Roma, 9 set. (askanews) – Un libretto di risparmio per i nuovi nati. Non un bonus, ma un investimento pubblico che accompagni la persona dalla nascita all’ingresso nel lavoro. Dopo aver lanciato la proposta al Meeting di Rimini, il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, torna sul Libretto di risparmio per i nuovi nati intervenendo all’evento “A tua difesa. Verso la finanziaria 2027”.
L’ipotesi è quella di costruire uno strumento semplice e riconoscibile, alimentato dallo Stato fin dalla nascita e destinato a crescere nel tempo attraverso un meccanismo di capitalizzazione.
“Per avere davvero la funzione di un salvadanaio previdenziale, il Libretto dovrebbe prevedere almeno mille euro l’anno da parte dello Stato per ogni nuovo nato. Non sarebbe un bonus che si esaurisce alla nascita. Sarebbe un impegno che lo Stato rinnoverebbe nel tempo e che accompagnerebbe la persona fino all’ingresso nel mondo del lavoro”, afferma Fava.
Con circa 355 mila nuovi nati l’anno, la misura avrebbe un costo iniziale nell’ordine di 355 milioni di euro annui per ciascuna nuova generazione interessata.
“È il prezzo di una scelta molto chiara. Dire a ogni bambino che nasce che lo Stato investe su di lui dal primo giorno. Non a parole, ma attraverso risorse che crescono nel tempo. Se vogliamo affrontare seriamente il problema previdenziale delle nuove generazioni dobbiamo cominciare quando la pensione sembra ancora lontanissima, non quando ormai è troppo tardi”, prosegue il presidente dell’Inps.
La proposta parte da un principio preciso. Spostare una parte dell’intervento pubblico dalla logica del bonus alla logica dell’investimento di lungo periodo. Il libretto non sarebbe quindi un fondo alternativo alla previdenza pubblica, ma uno strumento complementare, con un contributo dello Stato e la possibilità di aggiungere nel tempo versamenti volontari da parte della famiglia e dei nonni.
“Non vogliamo sostituire il primo pilastro pubblico. Vogliamo rafforzarlo per quelle generazioni che, tra discontinuità lavorativa, salari bassi e carriere frammentate, rischiano domani di avere pensioni troppo povere. La previdenza deve tornare a essere una politica che guarda avanti”, sottolinea Fava.
L’obiettivo sarebbe costruire nel tempo un capitale previdenziale personale che inizi a formarsi dalla nascita, sfruttando proprio la durata dell’investimento come elemento di protezione per il futuro. Alla misura per i nuovi nati dovrebbero inoltre affiancarsi interventi sul lavoro e sulle imprese. Secondo Fava, due leve sono particolarmente rilevanti. Premiare le imprese che creano occupazione regolare e stabile e costruire percorsi capaci di riportare in Italia i giovani che oggi lavorano all’estero.
“Premialità significa riconoscere vantaggi concreti alle imprese che investono nel lavoro regolare e nella qualità dell’occupazione. Riportare i giovani in Italia significa invece offrire formazione, inserimento e una prospettiva di crescita professionale ed economica programmata. Non una promessa, ma un percorso”, conclude Fava.
Il punto è cambiare prospettiva. La previdenza non può cominciare alla fine della vita lavorativa. Deve cominciare dal primo giorno.





