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USA: dazi e minacce | Un ritorno al West selvaggio

Donald Trump è un uomo di spettacolo. Per numerosi anni è stato al centro della serie televisiva “The Apprendice”. E oggi, da Presidente USA, continua a dar spettacolo. Il culmine della sua cinematografica personalità fu da lui raggiunto quando, fatto bersaglio di una scarica di pallottole durante un comizio, si comportò da eroe alla Gary Cooper o alla John Wayne sfidando con coraggio la morte. Il che gli garantì la rielezione. Ma il paragone con l’eroico sceriffo del film “Mezzogiorno di fuoco” finisce lì. Il nostro Trump, di ceppo teutonico, ricorda sì lo sceriffo, ma uno di quelli che imperversavano con prepotenze ed abusi nella propria contea e prendevano di mira i malaugurati forestieri di passaggio taglieggiandoli senza pietà.

Venendo dopo un lungo periodo d’inondazione senza regole di migranti clandestini, che hanno mandato  in vacca il celebrato “melting pot” americano, il suo nazionalismo suprematista ed esclusivista e la sua difesa dei sacrosanti confini della Nazione hanno incontrato il favore, al momento delle elezioni, di un’ampia fascia di americani della classe media e bassa, vistisi impoveriti dalla globalizzazione; e che sono rimasti  fedeli ai valori tradizionali che un tempo  ponevano pateticamente al centro “Dio, Patria e famiglia”.

 

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Tutto ciò prima che le oceaniche sfilate “pride” di gay ed associati intronizzassero sugli altari un nuovo idolo: il celebrato diverso LGBTQ+.  Il programma “MAGA” è riuscito quindi gradito a questa America nostalgica, stanca di essere derisa, disprezzata, osteggiata o semplicemente ignorata dai frenetici attivisti del pensiero unico e della modernità woke. Ma quali altri fattori è possibile indicare come formativi della particolare visione che ha l’immobiliarista-palazzinaro Trump, egocentrico narcisista, ostile all’immigrazione indiscriminata, nemico della cultura woke, negazionista del ruolo umano nel riscaldamento planetario, e che con il suo programma di dazi, condotto con uno stile da croupier da sala da gioco o da banditore in una vendita all’incanto, si propone di riportare in America le industrie delocalizzate o far rinascere quelle sparite? Mi azzardo a dire che è lo spirito esclusivista e suprematista ebraico, da lui condiviso con il suo alleato-manipolatore Netanyahu, con cui è culo e camicia, ad avergli ispirato l’idea di un’America contro tutti, così come, oggi, Israele è contro tutti. La sua stessa figlia, Ivanka, si è convertita all’ebraismo, avendo sposato nel 2009 l’americano-israelita Jared Kushner.  L’idea di costituire il popolo eletto, imprescindibile fattore identitario degli ebrei come gruppo, popolo e nazione, è contenuta anche nella nozione di eccezionalità o eccezionalismo americano, basata, come per gli ebrei, su un rapporto speciale con Dio. Ma a questo rapporto diretto degli USA col Padreterno, riaffermato ogni volta con vigore dai vari Presidenti USA, il wokismo aveva assestato colpi micidiali sbullonando statue di eroi, condottieri, esploratori compresa quella di Colombo; il tutto a vantaggio dei neri, delle minoranze, dei migranti del terzo mondo, e dei diversi in genere, considerati in massa le vittime eccellenti dell’orco da abbattere: l’uomo bianco eterosessuale. Ciò spiega la lotta senza quartiere condotta da Trump, avatar e vendicatore dell’uomo bianco eterosessuale, contro la cultura woke.

 

Concludendo, è impossibile non notare una grave omissione nel particolare credo tradizionalista che Trump ha adottato, poiché in esso non c’è né lealtà né riconoscenza verso gli alleati: che si veda il trattamento vergognoso da lui riservato al Canada, attraverso la sua punitiva politica dei dazi. Il Canada, suo leale alleato, ha subito un vergognoso voltafaccia da parte degli USA. Il che sembra aver riattualizzato il periodo del West selvaggio, quando erano i più forti, astuti e prepotenti a stabilire le regole del gioco.

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