
Covid, guerra e inflazione, ma il 2023 può essere l’anno del riscatto
A meno che, dopo aver toccato il fondo, il 2023 non si riveli l’anno del tanto agognato riscatto.

A meno che, dopo aver toccato il fondo, il 2023 non si riveli l’anno del tanto agognato riscatto.

Dalle attività invernali nei parchi alle feste nei luoghi ‘cult’, ecco solo alcune delle offerte della città per l’inizio del 2023.

Mentre le famiglie e gli amici si riuniscono durante le festività natalizie l’augurio è che tutti abbiano una flebile speranza che ci aspettano giorni migliori.

Si direbbe che, paradossalmente, con l’avanzare degli anni il legame ideale con la nuova terra, per certuni di noi, si attenui e di molto.

Il 17 novembre scorso mi sono recato in Senato con i miei collaboratori per assistere all’adozione della Legge C-5, una riforma del nostro sistema di giustizia penale

Stando a queste considerazioni, è legittimo dedurre, in senso largo, che in genere i nostri dolci natalizi tradizionali, nella loro peculiarità, allorché esaltano l’ACINO, la FARINA, la FRUTTA e il MIELE

Tra qualche giorno sarà Natale e spero di trascorrere questo periodo di festa in santa pace, anche se le preoccupazioni sono tante: la guerra continua, l’inflazione galoppa e, anche con il nuovo governo, si perde tempo in chiacchiere inutili.

Con questo bilancio il comparto delle Dop del nostro Paese raggiunge la quota del 21% come contributo al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale. Quindi vuol dire che più di 1 euro su 5 del cibo e del vino italiano viene generato da prodotti Dop e Igp.

La nostalgia, con il mito del paradiso perduto, assume talvolta i contorni di una quasi trascendenza religiosa, soprattutto quando si vive in Paesi dominati dal culto dell’efficienza di mercato e del consumismo, e ormai privi di miti e di sacralità.

Generalmente ai nuovi arrivati erano riservate le occupazioni scartate dai locali e i lavori più duri ed estenuanti. Non erano rari gli episodi discriminatori animati da spregevole xenofobia.