Cresce l’export e tengono bene i consumi interni
di Alessandra Cori
Al di là dei dazi di Trump e delle perturbazioni internazionali, il settore dei salumi Made in Italy ha chiuso un 2025 molto positivo con una lieve crescita della produzione, un consolidamento del fatturato, pari a 9,6 miliardi di euro, corrispondente ad un aumento dell’1,9% sul 2024, e, nonostante le problematiche internazionali, ha raggiunto il record delle esportazioni con un giro d’affari di 2,5 miliardi e una crescita rispetto all’anno precedente del 5,3% sia in volume che in valore.
I positivi numeri del settore della salumeria sono stati resi noti durante l’assemblea di ASSICA, l’Associazione delle industrie dei salumi e delle carni preparate, svoltasi a giugno a Roma.
“I dati confermano – ha commentato il Presidente di Assica, Lorenzo Beretta – che nonostante il contesto economico dominato dall’incertezza e dalla prudenza dei consumi, il nostro comparto ha registrato una lieve crescita sul mercato interno. Nel 2025 la produzione nazionale si è attestata a 1,2 milioni di tonnellate, in aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente, per un valore complessivo di 9,6 miliardi di euro. La disponibilità al consumo sul mercato nazionale ha raggiunto 989.200 tonnellate con un leggero miglioramento di 0,5%, mentre il consumo apparente pro capite ha raggiunto quota 16,6 chilogrammi annui, confermando il ruolo che i salumi continuano a occupare nelle abitudini alimentari degli italiani”.
Sempre con riferimento al mercato interno, ASSICA sottolinea, come il prodotto più consumato resti il prosciutto cotto con una quota di mercato del 28,1% del totale dei salumi consumati in Italia. A seguire il prosciutto crudo stagionato (21%), la categoria mortadella e wurstel (19,6%), il salame con l’8,3% e la bresaola con il 2,4%.
A un mercato interno in sostanziale tenuta ha fatto da positivo contraltare l’export, che anche nel primo trimestre cresce in quantità dell’1,9% a fronte di una lieve contrazione dei prezzi.

A trainare la crescita nel 2025 sono stati soprattutto i mercati dell’Unione europea, che hanno assorbito 163.810 tonnellate di salumi italiani per un valore di 1,7 miliardi di euro, con incrementi rispettivamente del 6,4% e del 6,6% rispetto al 2024. Più contenuta, invece, la crescita nei Paesi terzi, dove le esportazioni hanno raggiunto 67.835 tonnellate per un valore di circa 810 milioni di euro, in aumento rispettivamente del 2,9% e del 2,6%.
Tra i principali mercati europei, si segnalano le ottime performance registrate in Spagna con 11.304 tonnellate (+30,7%) per un valore di 71,8 milioni di euro (+18,1%) e Regno Unito, +7,6% in quantità e +6,6% in valore, con invii per 18.919 tonnellate e 240,6 milioni di euro. Francia e Germania si sono confermati i primi due mercati di destinazione in termini assoluti, con un valore complessivo di circa 867 milioni di euro e, da soli, assorbono oltre il 50% delle spedizioni di salumi Made in Italy.
Sul fronte extra europeo, restano significativi i risultati ottenuti in Canada mentre gli Stati Uniti, primo mercato extra UE per i salumi italiani, hanno registrato una flessione sia in volume (-3,8%) sia in valore (-5,8%), risentendo dell’incertezza del quadro commerciale internazionale e delle difficoltà legate all’accesso ai mercati.
Non mancano comunque le criticità. Resta sempre alta l’attenzione sul fronte della peste suina africana. Al momento l’unico cluster aperto è quello del Nord Ovest dove sono stati rinvenuti alcuni focolai nel cuneese molto prossimi ad alcuni allevamenti.
“Sono già partite le attività di sorveglianza rinforzata – spiega il Direttore di ASSICA, Davide Calderone – usando i ‘binomi cane-uomo’. Si tratta di una strategia che prevede prima l’utilizzo di cani molecolari addestrati per individuare le carcasse di cinghiali che sono veicolo del virus. In seguito, intervengono gli addetti specializzati per rimuoverle e bonificare l’ambiente”.
Altro punto critico è l’Appennino. A breve sarà realizzato un “barrieramento” nei pressi dell’autostrada A1 e di Barberino del Mugello per contenere l’infezione e partire con la bonifica dei territori. tracciando una “linea gotica” per evitare che l’infezione si propaghi verso Sud.
In conclusione, il mercato dei salumi italiani appare in ottima salute. Siamo presenti in più di cento Paesi spesso con prodotti, come il prosciutto crudo, che i consumatori internazionali non conoscevano mentre ora è per loro più che familiare insieme con pancetta e guanciale trainati dalle oramai internazionali ricette di Carbonara e Amatriciana.





