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Temperature marine record quest’estate, c’è rischio fenomeni estremi

Roma, 2 ott. (askanews) – Estate record per le temperature elevate raggiunte nei mari italiani, con un forte accumulo di calore che può contribuire ad alimentare eventi estremi, come uragani e alluvioni durante l’autunno. È quanto emerge dai dati registrati in sei delle 14 aree marine coinvolte nel progetto Mare Caldo di Greenpeace, che monitora gli impatti dei cambiamenti climatici sul nostro mare.

Sono state prese in considerazione le aree dell’Isola d’Elba (Toscana), le Aree Marine Protette di Portofino (Liguria), Miramare (Friuli-Venezia Giulia), le Isole Tremiti (Puglia), Plemmirio e Ustica (Sicilia): da maggio 2026 in poi, in tutte si sono verificate ondate di calore marine, con picchi che hanno superato in alcuni casi di quasi 5 gradi centigradi la media degli ultimi 30 anni. Le temperature marine superficiali della scorsa estate sono state più elevate di circa un grado centigrado rispetto all’estate precedente, con fenomeni più intensi e persistenti tra giugno e agosto. Il picco si è toccato all’Isola d’Elba, durante un’ondata di calore durata 68 giorni, con temperature superficiali arrivate a superare di 4,95 gradi C la media storica.

Un calore che però non resta confinato nel mare ma si trasforma in energia e alimenta la formazione di nubi e pioggia.

Valentina Di Miccoli della campagna Mare di Greenpeace Italia, ha commentato così i dati del report:

“Ci raccontano un mare sempre più caldo sia in superficie che in profondità. I nostri termometri hanno registrato temperature record anche a 30-40 metri, questo sta portando conseguenze gravi soprattutto per gli organismi che non possono muoversi e che risentono di queste temperature elevate ma le conseguenze

possono essere gravi anche nel periodo autunnale anche con fenomeni meteorologici sempre più estremi e gravi; è importante istituire nuove aree marine protette che arginano tanti impatti antropici e ridurre le immissioni di Co2 in atmosfera, le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”.

Tra i fenomeni osservati nelle scorse settimane dai sub di Greenpeace che si sono immersi nei fondali di Ustica vi sono necrosi, sbiancamento e mortalità di coralli e altre specie.

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