Il giornale italiano 1° in Québec e in Canada

ULTIM'ORA ADNKRONOS

Carney valuta anche il rischio militare, ma dialoga con Trump

Tensioni con gli Stati-Uniti

Il Primo Ministro considera un intervento militare americano uno scenario estremo, ma ritiene irresponsabile ignorarlo. Intanto, dal 29 settembre è in vigore il divieto d’ingresso negli USA per alcuni prodotti canadesi. Tra accuse e ritorsioni, restano aperti i canali diplomatici

 

MONTRÉAL – Persino un intervento militare americano contro il Canada è entrato nelle valutazioni di Mark Carney. Le ripetute minacce di Donald Trump di trasformare il Paese degli Aceri nel 51º Stato hanno spinto il Primo Ministro a considerare uno scenario che, fino a poco tempo fa, sarebbe apparso da fantascienza tra due Paesi amici, partner e alleati. Lo ha spiegato il leader liberale nell’intervista concessa al New York Times il 23 settembre, precisando che si tratta di un rischio estremo, non dell’ipotesi sulla quale il governo basa le proprie decisioni. Parole che danno la misura della distanza tra Ottawa e Washington, mentre nuove restrizioni commerciali entrano in vigore il 29 settembre. “Credo che chi ricopre un incarico come il mio abbia la responsabilità di prendere in considerazione anche i rischi estremi”, ha dichiarato Carney. “È semplicemente gestione del rischio. Non è lo scenario di riferimento, ma sarebbe irresponsabile non prepararsi”. Il Premier non ha fornito dettagli sulle misure eventualmente adottate. Non ha annunciato una mobilitazione né prospettato una guerra imminente: ha però chiarito che neppure questa eventualità può essere esclusa dalle valutazioni di chi deve guidare il Paese. È anche da questa consapevolezza che nasce la strategia per ridurre la dipendenza canadese dagli Stati Uniti. Carney ha citato la ricerca di alternative alla rete satellitare Starlink, la valutazione di opzioni rispetto all’acquisto dei caccia F-35 e il rafforzamento dei rapporti economici con altri partner, compresa la Cina. L’obiettivo è limitare la possibilità che Washington utilizzi l’integrazione tra le due economie come strumento di pressione. Per Ottawa, diversificare significa quindi proteggere sia gli interessi commerciali sia l’autonomia delle proprie scelte.

 

Nuove minacce e ritorsioni, Una necessità ribadita indirettamente dal tono usato da Trump lunedì 28 settembre. Parlando dalla Casa Bianca, il presidente ha previsto che entro tre o quattro settimane il Canada tornerà al tavolo, annunciando l’eliminazione dei propri controdazi. “Vinceremo su tutto”, ha affermato, aggiungendo che i canadesi finiranno per presentarsi con delle scuse. Il Consigliere commerciale Peter Navarro ha rincarato le accuse contro i negoziatori di Ottawa e criticato l’avvicinamento canadese a Pechino. Alle parole si accompagnano nuove misure concrete. Un minuto dopo la mezzanotte di martedì 29 settembre, è scattato il divieto d’importazione americano per alcune categorie di prodotti canadesi, tra cui alcolici, determinati prodotti lattiero-caseari, melassa e motociclette. Questa volta, dunque, non si tratta soltanto di dazi: mentre una tariffa aumenta il costo di una merce, il divieto ne impedisce l’ingresso sul mercato. Il valore complessivo dei beni interessati resta limitato rispetto agli scambi bilaterali, ma le conseguenze possono essere pesanti per le imprese che dipendono dai clienti americani.

 

 

Il dialogo continua. La stretta segue il fallimento delle trattative di fine agosto, cui è succeduto un nuovo round di dazi statunitensi e contromisure canadesi. Eppure, dietro lo scontro pubblico, il contatto tra i due leader non si è interrotto. Carney ha raccontato di parlare frequentemente con Trump e di averlo sentito più volte anche dopo la rottura del negoziato. Descrive un rapporto diretto, nel quale entrambi possono telefonarsi ed esporre senza intermediari le rispettive posizioni. A suo giudizio, un accordo reciprocamente vantaggioso resta possibile: lo dimostrano gli interessi comuni nell’industria automobilistica, integrata da decenni, e nella disponibilità di potassa canadese, essenziale per produrre fertilizzanti. Separare forzatamente economie così legate, sostiene Carney, non rappresenta una buona politica. Proprio per preservare questa prospettiva, il Premier resta riluttante a utilizzare le esportazioni energetiche come arma negoziale. Limitare o tassare le forniture agli Stati Uniti significherebbe mettere in discussione l’affidabilità del Canada, un patrimonio che Ottawa vuole conservare. Pur senza escludere ogni eventualità, Carney mantiene così aperta la strada dell’intesa: prepararsi al peggio, ridurre le dipendenze e continuare a parlare con
Washington sono ormai parti della stessa strategia. A complicare il quadro c’è lo stallo definitivo sul futuro del CUSMA, l’accordo di libero scambio nordamericano: Washington ha scelto di non estenderne la durata di altri 16 anni, fino al 2042, bloccando di fatto il negoziato.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

NOTIZIE RECENTI

Adnkronos

Pubblicità

Askanews