Milano, 6 ago. (askanews) – Francesco Guccini è morto nella sua casa di Pavana, sull’Appennino tra Emilia e Toscana, all’età di 86 anni. Ad annunciarlo è stata la famiglia, spiegando che, nel rispetto delle sue volontà, i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata. A settembre sarà invece organizzata una cerimonia commemorativa aperta a chi vorrà rendergli omaggio.
Tra i più grandi cantautori della musica italiana, Guccini ha raccontato per oltre quarant’anni il Paese attraverso poesie in musica diventate patrimonio collettivo. Dio è morto ed Auschwitz, dove a 50 anni dal brano è andato in viaggio in treno. Poi La locomotiva, Cyrano, Incontro e L’avvelenata.
I suoi testi hanno intrecciato memoria, poesia, ironia e impegno civile, conquistando generazioni diverse. Ha scritto sedici album in studio, privilegiando sempre il rapporto diretto con il pubblico più che le apparizioni televisive.
Prima del debutto come interprete aveva firmato successi per Equipe 84 e Nomadi. Parallelamente alla musica è stato insegnante di italiano a Bologna e, negli anni successivi, anche scrittore, pubblicando romanzi spesso ambientati tra i luoghi dell’Appennino a lui più cari.
Per molti è stato il cantautore dell’impegno politico. Vicino alla sinistra, ma sempre refrattario alle etichette, Guccini ha raccontato conflitti sociali, Resistenza, libertà e disincanto, preferendo il dubbio agli slogan. Nei suoi brani la politica è stata soprattutto uno strumento per interrogare la realtà, senza rinunciare all’ironia e allo spirito critico.
Dopo l’ultimo album in studio, L’Ultima Thule, pubblicato nel 2012, aveva scelto di congedarsi dalla musica per dedicarsi soprattutto alla scrittura e alla vita nella sua Pavana, il luogo delle radici a cui è rimasto legato fino all’ultimo.





