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Nessun dorma a Montréal: Turandot conquista Place des Arts
Foto crediti: Vivien Gaumand

 

Nella prestigiosa Salle Wilfrid-Pelletier una produzione moderna e spettacolare dell’opera di Puccini. Grande prova di Maida Hundeling nel ruolo della principessa, un cast di livello e il pubblico delle grandi occasioni per un capolavoro con un finale in chiave contemporanea

 

MONTRÉAL – Una Turandot moderna, imponente e capace di lasciare il segno. Sabato 26 settembre, alla prima dell’Opéra de Montréal alla Salle Wilfrid-Pelletier di Place des Arts, il pubblico delle grandi occasioni ha riempito la sala per uno dei titoli più celebri di Giacomo Puccini. Una serata iniziata eccezionalmente alle 18, nell’ambito dell’evento-beneficio Nessun Dorma, che celebrava anche Michel Beaulac al termine della sua lunga esperienza alla direzione artistica dell’Opéra de Montréal.

 

Foto crediti: Vivien Gaumand

 

La regia di Francesca Zambello abbandona la Cina fiabesca tradizionale e trasporta la vicenda in una monarchia autoritaria contemporanea, dentro un Oriente industriale e rétro-futurista fatto di strutture metalliche, passerelle, uniformi e grandi spazi. Una scelta coraggiosa che, personalmente, mi ha convinto: scenografie e costumi danno forza alla storia senza togliere centralità alla musica. Questa coproduzione con Washington National Opera e Dallas Opera mette in scena un apparato spettacolare, sostenuto dall’Orchestre Métropolitain diretto con sicurezza da Paolo Arrivabeni.

 

Sul piano vocale, a dominare la serata è stata Maida Hundeling, una Turandot straordinaria per potenza, controllo e presenza scenica. La sua In questa reggia è uno dei momenti più forti dello spettacolo. Convincente anche Andrea Shin nei panni di Calaf, soprattutto nell’attesissimo Nessun dorma, accolto calorosamente dal pubblico. Molto intensa Kirsten MacKinnon: la sua Liù, fragile e generosa, riesce a diventare il cuore emotivo dell’opera.

 

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La vera sorpresa arriva però dopo la morte di Liù, là dove Puccini, scomparso nel 1924, aveva lasciato incompiuta la partitura. Al posto del finale tradizionalmente eseguito, completato da Franco Alfano, Montréal propone il nuovo epilogo composto da Christopher Tin, su libretto di Susan Soon He Stanton. Turandot non viene più semplicemente conquistata da Calaf: affronta il proprio trauma, riconosce il sacrificio di Liù, abbandona progressivamente la violenza e assume il potere con una nuova consapevolezza. L’intenzione è interessante e rende certamente più comprensibile la trasformazione della principessa. Ma è proprio qui che, per me, lo spettacolo perde qualcosa.

 

La nuova musica segna una cesura evidente con Puccini e il finale diventa più esplicito, quasi programmatico, laddove la forza dell’opera stava anche nella sua irrazionalità e nella sua dimensione fiabesca. Avrei preferito il tradizionale finale di Alfano, con il suo slancio conclusivo e la ripresa trionfale del tema di Nessun dorma.

 

Resta comunque una Turandot di grande livello, moderna senza essere irriconoscibile, spettacolare e musicalmente solida. Uno di quegli appuntamenti che ricordano perché, a cento anni dalla prima assoluta alla Scala di Milano, la musica di Puccini continua ancora a riempire i teatri e, soprattutto, a emozionare.

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