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Fdi ‘apre’ finestra elettorale a giugno. Porte chiuse a Vannacci

Roma, 8 ott. (askanews) – Per Giorgia Meloni si tratta di un dibattito “surreale” al quale al momento non intende partecipare. Eppure, incassato il via libera con voto segreto alla riforma del sistema di voto, la grande domanda che aleggia in Parlamento è soltanto una: quando si terranno le elezioni Politiche? Ufficialmente, la premier ribadisce che l’intento è andare avanti fino alla fine della legislatura. “Manca un anno, sono concentrata sul lavoro”, spiega infatti ad Ascoli dove si è recata per partecipare all’inaugurazione del parco restaurato di Palazzo Saladini Pilastri. In cima alle preoccupazioni, d’altra parte, ora c’è il caro energia, una manovra da costruire con poche risorse a disposizione e la trattativa con Bruxelles perché si tenga conto della spirale inflattiva nei limiti di spesa consentita. Tutti temi che riguardano direttamente le tasche degli elettori e che, di conseguenza, non possono che essere determinanti nella campagna elettorale ormai inesorabilmente avviata.

E, tuttavia, più di un indizio dimostra che l’ipotesi che ci sia un voto anticipato alla fine della primavera del prossimo anno è seriamente presa in considerazione dal partito di via della Scrofa. Qualche giorno fa era stato il capogruppo al Senato, Lucio Malan, a evocarla, salvo poi fare una correzione di rotta. Oggi a rilanciare la suggestione sono le parole al Foglio del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, e braccio destro di Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari. Che spiega: la scelta di quando andare a nuove elezioni “non dipende solo da noi”, ma “ci sono due possibili scadenze naturali: una alla fine dei cinque anni, quindi a settembre, l’altra a giugno che darebbe agio al prossimo governo di fare con calma la legge di bilancio”.

Nessuna spinta per l’una o per l’altra opzione, spiegano dal fronte dei meloniani, semplicemente la constatazione che gli scenari sul piatto restano due. Tanto è bastato, però, perchè nei conciliaboli si cominciasse a ragionare di date specifiche. L’ipotesi di un voto a primavera inoltrata sembra puntare su fine maggio o, appunto, inizio giugno. Anche in virtù di una considerazione molto precisa: uno dei motivi per anticipare la fine della legislatura in assenza di problemi in maggioranza – viene spiegato – sarebbe quello di optare per un election day con le prossime elezioni amministrative che, per legge, devono essere svolte (almeno per quanto riguarda il primo turno) tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Se invece si decidesse di arrivare a scadenza naturale, il mese cerchiato in rosso non sarebbe in realtà settembre ma novembre. C’è anche chi ipotizza un week end preciso, quello di metà mese. Uno scenario che prevede però anche che ci sia un anticipo di manovra.

Trovare qualcuno che è pronto ad accettare una scommessa su questa opzione non è tuttavia facile. Intanto perché, con i deputati costretti ad andare a caccia di preferenze, in molti prefigurano un Parlamento che, archiviata la manovra, sarà sempre meno frequentato. Ma c’è un altro evento spartiacque, ed è il congresso della Lega fissato per il 24-25 ottobre di quest’anno. Prima di quella data – ragiona un alto esponente di Fratelli d’Italia – è difficile che si possa concretamente parlare di voto anticipato perchè significherebbe far arrivare Matteo Salvini all’appuntamento molto indebolito visto che tra i ‘ribelli’, a cominciare da Massimiliano Romeo, c’è già chi ha ricordato che prima bisogna portare a casa l’autonomia differenziata. Ma perplessità su elezioni anticipate albergano anche in casa dell’altro alleato. “Io credo che si debba votare a fine legislatura, l’opinione di Forza Italia è questa”, ribadisce ancora una volta Antonio Tajani. C’è anche chi maliziosamente fa notare che congelare per ora la data delle urne contribuisce anche ad agitare il centrosinistra, impegnato in una faticosa discussione sulla questione.

Un tema su cui invece le posizioni sono decisamente meno sfumate è quello che riguarda l’eventuale apertura di un canale con Roberto Vannacci. Quei voti potrebbero essere essenziali al centrodestra per raggiungere la fatidica soglia del 42% che consentirebbe di accedere al premio di maggioranza. Proprio durante le dichiarazioni di voto sulla legge elettorale, il capogruppo di Fururo nazionale, Edoardo Ziello, ha aperto all’ipotesi di un dialogo con il centrodestra nell’ottica di “non far tornare a guidare la nazione ai vari Bonelli, Fratoianni, Conte”. La replica di Francesco Lollobrigida è stata però gelida. “Non abbiamo bisogno di aprire a ragionamenti con chi sta all’opposizione e ci vuole mandare a casa tutti i giorni”.

Un accordo chiuso in vista delle prossime elezioni Politiche è invece quello che Fratelli d’Italia ha siglato con ‘Sud chiama Nord’ di Cateno De Luca e che sarà ufficializzato nel corso di una conferenza stampa martedì. Intesa che consentirà alla formazione del sindaco di Taormina di avere a breve una componente parlamentare grazie a un paio di ‘prestiti’: tra questi, quello di Manlio Messina che contestualmente dovrebbe tornare nel partito di Giorgia Meloni, lasciato in polemica circa un anno fa.

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