Cernobbio, 4 set. (askanews) – “Vedremo come si evolverà la situazione, se avessimo bisogno di capitali per fare ulteriori crescite è chiaro che la borsa è uno dei posti dove andare a cercare questo capitale”. A dirlo Carlo Ferlito, Ceo e General Manager di Fabbrica d’Armi Beretta, che a Cernobbio, nell’ambito del Forum Ambrosetti, ha presentato la ricerca “L’Italia come produttore di sicurezza. La filiera delle armi leggere tra interesse nazionale e sicurezza collettiva.
Per Ferlito, tuttavia, il traguardo dei 500 anni di storia con la famiglia Beretta da 14 generazioni al timone dell’azienda, è “un asset perchè i membri della famiglia sono molto presenti ed è un asset straordinario avere degli imprenditori così illuminati che hanno questa ossessione di fare meglio della generazione precedente e di creare ulteriore valore rispetto a quello che hanno ereditato e non di sperperarlo”. E poi, sottolinea “quando ti presenti al cliente c’è il nome di una persona, hai la reputazione di una famiglia dietro, questo è un asset importante ed è un vantaggio competitivo”.
“La capacità di aver lavorato bene in questi anni e aver creato la liquidità necessaria per poter fare le acquisizioni che ci servivano, completare l’offerta e migliorare la nostra proposta fa sì che il gruppo possa continuare in questa situazione”.
Ferlito ha ricordato che quello della Beretta “è un gruppo internazionalizzato che si avvicina a 1,7 miliardi di ricavi”. Beretta Holding, capogruppo che riunisce in un’unica struttura le attività della famiglia Beretta tra cui la stessa Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 1,68 miliardi di euro, in crescita dello 0,7% rispetto al 2024, mentre per la Fabbrica d’armi ha registrato un fatturato di 335 milioni di euro, di cui circa il 10% realizzato in Italia e il restante 90% sui mercati esteri, con gli Stati Uniti quale principale mercato di riferimento.
A chi gli chiedeva come il bilancio del gruppo abbia beneficiato dell’attuale situazione geopolitica, con i vari conflitti armati in corso, Ferlito ha risposto che “come settore il nostro è tendenzialmente penalizzato dei conflitti. Noi viviamo in stazioni economicamente favorevoli quando c’è il para bellum, cioè quando c’è la minaccia, ma quando scoppia conflitto tendenzialmente la nostra legislazione ci chiude un po’ la possibilità di lavorare con i Paesi in conflitto. Noi non potremmo lavorare direttamente con Paesi che sono in conflitto, il governo lo può fare”. “Quando è scoppiata la guerra in Ucraina – ha aggiunto – si è chiuso completamente il mercato russo che per noi nel mondo civile era un bel mercato perché i milioni di cacciatori russi erano innamorati dell’arma da caccia Beretta”. (fonte immagine: Fabbrica d’Armi Pietro Beretta S.p.A.).





