Milano, 10 set. (askanews) – Il sovraffollamento delle carceri italiane raggiunge il 139,79% se le persone detenute vengono rapportate ai posti effettivamente disponibili, contro il 138% rilevato ad aprile. Sette istituti sono indicati al 200% o oltre, altri 69 tra il 150 e il 199% e soltanto 27 risultano sotto capienza. È il dato più netto dell’aggiornamento al 31 luglio scorso del Report “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale” del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale, stilato con i dati messi a disposizione dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
Le tabelle del Report assumono come riferimento 64.791 persone presenti negli istituti, una capienza regolamentare di 51.244 posti e 46.348 posti regolarmente disponibili. È su quest’ultimo valore che viene calcolato il tasso del 139,79%. Se si utilizzasse invece la capienza regolamentare, l’indice sarebbe del 126,44%, con una differenza di 4.896 posti. Il Garante collega lo scarto ai criteri utilizzati per individuare i posti realmente fruibili, richiamando gli standard europei relativi agli spazi vitali e alle condizioni materiali di detenzione. Ad aprile la differenza era di 4.933 posti.
La pressione più alta, nel confronto regionale basato sui posti disponibili, viene registrata in Puglia, con un tasso del 180,56%. Seguono Molise al 167,05%, Basilicata al 161,15%, Lombardia al 158,15% e Friuli Venezia Giulia al 153,75%. Il Lazio è al 149,57%, il Veneto al 148,89%, la Campania al 146,07% e l’Emilia-Romagna al 140,10%. La Valle d’Aosta è l’unica regione sotto il 100%, con l’87,01%. Anche la Sardegna mostra quanto possa incidere la differenza tra capienza teorica e posti disponibili: è al 93,11% rispetto alla capienza regolamentare, ma sale al 102,69% se si considerano i posti effettivamente utilizzabili.
Ancora più marcate sono le differenze tra i singoli istituti. La graduatoria del Garante colloca ai primi posti Lucca, con un tasso indicato del 254,05%, Milano San Vittore al 225,47%, Foggia al 221,19%, Latina al 216,88%, Lodi al 206,98%, Brescia Canton Mombello al 204,95% e Arezzo al 200%. Subito dopo vengono Taranto al 198,14%, Altamura al 193,88%, Udine al 192,86%, Trieste al 191,11%, Cassino al 190,8%, Monza al 190,6% e Busto Arsizio al 190,5%. Regina Coeli, a Roma, è indicato al 188,81%. A Lucca il tasso sale al 254,05%, e ad Arezzo registra un indice del 200%.
Aumentano anche le carceri con più di mille persone presenti, passate da nove in aprile a undici a luglio. Napoli Poggioreale è l’istituto più popoloso tra quelli elencati, con 2.287 detenuti e 1.357 posti disponibili. Seguono Bollate con 1.616 persone, Rebibbia Nuovo Complesso con 1.547, Napoli Secondigliano con 1.512, Torino con 1.507 e Palermo Pagliarelli con 1.485. Lecce ne ospita 1.439, Opera 1.357, San Vittore 1.089, Regina Coeli 1.063 e Santa Maria Capua Vetere 1.040. Fra questi istituti il tasso varia sensibilmente: dal 127,55% di Bollate al 225,47% di San Vittore.
Il Report dell’Ufficio del Garante restituisce anche la distribuzione dei detenuti nei diversi circuiti. La categoria indicata come “comuni” comprende 46.561 persone, il 71,86% del totale utilizzato nelle tabelle; 9.417, il 14,53%, sono in Alta sicurezza, 7.424 rientrano nella voce “protetti e altro”, 745 sono sottoposti al regime dell’articolo 41-bis e 644 alla categoria “altro”. Il documento precisa che questa classificazione riguarda il circuito penitenziario di assegnazione e non deriva automaticamente dal tipo di reato contestato o giudicato.
Guardando alle sezioni, 28.885 persone sono assegnate a quelle ordinarie, 24.634 alle sezioni ordinarie a trattamento intensificato, 1.110 alla custodia attenuata, 9.417 all’Alta sicurezza e 745 al 41-bis. Il Garante aggrega custodia attenuata e trattamento intensificato in un gruppo di 25.744 persone, il 39,74%, mentre sezioni ordinarie, Alta sicurezza e 41-bis raccolgono 39.047 detenuti, il 60,26%. Sono 533, infine, i reparti a vigilanza dinamica, con 14.924 persone, pari al 23,03% delle presenze considerate dal Report. La diffusione non è uniforme: il modello interessa il 44,41% dei detenuti nel Triveneto, il 39,48% in Emilia-Romagna e il 34,46% nell’area Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta. La quota scende all’11,09% in Campania, all’8,40% nell’area Puglia-Basilicata e al 4,83% in Calabria.
L’aggiornamento di luglio mostra che, rispetto alla precedente rilevazione di aprile, la pressione complessiva non si è ridotta, e conferma quanto la capienza nominale, da sola, non sia sufficiente a descrivere lo spazio realmente disponibile nelle carceri italiane.





