Roma, 1 ott. (askanews) – 13,4 miliardi di euro l’anno sono il costo sostenuto dall’Italia per la crisi idrica, il doppio rispetto alla media europea. Resta bassa la percezione del rischio idrico: solo 1 impresa su 3 considera l’acqua una criticità per la continuità del business. Questi alcuni dei risultati dell’indagine sulla Water Smart Economy realizzata da UN Global Compact Network Italia in partnership con The European House – Ambrosetti, con il supporto di Edison e presentata in occasione dell’Euromediterranean Water Forum 2026.
Filippo Bettini, Presidente UN Global Compact Network Italia: “Un’indagine che ha evidenziato una buona diffusione all’interno delle aziende che hanno aderito dell’adozione di sistemi di gestione del tema del tema acqua e questo è un dato certamente positivo anche se si rileva una debole risalita agli organi di governance aziendale. Un’altra area di attenzione riguarda poi tutta la catena di fornitura in quanto, se facciamo bene i compiti in casa nostra per quanto riguarda la gestione dell’acqua, ancora manca lo stimolo a richiedere lo stesso tipo di impegno lungo la catena di fornitura. Sul piano del contributo aziendale, il contributo può arrivare dall’innovazione e da modelli di gestione dell’acqua, del riuso dell’acqua, anche qui siamo una condizione tutto sommato sufficientemente positiva perché non servono nuove tecnologie, per gestire il tema dell’acqua le tecnologie ci sono devono essere perfezionate”.
La ricerca analizza approccio alla gestione, prospettive e governance dell’acqua da parte delle aziende italiane per le quali la risorsa idrica diventa una variabile economica cruciale.
Daniela Bernacchi, Executive Director, UN Global Compact Network Italia: “Fra le strategie principali intanto riconoscere un corretto water pricing; molto spesso le tariffe dell’acqua sono molto basse, le imprese quindi non mettono nel loro capital allocation l’acqua come priorità. Un’altra tematica importante è il coinvolgimento delle supply chain, sappiamo che purtroppo meno del 50% delle aziende studia non solo gli impatti, ma anche le dipendenze a livello di supply chain. Questo è un tema che deve essere affrontato per capire anche la resilienza dell’intero sistema. Noi come UN global Compact abbiamo lanciato un Ceo Water Mandate, quindi un commitment proprio per coinvolgere le imprese, oltre settecento, in azioni comuni in bacini a stress idrico e questo permette anche di mobilizzare risorse finanziarie, un altro tema che come Global Compact promuoviamo e come azioni per le imprese è unirsi in attività di blended finance”.
La governance della risorsa idrica è quindi, innanzitutto, una questione di crescita delle imprese nel medio-lungo termine: “Quindi queste sono azioni anche concrete che le aziende da subito possono fare noi come global Compact, siamo a disposizione delle aziende e la presentazione alla ricerca di oggi ne è un esempio per condividere conoscenze e agevolare networking partnership e anche evidenziare quali sono i fattori critici ancora sottostimati come appunto le catene di fornitura per far sì che una maggiore awareness e coscienza del problema possa poi portare all’interno delle aziende una pianificazione strategica concreta di lungo periodo”.





