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Il teatrino italiano continua e continua il grigiore canadese

Non è facile fornire un ritratto sintetico dell’Italia barocca e confusionaria, con la sua isteria mediatica, il continuo moralizzare, l’ideologismo, il protagonismo, le costanti denunce d’ingiustizia, il catastrofismo, i fatti di cronaca nera ingigantiti all’eccesso, la dietrologia ad ogni costo, le nuove sentenze giudiziarie che ribaltano le precedenti e la riesumazione all’infinito dei fatti del passato senza mai decidersi a girar pagina. Un punto vorrei mettere in evidenza: questo teatrino non avviene a danno e a spese degli italiani per chissà quale disegno diabolico di forze oscure. Sono italiani, infatti, sia gli attori sia gli avidi spettatori di questo grottesco teatrino dell’esibizionismo, delle polemiche e delle urla.

 

L’italiano è portato all’indisciplina. È uomo di parte, di clan, di fazione.  Vedi l’odio profondo delle opposizioni per il governo. È indisciplinato e non rispetta, tanto per dirne una, il segnale stradale di stop, e in genere non rallenta di fronte ai passaggi pedonali: l’esatto contrario di quanto avviene in Canada. A ciò va aggiunto un afflusso indiscriminato di gente proveniente dal resto del pianeta, di cui una porzione sembra vivere allo stato brado soprattutto intorno alle grandi stazioni ferroviarie. In Canada i nuovi arrivati sono invece sottoposti a regole severe.

 

Nella penisola, tutti o quasi hanno il culto della furbizia e predicano bene e razzolano male. La corruzione è diffusa. Le mafie sono ovunque. La burocrazia è una palla al piede del cittadino dalla culla alla tomba. E che dire dei grotteschi programmi di discussione in TV, sorta di “Bar dello Sport” dove tutti vogliono aver ragione?

 

Nello stesso tempo, paradossalmente, un soggiorno in Italia, anche se breve, ci mette a contatto con una realtà intensa, variegata, dinamica, in cui prevalgono la comunicazione, e il culto del bello e quello della buona cucina. Si avverte che la società è in preda a tante forze, con risultati sia negativi che positivi. Il “made in Italy”, ad esempio, non ha fatto che rafforzarsi negli anni imponendosi sui mercati del mondo intero.

 

Tanti sono invece i misteri italiani. Ed essi riguardano sia la sfera politico istituzionale: Mattei, piazza Fontana, Ustica, Moro, l’attentato a Falcone e a Borsellino, l’attentato di Bologna ecc., sia certi episodi di semplice cronaca nera mai scomparsi dalla mente degli italiani: Garlasco, la morte di Regeni, il mostro di Firenze, l’uccisione di Pasolini, il delitto di via Poma, ecc.

 

La TV, introdotta nella penisola negli anni 1950’, ha avuto un forte impatto sull’italiano, di cui ha ingombrato la mente di personaggi, episodi di cronaca, discussioni politiche, spettacoli che gli tolgono il senso delle proporzioni. Basti pensare all’isteria creata dall’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Ebbene, in Canada, una simile dimensione mediatica è totalmente assente. Nel nostro paese d’adozione non vi è l’ingombrante presenza di una cronaca mediatica che sia oggetto, come avviene in Italia, di quotidiane discussioni e di allarmi e denunce.

 

Rientrando in Canada si ha l’impressione di venir a vivere in un paese sostanzialmente grigio, senza slanci, sorta di enorme campo di lavoro dove tutto è ripetitivo e come al rallentatore. In questo campo di lavoro troviamo ridotti al minimo la comunicazione spontanea e il dialogo tra gli appartenenti alle diverse collettività – le cosiddette tessere del mosaico canadese – separate le une dalle altre dalla diversa origine etnica, religiosa, culturale di ciascuna; ossia le diverse storie nazionali. In questo paese multiculturale in cui l’emigrante approda – dai grandi spazi, tra due oceani, con una fauna e una flora che trascendono l’uomo, e con al Nord il nulla – manca una forte identità storica e culturale che possa facilmente unificare e uniformare il suo popolo multiculturale. In seno al quale, soprattutto durante i lunghi inverni, si ha l’impressione di udire gemere l’anima in pena dei suoi popoli aborigeni spodestati: Prime nazioni, Inuit, Meticci.

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