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Il mito dell’egemonia culturale in un saggio di Andrea Minuz

Milano, 17 mar. (askanews) – Arriva in libreria per la Silvio Berlusconi Editore “Egemonia senza cultura – Storia sentimentale di un’ossessione italiana”, il nuovo saggio di Andrea Minuz che indaga da vicino le molteplici declinazioni del concetto di “egemonia culturale”. Con uno stile che intreccia analisi, storia e autobiografia, l’autore mostra come questo tema – centrale nel dibattito pubblico italiano da decenni – continui oggi a influenzare il discorso contemporaneo, alimentato dalla polarizzazione crescente e amplificato dagli algoritmi dei social media.

Sebbene il concetto di egemonia culturale affondi le sue radici nel pensiero di Antonio Gramsci, oggi è soprattutto la destra politica a rivendicarne l’importanza, sostenendo che l’attuale governo alla guida del Paese ha riscritto un immaginario culturale per decenni dominato dagli intellettuali progressisti. Eppure, osserva Minuz, questa stagione non riesce davvero a emanciparsi dai retaggi del passato e finisce per intrecciare nostalgia, categorie ormai superate e una certa confusione interpretativa. Il risultato è un’Italia ancora attraversata dalle antiche battaglie culturali del Novecento, che né il neoliberismo né il nuovo quadro politico sono riusciti, finora, a ripensare in modo compiuto.

L’analisi di Minuz parte dai sintomi della persistente “febbre gramsciana”, alimentata da talk show, pagine culturali e rimpianto per un’epoca in cui la cultura era percepita come più solida e autorevole, un passato che, osserva Minuz, forse non è mai esistito davvero nei termini in cui viene oggi evocato. Da qui l’autore approda a una critica dei modelli di formazione universitaria, dei limiti accademici e delle derive complottistiche che talvolta emergono in chi rivendica un’egemonia perduta.

La voce ironica di Minuz si apre, poi, a riferimenti contemporanei e internazionali: da Elon Musk a Hulk Hogan, passando persino per Beyoncé. Analizza i comizi di Charlie Kirk, progettati per contrastare le dinamiche woke, e arriva fino alla ricezione del fantasy in Italia, con il caso de Il Signore degli Anelli, a lungo frenato dal pregiudizio che lo associava alla destra e che ne ha ostacolato l’ingresso nel canone culturale. Ne emerge un campo culturale ormai globale, ibrido e in costante ridefinizione.

“In un ipotetico manuale di conversazione sull’egemonia culturale si dovrebbe partire da due regolette semplici: 1. nessuno sa più bene cosa sia; 2. egemoni sono sempre gli altri.” Egemonia senza cultura è un saggio provocatorio che restituisce un affresco ricco e sfaccettato, mentre smonta miti, certezze e semplificazioni radicate. Dai mutamenti della televisione ai nuovi equilibri editoriali, dall’ascesa degli intellettuali dei social alla difficoltà di distinguere davvero tra cultura e intrattenimento, il libro vuole offrire strumenti per capire perché il fantasma dell’egemonia culturale continua, ancora oggi, a esercitare un fascino così tenace.

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