Roma, 16 lug. (askanews) – Il sospiro di sollievo tirato questa mattina resta privato. Nel giorno del primo via libera della Camera alla legge elettorale, Giorgia Meloni interviene via social su vari argomenti, compresi i dati Invalsi sul calo dell’abbandono scolastico che definisce “la notizia più bella di oggi”. Nulla sul delicato passaggio che la sua maggioranza ha affrontato a scrutinio segreto – e superato – in occasione del voto finale. Un silenzio molto diverso da quello che due giorni fa l’aveva portata a intervenire per ben due volte – prima per sfidare le opposizioni e poi per esprimere il suo rammarico – in occasione dell’emendamento sulle preferenze poi fragorosamente bocciato per un voto. Perché è su quell’aspetto in particolare che la presidente del Consiglio vuole provare a capitalizzare il consenso. Quello della legge elettorale, notoriamente, non è un argomento che appassiona l’opinione pubblica. Anzi, dai più è percepito come un tema distante dai problemi della gente. Anche per questo Meloni ha sempre sottolineato che si trattava di una proposta parlamentare e non governativa, pur avendo difeso in più occasioni l’impianto con premio di maggioranza ‘che consente di sapere un minuto dopo chi ha vinto le elezioni’.
Ma quello sulle preferenze è un altro discorso. Perché al di là della rivendicazione di coerenza rispetto a una posizione storica del partito, c’è soprattutto il tema – molto più pop – del dare ai cittadini modo di scegliere i propri eletti. L’emendamento poi bocciato alla Camera, per la verità, prevedendo il capolista bloccato di margini di arbitrio ne lasciava pochi. Ma il punto, come sempre, è il messaggio. Ed è anche in base alla presa che avrà dimostrato di avere – viene spiegato – che la presidente del Consiglio deciderà come procedere a questo punto. Anche perché si tratta di un campo di gioco su cui a incalzarla c’è pure Roberto Vannacci.
All’orizzonte per Meloni c’è la annunciata “riflessione” sulla coalizione da fare dopo lo scivolone di due giorni fa, ma anche la necessità di decidere cosa fare al Senato. Il presidente Ignazio La Russa ha suggerito una strada: ripresentare la proposta di modifica e votarla a palazzo Madama dove non è previsto sul punto lo scrutinio segreto. Un percorso che ha molte incognite, a cominciare dai dubbi degli alleati, ma che soprattutto comporterebbe un ritorno alla Camera che nemmeno la richiesta di fiducia potrebbe mettere al riparo dai rischi del voto finale segreto. Per questo, spiega un big di via della Scrofa, prima di prendere una decisione di potenziale nuova tensione nel centrodestra si cercherà di capire anche quanto sia passato nell’opinione pubblica il concetto che Giorgia Meloni le ha difese a spada tratta.
Dentro Fratelli d’Italia, comunque, già si ragiona su tempi e modi dell’iter. L’obiettivo è che il testo, che verrà subito incardinato, possa essere licenziato già prima della pausa estiva dalla commissione che, al momento, ha solo l’ingombro di un pur delicato decreto, quello in materia di giustizia, immigrazione e asilo. L’idea, quindi, è quella di portare il provvedimento in aula già alla ripresa dei lavori a settembre. E’ chiaro che mantenerlo nella stessa versione approvata alla Camera più difficilmente potrebbe giustificare nuove perplessità degli alleati. Un chiarimento sarà inevitabile, non tanto sulla legge elettorale in sé, quanto su come affrontare – e fino a quando – il prosieguo della legislatura. Nelle ore della furia post bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, la presidente del Consiglio aveva spiegato ai suoi di non essere intenzionata a tirare a campare. Passata la rabbia, resta però la riflessione da fare a mente fredda. Perché i prossimi mesi sono quelli che portano dritti alle elezioni e sono utili solo se non si comincia a scricchiolare ogni giorno di più. L’ordine di scuderia, al momento, è però quello di andare avanti. Dritti fino alle celebrazioni per il governo più longevo che il partito sta già organizzando per il 4 e 5 settembre in una città del Sud. Votare a marzo o ad aprile – viene spiegato – non è una opzione, la riflessione in corso semmai è tra “l’election day o la legislatura va a scadenza naturale”. Salvo nuovi incidenti.





