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Draghi: non ci sono segni di contagio da tassi Francia all’Europa

Roma, 21 ott. (askanews) – Le pressioni sui tassi di interesse dei titoli di Stato della Francia sono legate alla sua specifica situazione politica e di bilancio, non ci sono segni di “contagio” al resto dell’Europa, né elementi tali che giustifichino un intervento della Banca centrale europea per calmierare i differenziali dei tassi: “la Bce certamente osserverà i mercati, guarderà alla velocità e alla portata dei rialzi dei tassi, ma penso che resterà a bordo campo”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio italiano e ex presidente della Bce, Mario Draghi, in una intervista a Bloomberg.

La Francia ha un problema di bilancio specifico. Per molti anni sono stati in deficit e il rapporto tra debito e Pil è gradualmente cresciuto per più di 10 anni, forse per 15 anni. Quindi ora con i tassi che stanno aumentando rapidamente in tutto il mondo, questo deficit di bilancio sembra difficile da gestire”, ha spiegato Draghi.

Per quanto riguarda le azioni della Bce, “lasciatemi chiarire una cosa: a questo punto non ho fatto il banchiere centrale per quasi sette anni. Quindi qualunque cosa dica vale quel che vale e non va interpretata come ‘la Bce dovrebbe fare questo o quello’. Si tratta di quello che farei se fossi al posto loro, che è una cosa diversa. Ma certamente, se chiedete quello che ora la maggior parte delle persone si chiede, cioè se la Bce interverrà in qualche maniera per restringere i differenziali tra i tassi (gli sprtead) che si vedono sui mercati, beh guardiamo a questi spread”.

“Fondamentalmente i differenziali sono un riprezzamento dei rischi di bilancio e politici. In questa misura non c’è nulla che autorizzerebbe un intervento della Bce – ha detto l’ex premier -. In altri termini, ora come ora, o almeno per ora, ritengo che la l’asticella per un intervento della Bce sia piuttosto alta. E per una molteplicità di ragioni. Una è che l’inflazione è alta e tra l’altro la priorità della Bce è stabilità dei prezzi, questo è il suo mandato. Una seconda ragione è che gli strumenti disponibili per gli interventi sono utilizzandoli se vedi due cose. Uno è il contagio, che francamente non vediamo in maniera consistente in Europa. Ovviamente ci sta un movimento a rialzo dei tassi di interesse e dei differenziali. Ma è molto diverso da quello che abbiamo definito come ‘contagio’ anni fa”.

“La seconda ragione, più importante direi, è che devi avere una disparità di trasmissione monetaria. Quello che i banchieri chiamano in altri termini disparità nei mercati del credito, nel modo in cui la politica monetaria influisce sui flussi di credito. E non lo vediamo”, ha detto Draghi. “Gli ultimi numeri sul credito mostrano che i prestiti bancari sono cresciuti”.

C’è un’altra ragione: la Francia è sotto procedura Ue per deficit eccessivo, e sebbene nessuna norma impedisca l’uso dello strumento Tpi della Bce in un Paese in questa situazione “certamente alza ulteriormente l’asticella”.

Tutto questo “spiega perché ritengo che la Bce certamente osserverà i mercati, guarderà la velocità e l’estensione dei rialzi dei tassi ma resterà a bordo campo”, ha detto l’ex banchiere centrale.

Più in generale “l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di mancata crescita. Peraltro ora l’Europa sta facendo leggermente meglio. Le previsioni di crescita sono state lievemente alzate, ma la situazione di fondo è quella di una società certamente ricca, anziana e che non cresce”.

E infine se si guarda al quadro complessivo della Francia “si vede anche qualcosa di non così negativo in questo scenario impegnativo. Le emissioni di titoli di Stato rimanenti per il resto dell’anno sono trascurabili. I titoli di Stato hanno una durata residua molto lunga, il che è piuttosto importante, perché significa che la Francia può permettesi di pagare differenziali che sono piuttosto alti senza intaccare immediatamente le dinamiche del debito”.

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