Roma, 20 set. (askanews) – È il giorno dell’incoronazione: Giuseppe Conte arriva sul palco di Nova 2026, al World Join Center di Milano, accolto da una vera e propria ovazione della platea, che suggella la sua speranza di tornare a palazzo Chigi; e quella dei suoi elettori, ridotti forse a un terzo rispetto a quelli dell’era di Beppe Grillo e Luigi Di Maio ma sopravvissuti alle traversie di tre governi in tre coalizioni diverse e in particolare all’assai poco amato (da queste parti) esecutivo di Mario Draghi.
Conte non delude i suoi: come aveva già anticipato sabato, rilancia la linea della fermezza sui temi del riarmo europeo e Nato, del no alle forniture militari all’Ucraina, della condanna di Israele per il genocidio a Gaza e le violenze in Cisgiordania, tutti approvati dagli iscritti con percentuali oltre il 90 per cento nella consultazione sulla bozza di programma. Sui contenuti “non indietreggeremo di un millimetro, sia chiaro!”, avverte. Gli oltre mille presenti applaudono ma i destinatari del messaggio sono altrove, nelle segreterie e nei gruppi parlamentari dei partiti del centrosinistra: “Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire la politica internazionale del governo Meloni: non a noi”, ribadisce l’ex premier. Che si intesta anche la battaglia sulle grandi questioni della modernità, a partire dallo strapotere dei padroni delle tecnologie digitali, web e intelligenza artificiale. È anche per questo, sostiene, che si deve andare a votare: “Non è in gioco il contrasto alle multinazionali, agli oligopoli, qui si tratta di salvare l’umano, e lo stanno dicendo gli esperti, lo stanno dicendo addirittura i proprietari di queste tecnologie digitali”.
Il leader stellato mette nel mirino le politiche del governo Meloni, criticato perché “ha fallito sulla sicurezza” e sull’immigrazione, “la destra – accusa – non porta soluzioni, dopo il blocco navale ci parla di remigrazione…” Ha “disonorato l’Italia” nel caso Almasri e “l’ha resa complice di genocidio a Gaza”. Ma sull’attualità più calda, la sospensione parziale del bollo auto e moto per il 2027, sceglie il registro sarcastico: Giorgia Meloni, ricorda, definì “Cetto Laqualunque” l’eurodeputato contiano Pasquale Tridico per una proposta simile avanzata per la Calabria: allora “al governo chi abbiamo? Cettina Laqualunque?” Della quale, comunque, promette di abrogare le leggi bavaglio e gli interventi sulla giustizia e la Corte dei Conti.
Ai partner del “campo largo” ripropone il nome della coalizione: “Le proposte di Nova puntano tutte alla giustizia sociale e ad attuare la Costituzione, l’alleanza dei progressisti si chiami Alleanza per la Costituzione”. Conte, che in questi giorni ha più volte sottolineato come il percorso di Nova 2026 abbia coinvolto, fra i 17mila partecipanti, “quasi la metà” di non iscritti al M5S, non sembra cercare l’applauso dei suoi ma il recupero di chi sta fuori (lo ha fatto anche sabato con l’appello al grande ex Alessandro Di Battista a tornare a condividere battaglie comuni). “Dobbiamo dire la nostra e dire non ci stiamo, dobbiamo diffidare di chi vi vorrebbe a casa, di chi vi vorrebbe diffidenti e indifferenti nei confronti della politica. Chi ha sempre comandato nell’opacità vi vuole a casa, chiusi nell’astensione”.
Nel lancio di fatto della sua candidatura alla leadership del centrosinistra Conte non manca di sottolineare lo stile dell’evento Nova 2026: “Qui non ci sono ambizioni personali e nemmeno di partito, guardatevi intorno, non c’è scritto M5S, chi lo farebbe?”, rivendicando un dettaglio che qualcuno ha interpretato come il timore nei confronti della causa sul simbolo promossa dal fondatore Beppe Grillo, ma che assume anche il significato di un evento che ambisce ad andare oltre i confini del Movimento. Il clima in platea, anche fra i dirigenti e i parlamentari è di grande fiducia: in tanti garantiscono che il percorso primarie – elezioni – Presidenza del Consiglio non è un sogno ma una possibilità concreta. Ma accanto all’ottimismo sulla partita elettorale, ci sono le legittime preoccupazioni di chi già guarda all’aspetto più delicato delle liste da comporre in vista delle politiche: parlamentari, ex parlamentari, dirigenti regionali, amministratori locali. “Sarà un bagno di sangue”, confida a taccuini chiusi uno di loro.





