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Cibo e vino le motivazioni prioritarie di viaggio degli stranieri in Italia

di Alessandra Cori

 

TURISMO ENOGASTRONOMICO

 

Prima la tavola, poi l’arte e i monumenti. Che ad attrarre i turisti stranieri in Italia siano il patrimonio culturale ed enogastronomico non c’erano dubbi, ma può stupire quali siano le priorità. Almeno secondo quanto rivelato dalla nuova edizione del Rapporto sul turismo enogastronomico italiano redatto dall’Associazione italiana turismo enogastronomico (AITE), l’Italia viene principalmente associata al gusto e all’enogastronomia dal 55% dei tedeschi, degli svizzeri e austriaci e dal 54% degli statunitensi, mentre solo tra i francesi prevalgono i monumenti storici per il 50% degli intervistati.

 

Il rapporto analizza i sei mercati esteri più importanti per l’Italia in questo settore, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Austria, Svizzera e Francia, e permette di comprendere non solo l’interesse verso il turismo enogastronomico, ma anche le aspettative e le esperienze vissute dai turisti stranieri in Italia. “Capire come ci vedono e come ci vivono è il primo passo per governare il cambiamento, commenta la curatrice del rapporto Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione italiana turismo enogastronomico, in un settore che continua a crescere a ritmi sostenuti, affermandosi come uno dei segmenti più dinamici dell’economia turistica globale”.

 

Si scopre così che, negli ultimi tre anni, tra viaggi domestici ed internazionali, la quota di turisti che ha viaggiato per l’enogastronomia varia dal 60% nel Regno Unito al 74% in Francia, con un aumento dal 2016 tra i 15 a 28 punti percentuali. E l’Italia è associata principalmente, come destinazione del viaggio, a “cibo e vino”.

 

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Nella scelta della destinazione, contano soprattutto la bellezza del paesaggio rurale, oltre l’80% in tutti i mercati, con un massimo dell’88% in Francia, e la presenza di ristoranti locali, 81% in Francia, 79% negli Usa. In particolare gli americani attribuiscono più valore a esperienze tematiche (69%) e ristoranti gourmet (59%).

 

Le principali motivazioni per scoprire l’enogastronomia sono provare nuove esperienze, 52% in Inghilterra e Usa e arricchire il proprio bagaglio culturale, 34% in Francia. I francesi, inoltre, si distinguono per vedere l’enogastronomia come occasione per concedersi un lusso, mentre tedeschi e svizzeri e austriaci per immergersi nei paesaggi rurali.

 

Le regioni più attrattive per i turisti internazionali in Italia risultano essere la Toscana, la Sicilia, la Sardegna e la Puglia. Tra le destinazioni enoturistiche prevalgono Chianti ed Etna, a seguire troviamo Montepulciano, Montalcino e Bolgheri. Buone preferenze anche per Cinque Terre e Food Valley dell’Emilia-Romagna.

 

Il Rapporto prende poi in considerazione le “fonti ispirazionali”, con un grande ruolo dei tradizionali consigli di amici e parenti che arrivano a rappresentare il 60% in Germania e Usa. Tra i mezzi scelti per la prenotazione delle esperienze, prevalgono i canali digitali che assumono rilevanza soprattutto tra francesi e americani, mentre tedeschi e britannici mostrano una maggiore propensione a decidere sul posto. Cresce poi soprattutto il ricorso all’intelligenza artificiale.

 

In Italia, tra le esperienze gastronomiche prevalgono i ristoranti locali, poi le visite in cantina, seguite da caseifici e birrifici. La disponibilità di spesa per un pasto tipico si colloca tra 21 euro e 60 euro mentre per i tour in cantina con degustazione prevale la fascia 21-40 euro, e per le esperienze in acetaia e nei musei del gusto le disponibilità di spesa si collocano per oltre la metà dei rispondenti sotto i 20 euro.

 

Il Rapporto analizza, infine, anche l’intenzione di viaggio in Italia da parte dei turisti stranieri nei prossimi tre anni: La quota “molto probabile + probabile” va dal 55% in Germania all’81% in Austria e Svizzera al 59% nel Regno Unito, 57% negli Usa al 70% in Francia. I “molto probabile” toccano il 50% in Austria e Svizzera e il 34% in Francia.

 

Dalla ricerca emerge, quindi, con chiarezza come il turismo enogastronomico stia entrando in una nuova fase. Il viaggiatore di oggi non cerca soltanto il “piatto iconico”, ma un rapporto più profondo con i territori, le persone e le storie che li abitano. Si osserva, sottolinea il Rapporto, un ritorno all’essenziale, fatto di esperienze semplici e radicate nel paesaggio, dove il valore risiede nei gesti dell’ospitalità e nella quotidianità della produzione agricola. Cresce parallelamente l’interesse per forme di intimità gastronomica, come tavoli dedicati, incontri diretti con chef e produttori, degustazioni per piccoli gruppi curate in modo personale.

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