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L’Italia guida la UE per il rafforzamento dei fondi agricoli

di Alessandra Cori

 

Sono 17 i Paesi, tra cui l’Italia che figura tra i promotori insieme alla Grecia, che hanno firmato il documento presentato lo scorso 26 maggio al Consiglio agricolo Ue a Bruxelles per chiedere “un bilancio coerente e dedicato” per la prossima Politica agricola comune (Pac) post 2027.

 

Nel documento, presentato in occasione dell’avvio del dibattito pubblico sulla Comunicazione della Commissione sulla Politica agricola del futuro, la cosiddetta “vision” del nuovo commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, gli Stati membri condividono “le forti preoccupazioni circa l’idea, spesso avanzata, di istituire un fondo unico e un piano nazionale che sostituirebbero l’attuale approccio basato su fondi e programmi separati per agricoltura e pesca. Ciò comporterebbe, si legge nel testo promosso da Italia e Grecia, il rischio concreto di indebolire l’efficacia e la coerenza delle politiche e di perdere la flessibilità necessaria per rispondere alle esigenze del settore”.

 

Il documento, firmato tra gli altri anche dalla Francia, sottolinea come la Pac attuale, basata sui due pilastri degli aiuti diretti e dello sviluppo rurale, svolga un ruolo indispensabile nel garantire alla popolazione europea alimenti di alta qualità, sicuri e a prezzi accessibili e nel preservare la base produttiva naturale. Continua il testo, “l’attuazione dei piani strategici 2023-2027 della Pac, basata su una massiccia e fondamentale riforma sistemica per adattarsi alle sfide e alle crisi attuali, è stata molto impegnativa ed è appena iniziata in tutta Europa. La continuità delle misure e delle strutture di attuazione è quindi la chiave per il successo futuro”.

 

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Un’altra riforma sostanziale, denuncia il documento, “metterebbe a rischio la tanto necessaria stabilità e prevedibilità del settore agricolo e la sicurezza alimentare. Invece di un altro cambiamento sistemico radicale, dovremmo basarci sugli attuali risultati e sviluppare ulteriormente tale approccio già introdotto nei piani strategici della Pac in corso di attuazione”.

 

Sulla “vision” di Hansen, gli Stati membri, invece, concordano “pienamente sull’urgenza di rafforzare il reddito degli agricoltori e dei pescatori e di aumentare la competitività del settore agricolo e ittico, soprattutto per attrarre le giovani generazioni. A questo proposito, sosteniamo anche l’obiettivo di garantire l’integrità dei mercati interni verso i mercati internazionali e di proteggere i prodotti agricoli e ittici europei dalla concorrenza sleale in termini di qualità, salute, standard ambientali e sociali”.

 

Il documento sottolinea poi “il ruolo vitale degli agricoltori e dei pescatori nella protezione dell’ambiente e nell’uso sostenibile delle risorse naturali. Per rispettare gli elevati standard e gli obiettivi della Pac e della Politica comune della pesca, è essenziale prevedere strumenti di finanziamento distinti per agricoltura, pesca e acquacoltura. È inoltre riconosciuto che esiste una significativa disparità di reddito tra il settore agricolo, dell’acquacoltura e della pesca e gli altri settori economici. Ricordiamo che la necessità di mantenere il finanziamento della Pac separato e indipendente, basato sugli attuali due pilastri, è stata ribadita anche nelle Conclusioni del Consiglio Agricoltura e Pesca del dicembre 2024”.

 

Per garantire il rafforzamento dei settori agricolo e ittico è inoltre essenziale secondo i promotori del documento “garantire prevedibilità e stabilità per gli agricoltori, i pescatori e l’amministrazione e mantenere il carattere comune delle politiche europee, fornendo ai settori risorse adeguate ad affrontare le nuove sfide.  Un sistema agroalimentare e ittico competitivo richiede investimenti adeguati e di conseguenza azioni coraggiose per finanziare la transizione verso la sostenibilità e ridurre i rischi associati; mantenendo strumenti di sostegno specifici per l’agricoltura e la pesca e l’acquacoltura europee”.

 

Per questo, sottolinea infine il documento, “l’idea di creare un fondo unico e un piano unico per tutti gli strumenti di intervento dell’Ue non è assolutamente adeguata agli obiettivi ambiziosi attribuiti alla Pac e rappresenterebbe una minaccia alle stesse misure di sviluppo rurale efficaci ed essenziali per un’agricoltura sostenibile e completa in tutto il territorio dell’Ue”. Al contrario, conclude la proposta, “occorre impegnarsi per mantenere condizioni di parità, e un finanziamento equilibrato di queste politiche tra gli Stati membri e la quantificazione delle risorse destinate al ruolo strategico dei due settori deve essere decisa a livello Ue”.

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