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Bankitalia, Panetta: Mudem rafforza impegno sull’educazione finanziaria

Roma, 2 ott. (askanews) – Con il Museo della Moneta, che “verrà inaugurato tra qualche mese”, la Banca d’Italia “rafforza l’impegno per l’educazione finanziaria: capire il significato di un tasso di interesse o come l’inflazione incida sul potere d’acquisto aiuta ciascuno a prendere decisioni più consapevoli sul proprio risparmio”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, durante un evento di presentazione del lavoro effettuato assieme alla Rai sulla collana “Per una storia del pensiero economico”.

“La conoscenza economica – ha osservato Panetta – serve anche a comprendere le scelte collettive, incluse quelle affidate alle banche centrali, che operano in modo indipendente. Ma l’indipendenza si regge sulla fiducia, e la fiducia sulla comprensione. Rendere i temi economici e finanziari più accessibili ai cittadini, senza rinunciare al rigore, contribuisce a costruire quella fiducia”.

“Presentiamo oggi – ha detto il governatore – il risultato del lavoro avviato alcuni anni fa dalla Banca d’Italia e dalla RAI per restaurare e rendere accessibili circa cento interviste nelle quali economisti contemporanei raccontano i grandi economisti del passato. Ringrazio l’Amministratore delegato della RAI, Giampaolo Rossi, per essere qui con noi e, attraverso di lui, la RAI, che ha prodotto queste interviste e le ha custodite nei propri archivi con la cura che si deve a un patrimonio del servizio pubblico”.

A presentare il progetto, presso l’istituzione di Via Nazionale, assieme al governatore e all’Ad della Rai, l’ideatore della, Renato Parascandolo, e la curatrice scientifica, la professoressa Maria Cristina Marcuzzo.

Il numero delle interviste effettuate “dà la misura dell’impresa. La raccolta – ha proseguito Panetta – attraversa secoli di pensiero economico e mostra quanto spesso le idee siano nate dall’esigenza di comprendere problemi concreti. È forse proprio per questa concretezza che quelle idee continuano a parlarci. Nella Napoli del Settecento, uno dei centri più vivaci del pensiero economico europeo, Ferdinando Galiani osservava che modificare il valore della moneta non era un’operazione puramente tecnica: cambiava il peso dei debiti e incideva sui rapporti tra creditori e debitori. Una lezione che ogni banchiere centrale conosce bene. In epoche diverse, altri economisti si sono misurati con problemi altrettanto pressanti”.

“A cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, le guerre napoleoniche e la sospensione della convertibilità della sterlina portarono Henry Thornton a interrogarsi sul funzionamento della moneta cartacea, sul credito e sulle responsabilità della banca centrale. Più di un secolo dopo, furono la crisi del sistema aureo e la disoccupazione di massa a spingere Keynes a ripensare il rapporto tra moneta, tassi di interesse, produzione e occupazione. Al centro delle interviste – ha spiegato il governatore – ci sono domande che restano familiari: perché i prezzi cambiano? Come circola il credito? Cosa accade quando il sistema finanziario entra in crisi? Seguire come queste domande siano state affrontate nel tempo dagli studiosi aiuta a leggere anche le notizie di oggi. E ricorda a chi si occupa di economia che molte delle questioni con cui ci confrontiamo hanno una storia più lunga di quanto spesso immaginiamo”.

“Farò una sola, breve eccezione alla promessa di non soffermarmi sulle singole interviste. Quella di Bertram Schefold su Charles Babbage mi ha colpito per la sua attualità. Matematico dell’Ottocento e pioniere dell’informatica, Babbage pubblicò nel 1832 un libro sull’economia delle macchine e delle manifatture. Intuì che un’attività intellettuale, se scomposta in operazioni e tradotta in istruzioni, può essere affidata a una macchina. Oggi l’intelligenza artificiale ripropone, su una scala del tutto diversa, la stessa questione: quali compiti possono essere affidati alle macchine e come cambia, di conseguenza, il lavoro delle persone?”.

La Banca d’Italia “ha partecipato al progetto attraverso il proprio Archivio storico, che conserva e valorizza il patrimonio documentale dell’Istituto. Fin dall’inizio abbiamo lavorato perché queste interviste uscissero dagli archivi e parlassero a studenti, ricercatori e cittadini. È la stessa idea che anima il Museo della moneta della Banca d’Italia, ormai nella fase finale di realizzazione. Il Museo – ha concluso Panetta – consentirà di ripercorrere la storia della moneta e di comprendere come, con essa, siano cambiate l’economia e la vita delle persone. Permetterà di riflettere sulla natura unica della moneta: perché accettiamo di lavorare in cambio di pezzi di carta o – sempre più spesso – di una scrittura contabile digitale? Le interviste della RAI troveranno nel Museo una collocazione naturale, anche nel percorso online”.

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