti che l’Ambasciatore sembrava aver dato a me, l’oscuro fratello Claudio in Canada, invece che a lei, Laura, la nota attrice.

 

Fu quindi l’Ambasciatore Fulci a chiamarmi da Roma, raccontandomi anche lui dell’incontro e chiedendomi il permesso di poter inoltrare a Laura, che allora era un personaggio di gran spicco della scena mediatica, l’invito a un ricevimento ufficiale in onore del primo ministro canadese, Pierre Trudeau. Io risposi immediatamente di sì, ma precisando che tutto dipendeva da mia sorella. La quale, subito avvertita da me dell’imminente invito, accettò di andare al ricevimento con l’ambasciatore Fulci e la sua consorte.

 

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Poco prima di quel ricevimento, Laura mi chiamò al telefono – ero al lavoro all’Università – chiedendomi lumi su Pierre Trudeau che di lì a non molto avrebbe incontrato e con cui avrebbe certamente scambiato qualche parola e qualche idea. Mi chiese in sostanza cosa io sapessi di lui. Tornato a casa mi misi a tavolino e mi concentrai sul personaggio. L’indomani la richiamai e molto sinteticamente le esposi gli aspetti fondamentali della formazione morale e politica del Primo Ministro canadese: una fede cristiana profonda, cultura classica presso i gesuiti, antinazionalismo, antiamericanismo, federalismo, bilinguismo ufficiale, multiculturalismo, simpatia per Castro, dirigismo e protezionismo in campo economico, ricerca di una “società giusta”, profondo senso della natura, combattività verbale e anche fisica, spirito provocatorio (“épater le bourgeois”) e un certo esibizionismo. Io avevo letto gran parte di quello che Trudeau –  ex professore dell’Université de Montréal dove io avevo preso una Laurea in Legge  – aveva fino allora scritto.

 

In seguito mia sorella mi chiamò per dirmi compiaciuta che era convinta di aver fatto un’ottima impressione su Pierre Trudeau, proprio perché aveva seguito, nella conversazione avuta con lui nel corso del ricevimento, alcuni spunti tratti dal mio appassionato “briefing”. Allora pensai: Laura sa essere una brava attrice. Provai, però, quasi una punta d’imbarazzo per l’abile ruolo da me avuto nella regia di quell’incontro che aveva visto Laura interpretare brevemente il ruolo di esperta di cose canadesi.

 

Fu forse il giorno successivo al ricevimento che il Primo Ministro del Canada affidò a mia sorella i suoi tre figli giovanetti, pregandola di portarli in giro per Roma alla scoperta delle sue bellezze. O forse fu lei stessa a proporsi. Fatto sta che per un’intera giornata, e con grande piacere, mia sorella scorrazzò i figli di Trudeau attraverso Roma con la sua auto, un maggiolino Volkswagen cabriolet. Laura ricordò sempre con grande simpatia e direi con rimpianto quel giorno pieno di sole in cui, secondo me, dovette sentirsi un personaggio vivo, utile ed importante per quei tre ragazzini e ben lontana dai fatui ruoli dello schermo.

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