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In Italia crescono i consumi ma calano le superfici bio

GIORNATA EUROPEA DEL BIOLOGICO

di Alessandra Cori

 

Cresce il valore dei consumi di prodotti biologici, ma calano le superfici coltivate e gli operatori del settore. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal report “Bio in cifre”, curato da ISMEA, di cui sono stati diffusi i dati salienti in occasione di un convegno organizzato a Roma per la Giornata europea del biologico, istituita dalla Commissione Europea nel 2021 per promuovere l’agricoltura bio e sensibilizzare il pubblico sui suoi benefici.

 

Nell’occasione è stato anche presentato il Marchio biologico italiano, che affiancherà il logo di produzione bio dell’Unione europea. Il marchio, formato dall’intreccio di tre foglie, verde, bianca e rossa, identificherà in modo chiaro i prodotti biologici realizzati con materie prime coltivate o allevate in Italia, contribuendo, come si legge in una nota del Ministero dell’Agricoltura, “a tutelare le produzioni nazionali e all’ulteriore sviluppo di un settore in cui l’Italia continua a essere un punto di riferimento nella Ue”.

 

Entrando nel dettaglio del rapporto, è evidente come, nel 2025, si rafforzi la dinamica positiva dei consumi interni, in aumento del 9,2% rispetto all’anno precedente, che raggiunge un valore di 4,4 miliardi di euro, il più alto mai registrato, con un’incidenza del 4% sul valore totale della spesa agroalimentare nazionale. Sono poi 8 le regioni, insieme alla Provincia autonoma di Bolzano, che hanno già superato l’obiettivo europeo del 25% di Superficie agricola utilizzata (SAU) a biologico, che nel 2025 ha un’incidenza complessiva del 19,4% sul totale della superficie nazionale, pari a 2.377.749 ettari.

 

Tuttavia, nel 2025 l’Italia, con 2,37 milioni di ettari coltivati a biologico, perde il 5,4% delle superfici rispetto all’anno precedente. Le aziende agricole bio sono 85.443 e gli operatori biologici totali, pari a 95.386, sono in calo dell’1,8%. Il calo della SAU è dovuto soprattutto alle aree in conversione, che calano del 24,4% e che riguardano in particolare i prati-pascoli. Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili.

 

“Finalmente sembra che il biologico stia penetrando nella coscienza dei nostri consumatori, anche se è evidente che c’è tanta strada ancora da fare e il bollino è fondamentale perché oggi, se abbiamo un problema, è proprio quello che non si distingue tra un prodotto biologico e un prodotto non biologico – ha affermato il presidente di ISMEA, Livio Proietti, alla presentazione del report. Sul lato produzione si può sicuramente migliorare – ha aggiunto – e non giova l’incertezza sulla nuova Pac, visto che quella in vigore dava un incentivo diretto al biologico”.

 

“Sicuramente incide l’incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della Pac – sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficoltà delle piccole e medie aziende agricole biologiche. Queste realtà sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. Sebbene il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo. A questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione”.

 

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Secondo un recente sondaggio realizzato dalla Commissione Europea tra gli agricoltori dell’Unione europea, la priorità è infatti la sostenibilità economica delle imprese. Non a caso, le conclusioni dell’indagine indicano che “per rafforzare il comparto occorre promuovere i consumi, investire nell’informazione e nell’educazione delle nuove generazioni, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore delle produzioni biologiche e sul significato del marchio europeo”.

 

Secondo le principali organizzazioni agricole di rappresentanza, il dato sulle superfici va comunque letto all’interno di un percorso di lungo periodo che resta positivo. Infatti, nell’ultimo decennio gli ettari coltivati con metodo biologico sono aumentati del 32,4%, con oltre 580mila ettari in più, mentre sulla variazione annuale andrà valutato anche l’eventuale effetto della discontinuità statistica intervenuta nella rilevazione.

 

Più che un arretramento generalizzato dell’attuale capacità produttiva del biologico italiano, dunque, i numeri evidenziano soprattutto un rallentamento delle nuove conversioni e situazioni di sofferenza in alcuni comparti produttivi. Tra le criticità su cui è necessario intervenire c’è prima di tutto la pressione crescente delle produzioni provenienti dall’estero. Le importazioni di biologico sono aumentate del 25%, con prodotti a basso costo che intercettano una parte della domanda senza generare crescita delle superfici e della produzione nazionale. Proprio in questo senso il Marchio Biologico Italiano può rappresentare uno strumento importante
per rendere riconoscibile l’origine e valorizzare sul mercato le produzioni delle aziende agricole
italiane.

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