Il cielo era di un azzurro luminoso, il vento aveva spazzato via tutte le nubi, le strade si riempivano di gente che andava al lavoro, bambini ignari si avviavano chiacchierando verso la scuola, saracinesche si aprivano per celebrare il nuovo giorno coi prodotti più vari esposti nei banconi. La calma di un’estate come tante faceva aprire porte e finestre in un ultimo rinfrescante respiro della notte, poi la calura si sarebbe manifestata con i raggi infuocati del sole che aveva cominciato la sua ascesa.
Un rumore lontano, come il ronzio di una mosca inquietante, aveva fatto sollevare lo sguardo dei passanti: un aereo luccicava come un punto luminoso nell’azzurro e si dirigeva verso il centro della città.
Nella cabina di pilotaggio dell’Enola Gay, con il prezioso carico, Little Boy, il colonnello Paul W. Tibbetts, ventinovenne, pilotava il suo aereo con grande concentrazione, ascoltava il rumore del motore senza porsi domande, attento ad eseguire gli ordini, senza riflettere sulle vite di quei piccoli punti che si muovevano sulle strade, senza pensare che avevano lo stesso cuore, gli stessi desideri, le stesse paure; aveva fatto tacere il suo senso etico, la sua morale. Sarebbe arrivato nel punto prescelto e avrebbe premuto il pulsante.

6, agosto, 1945 Hiroshima, ore 8:15
Improvvisamente un oggetto si stacca dall’aereo. Qualche passante si ferma ad osservare a bocca aperta aspettando l’impatto sulla terra. Ma quell’oggetto non arriverà mai. A 570 metri dal suolo si trasforma in una sorgente di fuoco che si espande velocemente, generando una pressione enorme, un lampo così brillante che sorpassa la luce del sole e incendia tutto quello che tocca. Una radiazione ionizzante si spande attorno e forma una palla di fuoco che trasporta in alto i detriti causati dall’onda d’urto aspirandoli. Si forma una nube a fungo che dopo 1-2 ore cadrà come pioggia nera.
I sopravvissuti descrivono quel giorno così: “Più scuro della notte”, “Un mondo senza suono”, “Una mattina che si è trasformata nella fine del tempo”.
L’aereo di Tibbetts fu scosso dall’onda d’urto. “Il cielo intero si illuminò… la città svanì sotto una nube nera bollente”. Furono queste le parole del pilota che, in una intervista del 1989, dichiarò: “Dovrei perdere il sonno per il senso di colpa?… Posso assicurarvi che non ho mai perso una notte pensando a quello che avevo fatto”.
L’esplosione atomica
Gli atomi sono delle piccole particelle composte da nuclei con protoni (di carica positiva) ed elettroni (di carica negativa). La forza che tiene assieme un nucleo è enorme (la più elevata forza che esiste) e se si riesce a romperlo, si genera una straordinaria quantità di energia. In certi atomi, come l’Uranio- 235, i nuclei sono instabili. Se un neutrone, particella senza carica, li urta, questi si scindono liberando energia e vari neutroni. Accenniamo all’equazione di Einstein E=mc², dove E è l’energia, m la massa e c la velocità della luce. Una piccolissima massa può liberare una enorme quantità di energia. Il valore di c è 300,000 Km/sec. In sintesi:

1-Un atomo pesante con un nucleo instabile, U-235, contiene protoni, neutroni ed elettroni
2- Arriva un neutrone e penetra nel nucleo:
3- Il nucleo si spacca liberando energia e altri neutroni:
4- Questi neutroni colpiscono altri nuclei in una reazione a catena istantanea:
5- L’energia viene rilasciata e riscalda l’aria intorno provocando una palla di fuoco:
6- L’aria si espande e crea un’onda di pressione di un gas ionizzato e brillante, il Plasma
7- Si forma una nube a fungo che ricade sulla terra come black rain.
Tutto questo avviene se si ha una quantità di materiale sufficiente a formare la massa critica. Per questo motivo si parla di arricchimento dell’Uranio 235, l’Uranio naturale ne contiene lo 0,7% il resto è Uranio 238, più pesante e più stabile.
L’atomo è un paradosso vivente
La stessa forza che può distruggere una città può anche alimentare una centrale elettrica senza inquinare l’aria. La stessa reazione che può bruciare tutto ciò che tocca può anche illuminare milioni di case. La scienza non è né buona né cattiva. Siamo noi a decidere che cosa farne.
E ogni volta che un paese parla di armi nucleari, il mondo intero trattiene il fiato. Perché sappiamo che basta un errore, un gesto impulsivo, una tensione internazionale fuori controllo, per trasformare una scoperta in una tragedia. L’energia atomica ci ricorda che l’uomo è capace di scoprire meraviglie e di creare orrori. Sta a noi scegliere da che parte stare. Ogni volta che guardiamo una lampadina accesa, dovremmo ricordarci che dentro quella luce c’è la stessa forza che un giorno ha illuminato il cielo di Hiroshima. E dovremmo chiederci: “vogliamo che il futuro sia fatto di lampadine o di bombe?”.





