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Code raddoppiate agli aeroporti a causa dei nuovi controlli Ue

Roma, 11 ago. (askanews) – I nuovi controlli sui passeggeri agli aeroporti voluti dall’Unione europea hanno fatto raddoppiare i tempi di attesa in coda: lo riporta il Financial Times con una analisi che mette a confronto le attese nei maggiori scali aeroportuali europei in questa estate rispetto a quelli che si registravano un anno fa.

A Francoforte, uno dei maggiori scali dell’unione, a luglio l’attesa media in coda ha raggiunto 120 minuti – due ore – a fronte di circa 60 minuti un anno fa, secondo i dati della società di ricerche Qsensor.

In piena stagione turistica, la vicenda non potrà che rialimentare le polemiche su questo sistema allestito dalla Bruxelles, battezzato Entry Exit System (Ees), già oggetto di durissime critiche da parte di operatori come Ryanair.

A Monaco i tempi di attesa sono raddoppiati da 31 a 60 minuti, ad Amsterdam sono lievitati da 80 a 120 minuti. I problemi con il nuovo sistema Ue, avviato pienamente lo scorso aprile, e che richiede ai passeggeri provenienti dalla Gran Bretagna, gli Usa e da altri paesi non Ue di registrarsi con le impronte digitali, foto e informazioni personali, non riguardano quindi unicamente scali del sud Europa, come inizialmente sostenuto da alcune ricostruzioni.

Di recente, ricorda il FT, l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary non ha usato mezzi termini per criticare questo sistema. “Giusto gli europei potevano inventarsi una porcheria simile”, ha detto agli investitori il mese scorso (utilizzando termini più volgari) e riferendo che la sua compagnia aveva registrato incrementi consistenti delle code in 15 diversi aeroporti.

Nelle fasi di picco della giornata, in cui le code si allungano di più, molti gestori aeroportuali sospendono parte dei requisiti Ees, come la registrazione delle impronte digitali. Ma questa flessibilità è prevista concludersi a settembre. Per questo 8 paesi membri hanno già chiesto alla Commissione europea di prorogarla e a loro si è aggiunta la Svizzera. Un portavoce della Commissione a espresso aperture all’ipotesi di proroghe.

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