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Vino 2026: una vendemmia paradossale

Si spera in una riduzione delle quantità e in un aumento della qualità

 

di Alessandra Cori

Una vendemmia paradossale. I viticoltori che hanno sempre identificato nel raccolto le prospettive di reddito, se non di ricchezza, oggi si trovano quasi a dover sperare di produrre meno. E la siccità, che pure ha colpito i vigneti italiani, darà un contributo a ridurre la produzione, perché, insieme alla mancanza di sbalzo termico tra il giorno e la notte, ha provocato fenomeni di disidratazione nelle uve e di perdita di peso dei grappoli. Ma la flessione produttiva sarà minore rispetto a quanto sarebbe auspicabile. Il desiderio dei viticoltori è quello di fermarsi a 35/38 milioni di tonnellate. Una produzione che potrebbe reggere sul mercato e contenere la caduta dei prezzi.

 

È questo il contraddittorio sentimento che si respira tra i produttori italiani di vino mentre la vendemmia è già a buon punto. Il problema vero, infatti, non è la produzione ma il mercato. Il vino italiano arriva all’annata 2026 con giacenze record di invenduto. Secondo il Ministero dell’Agricoltura, al 31 luglio scorso erano presenti nelle cantine italiane 42,6 milioni di ettolitri di vino e mosti, pari al +8,2% rispetto al 31 luglio 2025. Un quantitativo che equivale ad avere in magazzino una vendemmia in più.

 

A fronte di queste attese, l’Italia con la vendemmia 2026 produrrà 41,1 milioni di ettolitri, il 7,22% in meno rispetto allo scorso anno. La siccità da un lato, ma anche, dall’altro, gli appelli da parte dei consorzi di tutela a ridurre le rese produttive per contenere l’offerta, considerato l’elevato livello di giacenze di vino invenduto, hanno portato a una consistente riduzione della produzione italiana.

 

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È quanto emerge dai dati resi noti dalla Commissione UE sulla vendemmia in Europa. Va ricordato che quest’anno, per la prima volta, si è deciso di non diffondere stime sulla vendemmia che solitamente venivano comunicate a inizio settembre. Col cambiamento climatico in atto è, infatti, aumentato molto il rischio di scostamenti rilevanti con i dati definitivi.

 

La flessione attesa in Italia è, inoltre, coerente con quanto previsto anche in altri Paesi produttori come la Francia, in calo del 2,1%, anche per effetto del massiccio piano di estirpazione di vigneti portato avanti in questi anni, mentre un forte rimbalzo pari al 13,4% è previsto in Spagna. A livello UE la vendemmia 2026 dovrebbe toccare quota 137,4 milioni di ettolitri, con una diminuzione dell’1,2% rispetto allo scorso anno. Nonostante il calo, l’Italia resta saldamente primo produttore europeo con 41,1 milioni di ettolitri, seguita dalla Spagna (37,6), dalla Francia (33,9). Più distanziate la Germania (8 milioni), il Portogallo (6,6), la Romania (4,4), la Slovenia (1,8) e l’Austria (1,7 milioni).

 

“Se confermati – ha commentato il presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi – questi numeri dimostrano come il settore vitivinicolo italiano stia ricercando un equilibrio virtuoso tra quantità e qualità. Pur in presenza di volumi inferiori rispetto alle grandi vendemmie del passato, il livello qualitativo generale appare molto buono. È il risultato delle scelte dei viticoltori, che hanno saputo interpretare le condizioni climatiche con competenza e responsabilità, privilegiando la qualità delle uve e la sostenibilità economica delle produzioni. Una leadership che non si misura soltanto in ettolitri prodotti, ma soprattutto nel valore che il vino italiano continua a esprimere sui mercati internazionali”.

 

“Sarà il mercato – ha aggiunto il segretario generale dell’Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti – a dirci se questa vendemmia sarà abbastanza contenuta. Di certo un “dimagrimento” era auspicabile e ora speriamo che le dichiarazioni delle uve siano in linea con il dato stimato. Sul fronte esportazioni qualcosa si muove, almeno nei Paesi extra-UE dove si registra una buona crescita a partire dagli Stati Uniti, che anche a settembre stanno confermando il rimbalzo registrato nel bimestre luglio-agosto”.

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