
MONTRÉAL – Due settimane fa mi sono immersa nella cultura della street dance grazie al JOAT Festival, evento nato a Montréal nel 2014 e che, nel corso degli anni, non ha mai smesso di crescere, spingendosi anche oltre i confini canadesi. Tra battle, corsi di danza, spettacoli e atelier, questa manifestazione ha conquistato il cuore di moltissime persone, e io non faccio eccezione.
Venerdì 4 settembre sono andata dapprima a Place des Arts, cuore pulsante del festival, dove, tra food truck, bancarelle ed esibizioni di freestyle, ho trascorso un bellissimo pomeriggio. La cosa più incredibile? Ballavano tutti: mentre sorseggiavano un drink, chiacchieravano con amici oppure mangiavano qualcosa. Il ritmo sembrava risuonare nell’anima di ogni partecipante. C’erano grandi e piccini, ed è proprio questo uno degli aspetti che amo maggiormente dei festival montréalesi: la loro capacità di coinvolgere generazioni diverse.

Verso sera mi sono diretta alla SAT per assistere allo spettacolo CHŌRA – Dance, Sound and Digital Art, un’esperienza capace di fondere street dance, hip-hop, musica elettronica, arte digitale e improvvisazione. Protagonista era Frédérique “PAX” Dumas, coreografa e co-creatrice dello spettacolo. Ci hanno fatto accomodare su alcuni pouf sistemati a terra, proprio sotto il celebre Dome della SAT. Da quel momento è iniziata la magia. È difficile spiegare pienamente ciò che è accaduto: la danza acquistava ancora più forza grazie ai giochi di luce e ombra, mentre la musica elettronica e le immagini, per la particolare conformazione del Dome, sembravano letteralmente cadere sugli spettatori. Il risultato è stato affascinante, quasi psichedelico. Dopo lo spettacolo mi sono recata al Club Soda per assistere alle finali della battle di hip-hop. Qui l’atmosfera era diversa, decisamente più underground. Sedici partecipanti si sono affrontati in varie competizioni, da quelle più tecniche a quelle maggiormente incentrate sul freestyle, davanti a una giuria d’eccezione composta da tre nomi rinomati: FabBreezy, Niki e Rashaad.
L’energia era straordinaria, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è stato vedere quanto i ballerini si divertissero sul palco. Pur lanciandosi talvolta sguardi di sfida, ridevano e condividevano il piacere di ballare. Credo che proprio questo sia uno degli aspetti più belli dei veri sportivi: competere senza perdere la gioia e il rispetto per gli altri. La battle è stata, come diremmo qui a Montréal, quelque chose: coinvolgente, spettacolare e carica di energia. Non avrei mai voluto trovarmi nei panni dei giudici, perché scegliere chi eliminare e chi ammettere al turno successivo deve essere stato davvero difficile. Alla fine ha vinto Miyu Matamiyu, prodigiosa ballerina dodicenne di Jakarta, in Indonesia, specializzata nel freestyle hip-hop e nella breakdance. Ha mostrato un’energia contagiosa, una grande espressività e una tecnica impressionante. Naturalmente non sono un’esperta di danza, ma queste sono le sensazioni che mi ha trasmesso da semplice spettatrice. Nel corso della serata abbiamo inoltre avuto la fortuna di assistere alle esibizioni degli stessi giudici.
Sono tornata a casa felice, con la sensazione di essermi immersa per qualche ora in un mondo bellissimo. Un grazie va a tutto lo staff che ha reso possibile il festival, contribuendo a trasformarlo in un grande successo. Ci vediamo l’anno prossimo!





