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Riccardo Nazario del Castello, il trombonista che unisce Italia e Canada

OTTAWA – Dalla regione dell’Outaouais alle grandi orchestre internazionali, Riccardo Nazario del Castello si sta imponendo come uno dei giovani trombonisti più promettenti del panorama mondiale. Nato e cresciuto in Canada da famiglia di origini italiane (papà Enrico di Roma, mamma Filomena di Sault Ste. Marie, in Ontario, da genitori napoletani), Riccardo ha iniziato gli studi musicali al Conservatorio di Gatineau, per poi laurearsi con lode all’Università di Ottawa. Successivamente ha perfezionato la sua formazione in Germania, presso la Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Mannheim, dove ha ottenuto il prestigioso DAAD Prize come ‘Miglior studente straniero’. La carriera di Del Castello lo ha portato a collaborare con diverse orchestre, dall’Haydn Orchester di Bolzano alle formazioni sinfoniche di Ottawa e Gatineau, fino all’Orchestra del National Arts Centre. Nel 2024 ha superato con successo le audizioni per la Victoria Symphony, in British Columbia, dove oggi ricopre il ruolo di Acting Principal Trombone. Nonostante la carriera internazionale, del Castello mantiene un forte legame con l’Italia, partecipando a eventi culturali e musicali. Tra questi, la recente presenza alle Masterclass Internazionali Atina 2025, manifestazione che combina musica e promozione territoriale nel cuore del Lazio. L’edizione 2025 ha visto la partecipazione di 35 allievi selezionati con rigore, provenienti da tutta Italia e da paesi come Canada, Russia e Bulgaria. Tra i docenti, spiccava la guida di Andrea Conti nel corso di trombone, dove del Castello si è distinto per le sue straordinarie doti espressive e tecniche.

 

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La sua identità musicale nasce dall’incontro tra due mondi: da un lato l’eredità italiana, con compositori come Respighi, Rossini, Verdi e Puccini; dall’altro, la tradizione nordamericana, che con orchestre come la Montreal Symphony e la Chicago Symphony ha rivoluzionato il suono orchestrale moderno. Rossini rappresenta per lui un modello non solo musicale, ma anche di vita: “Ricercare la semplice eleganza e non prendersi troppo sul serio”, ha dichiarato recentemente al Faro di Roma in un’intervista a cura di Carlo Marino. La folgorazione per il trombone è arrivata da adolescente, mentre ascoltava un ensemble di ottoni a Ottawa: “Erano capaci di eseguire qualsiasi brano, sono rimasto affascinato dalla loro gamma dinamica”. Del Castello affronta ogni partitura studiando contesto storico, tradizioni esecutive e intenzioni del compositore: da Verdi a Šostakovič, fino alle complesse armonie di Richard Strauss. Non a caso cita La sagra della primavera di Stravinskij come una delle sfide più appassionanti. Per lui, un musicista d’orchestra deve possedere disciplina, sicurezza, sensibilità e apertura verso diversi stili e culture musicali. Attento osservatore dei mutamenti del panorama musicale, del Castello riconosce i vantaggi della tecnologia, pur sottolineando che nulla potrà mai sostituire l’esperienza della musica dal vivo. Il cuore del trombonista rimane nella grande tradizione classica, ma vibra anche al ritmo dell’hard rock, dai Beatles a Iron Maiden, segno di un universo musicale ampio e sorprendente. Il sogno di dirigere l’iconica Filarmonica di Berlino testimonia il desiderio di confrontarsi con le eccellenze mondiali, in un percorso dove tecnica, passione e curiosità continuano a guidare ogni sua nota.

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