Torino, 21 ott. (askanews) – Il porto come luogo di continua trasformazione, in quella dimensione che Italo Calvino chiamava degli “scambi”, che la fotografia – esatta e sentimentale – di Anastasia Samoylova restituisce in una dimensione più profonda. È la mostra “Harbor”, curata da Emanuela Mazzonis e ospitata alle Gallerie d’Italia di Torino. “Attraverso questi porti – ha detto la fotografa – transitava una grande varietà di cose. Se penso a esempi storici come Venezia, dove l’intera città è, di fatto, un porto, oppure a realtà ipermoderne come Rotterdam, estremamente efficiente in termini di emissioni di CO2, molto attenta all’innalzamento del livello del mare e in costante evoluzione in tal senso, si delinea un ventaglio di casi davvero interessante”.
Nelle immagini ci sono le navi, le grandi strutture, ma anche le persone, le storie minime che rimandano, per esempio, all’immaginario di Edward Hopper, c’è soprattutto la dimensione acquatica, con la sua potenza mai fino in fondo compresa. E tutto questo alla fine diventa parte del grande ragionamento che il museo di Intesa Sanpaolo sta portando avanti sul tema del paesaggio fotografico.
“Oggi – ha aggiunto Michele Coppola, Michele Coppola, direttore Arte Cultura Beni Storici di Intesa Sanpaolo – si completa il viaggio iniziato qualche settimana fa con Luca Campigotto. È evidente che parlare di viaggi, parlare di scoperta o di riscoperta della vasta Europa ti permetta di dire che quel percorso termina in realtà nelle sale che ospitano il lavoro di Anastasia Samoylova. E altrettanto è evidente che ragionare di Europa significa per forza ragionare di porti, luoghi di incrocio, luoghi rinunciabili per l’economia, per le persone”.
È chiaro che, attraverso la mostra, passa anche il ragionamento sulle infrastrutture dell’economia globale e, per estensione, sul rapporto con la natura e il pianeta, anche nella sua componente umana. Ma oltre a tutto questo c’è anche un senso di mistero, di svelamento dell’invisibile, come in una fotografia veneziana che, nella sua semplicità, è un ritratto perfetto del modo di esistere della città. “Spero che il progetto riesca a trasmettere quella sorta di aura misteriosa che caratterizza molti di questi porti – ha concluso Samoylova -. Non tutto è interpretabile in senso letterale; c’è una componente quasi mistica, forse persino metaforica. Dopotutto, i porti sono circondati da una mitologia davvero potente”.
E questa mitologia, lo sentiamo attraversando la mostra, è ancestrale e, al tempo stesso e senza contraddizione, profondamente contemporanea. (Leonardo Merlini)





