Successo per la mostra alla National Gallery, un viaggio nel cuore dell’inverno attraverso le opere degli artisti indigeni, canadesi ed europei

Claude Monet / Hasso Plattner College

Lawren S. Harris / National Gallery of Canada
OTTAWA – Una neve soffice, ma potente, cade da ore nella capitale canadese. Proprio mentre scriviamo è in corso la prima grande tempesta dell’anno che sta avvolgendo Ontario e Québec. Attraverso le alte vetrate del Musée des Beaux-Arts du Canada, la neve avvolge la città con il suo manto candido. L’inverno in Canada scandisce per diversi mesi il ritmo delle giornate, sfidando le nostre forze, ed è proprio l’inverno il protagonista della nuova mostra Compte d’hiver: au cœur du froid, che ha riscosso un notevole successo di pubblico. Una vasta collezione che spazia dal XIX secolo a oggi, con opere di artisti come Kenojuak Ashevak, Clarence Gagnon, Lawren S. Harris, Claude Monet, Camille Pissarro, Jin-me Yoon e Kent Monkman. Centosessantaquattro opere, di cui la maggior parte provenienti da collezioni private, musei americani ed europei, e solo 48 dalla collezione permanente del museo. Un eccellente risultato per una grande esposizione, frutto del lavoro meticoloso del team di curatrici dei Dipartimenti Canadese, Europeo, Indigeno e Decolonizzazione. Il titolo, che si potrebbe tradurre con Resoconto dell’inverno, richiama l’antica tradizione delle popolazioni indigene delle First Nations del gruppo dei Plaines, dove il capo della Comunità, per scandire l’inizio e la fine dell’anno, sceglieva alcuni eventi significativi – animali cacciati, matrimoni, decessi – riportandoli con un disegno su una pelle di bisonte per tramandarli alle generazioni future, come testimonia l’opera di Wayne Leslie Goodwill.

Inizia così il percorso espositivo della mostra, scandito da grandi pannelli color azzurro cielo e dalla presenza di artisti indigeni come Duane Linklater che, nella sua tradizione indigena Cree, paragona gli anni agli inverni, “un modo molto bello di pensare alla presenza dell’inverno”.

Il paesaggio canadese è presente nelle opere con scene del Québec rurale, come nei quadri suggestivi di Marc-Aurèle de Foy Suzor-Coté, per poi cedere il posto ai paesaggi invernali di maestri come Claude Monet e Camille Pissarro. Proprio in Monet, nell’opera The Pond, Snow Effect (1874-75), dipinta nel freddo inverno parigino del 1874, la luce protagonista si riflette sulla neve e sul ghiaccio. Ed è proprio la luce il filo conduttore che accompagna il visitatore lungo le sale dedicate alla pittura impressionista. La neve esprime colore e forma, diventa polvere sugli alberi appesantiti dai rami, si trasforma in fiocchi che cadono lentamente come nella pittura di Lawren S. Harris. Nella sua opera Snow II del 1915, la neve è pesante ma semplice nelle sue forme, permettendo al visitatore di vivere l’esperienza dell’abbondante nevicata attraverso i rami carichi di neve illuminati da una luce che filtra tra la coltre bianca e il cielo.
Ma inverno significa anche giochi sulla neve per i più piccoli, come raffigura Charlotte Schreiber, artista anglo-canadese che, appena arrivata in Canada, dipinge i bambini mentre giocano con uno slittino. I suoi dipinti affascinano per la rappresentazione fedele e dettagliata degli abiti nei colori rosso e bianco. L’inverno rappresenta anche una sfida per l’essere umano che deve adattarsi al freddo. La mostra, infatti, dedica ampio spazio ai popoli indigeni che progettano e realizzano abiti caldi, pratici e variopinti come i parka e i cappotti multicolori, gli stivali da neve e oggetti come pattini, sci e racchette da neve, indispensabili per spostarsi sulla neve e sul ghiaccio. L’inverno è una Lingua comune a tutti i popoli, una lingua di resilienza e di sopravvivenza, come spiega Jean-François Bélisle, Direttore Generale del museo, nella nota introduttiva del ricco catalogo: “L’inverno ci insegna che la bellezza e la brutalità possono coesistere. Che la resistenza e la creatività non sono opposte, ma alleate… Ci insegna che la mancanza può nutrire la generosità, che l’isolamento può generare avvicinamenti, che l’oscurità può affinare l’appetito per la luce… L’inverno non smetterà mai di essere la nostra prima lingua comune — una lingua di resilienza, di immaginazione, di avvicinamenti”.
Info utili: eventi gratuiti con visite guidate il 5 e il 19 febbraio e via Zoom il 21 e il 28 febbraio. Per maggiori informazioni: beaux-arts.ca





