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Asse con l’Europa, cresce la tensione con gli USA

Da Strasburgo il Primo Ministro Carney apre all’idea di un Canada primo “membro associato” dell’Unione Europea. Intanto gli Stati Uniti ampliano i dazi al 50% e preparano nuovi divieti, mentre a Ottawa il Parlamento riapre con l’economia al centro del dibattito

 

OTTAWA – Mentre la guerra commerciale con gli Stati Uniti continua ad aggravarsi, il Canada accelera il suo avvicinamento all’Europa. Nel suo discorso di giovedì 17 settembre davanti al Parlamento europeo a Strasburgo, Mark Carney ha accolto favorevolmente la proposta avanzata il giorno prima dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di aprire la porta al Canada come primo “membro associato” dell’Unione europea. Una formula ancora tutta da definire e che, ha precisato il Premier, non significherebbe un’adesione piena all’UE. Carney ha preferito parlare di una “alleanza per il futuro”, costruita sui valori comuni e sulle capacità complementari delle due sponde dell’Atlantico. L’obiettivo sarebbe andare oltre il CETA e rafforzare la cooperazione nei settori considerati strategici: minerali critici, difesa, intelligenza artificiale, energia, spazio e servizi finanziari. Il leader liberale ha inoltre proposto di facilitare la possibilità per i giovani canadesi ed europei di studiare, lavorare e vivere dall’altra parte dell’Atlantico, anche attraverso una partecipazione canadese a programmi come Erasmus+ e Horizon. Il filo conduttore del discorso è stato quello della “resilienza collettiva”. Carney ha descritto un mondo nel quale l’integrazione economica viene sempre più utilizzata come strumento di pressione, i dazi come leva politica e le catene di approvvigionamento come vulnerabilità. “Un singolo albero può cadere, una foresta no”, ha affermato, utilizzando la metafora per sostenere la necessità di legami più stretti tra Canada ed Europa. Il prossimo passaggio politico importante sarà il vertice UE-Canada del 29 e 30 ottobre a Montréal, dove dovrebbero essere approfonditi i contorni della nuova partnership. Sul rapporto con Washington, Carney ha sostenuto che l’iniziativa europea non deve essere letta come una risposta contro gli USA, ma come uno strumento per rendere il Canada più autonomo e diversificare le proprie relazioni.

 

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Il contesto, però, resta quello di una forte escalation commerciale. Dal 15 settembre Washington ha ampliato la lista dei prodotti canadesi colpiti da una sovrattassa del 50%, includendo, tra l’altro, alcuni formaggi, pellicce, imbarcazioni a motore e determinati prodotti di carta, acciaio e alluminio; contemporaneamente altri prodotti, tra cui alcune categorie di cemento e carta igienica, sono stati rimossi dall’elenco. Dal 29 settembre gli Stati Uniti prevedono inoltre di vietare l’importazione di alcuni prodotti canadesi, tra cui determinate bevande alcoliche, prodotti lattiero-caseari e motociclette. La Casa Bianca ha anche ordinato di individuare i beni di origine canadese che, nel rispetto della legge, potrebbero essere esclusi dagli appalti pubblici federali civili, accusando Ottawa di limitare l’accesso delle imprese americane ai mercati pubblici canadesi. Il Canada aveva già risposto l’8 settembre con contro-dazi del 15, 25 e 50% su 27,6 miliardi di dollari di importazioni americane, concentrati soprattutto su acciaio, prodotti lattiero-ca-
seari, elettrodomestici, attrezzature agricole, carta ed elettronica. A questa pressione si aggiunge ora il dossier della potassa. Lunedì 21 settembre, Trump ha annunciato che Washington sta lavorando a un accordo con la Bielorussia per ridurre la dipendenza dai fornitori canadesi. Il Canada fornisce infatti oltre l’80% della potassa utilizzata nelle aziende agricole statunitensi, prodotto che resta per ora esente dai dazi. Nel 2025 le esportazioni canadesi di potassa verso gli Stati Uniti hanno raggiunto 4,2 miliardi di dollari. Trump sostiene che un’intesa con Minsk permetterebbe agli acquirenti americani di pagarla sensibilmente meno.

 

Sul fronte interno, Carney punta anche a mobilitare capitali privati per le grandi infrastrutture. Il 15 settembre, durante il Canada Investment Summit di Toronto, il Premier ha annunciato l’intenzione di coinvolgere investitori privati nella gestione dei quattro maggiori aeroporti del Paese: Toronto Pearson, Montréal, Vancouver e Calgary. Ottawa manterrebbe la proprietà dei terreni e delle infrastrutture, mentre la gestione verrebbe affidata attraverso concessioni di lungo periodo. L’obiettivo dichiarato è raccogliere decine di miliardi di dollari da reinvestire soprattutto negli aeroporti regionali e nei collegamenti con le comunità più remote. La proposta si inserisce nella sessione autunnale del Parlamento, ripresa il 21 settembre scorso, durante la quale il governo ha presentato il Building Canada Strong Act. Il progetto di legge punta ad accelerare alcuni grandi progetti e rivedere il quadro delle relazioni di lavoro nei settori federali, suscitando però le preoccupazioni dei sindacati per possibili limiti al diritto di sciopero. (V.G.)

 

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