
Malpensa è diventato un ottimo aeroporto internazionale, ma persistono ancora alcuni problemi. Il mio rapporto di amore-odio con MXP (come lo scalo milanese è chiamato dai conoscitori) è iniziato quando si è inaugurato il Terminal 1, il 25 ottobre del 1998: lo stesso giorno del mio compleanno, quando sono sbarcato da un volo da New York, JFK.
Ad accogliermi c’era un lungo ritardo nell’apertura delle porte per la mancanza delle scalette per le discese (non tutte le porte erano ancora provviste di pontili d’imbarco o jet bridge). Questa “prigionia” dentro l’aeromobile era stata poi documentata in un articolo per “Il Centro”, quotidiano abruzzese con cui avrei collaborato stabilmente 27 anni dopo. Quell’inizio mi aveva già fatto rimpiangere il “vecchio” terminale, che sarebbe poi diventato il Terminal 2 e che, da terminale principale, era comodo e semplice da navigare. All’epoca il T1 di Malpensa aveva ancora il vantaggio di non essere stato scoperto dalla massa di turisti che continuava a preferire Roma-Fiumicino. Infatti, i pochi voli quotidiani tra JFK e MXP non erano mai pieni e si viaggiava comodi.
Ma i problemi non erano finiti: nonostante fosse stato battezzato “Malpensa 2000”, allo scalo mancavano prese per le ricariche di cellulari e computer e i passeggeri intraprendenti andavano alla ricerca di prese elettriche, muovendo persino gli armadi che vedevano presso i bar. Il problema era così sentito che Malpensa era stato rinominato “Malapensata” ed era stato argomento di un mio articolo del 2015 sul quotidiano delle Marche “Corriere Adriatico”. Articolo che mi fruttò una querela per diffamazione perché non apprezzato dai responsabili dello scalo.

E ora l’ultimo (speriamo) problema: il controllo passaporti sia all’entrata che all’uscita. Le file per passare la frontiera sono diventate enormi con l’aumentare dei passeggeri, che oggi sembrano invece preferire Milano a Roma. Mentre Roma Fiumicino prende premi per efficienza e comodità, Milano-Malpensa sta sprofondando nel cerchio degli accidiosi (a dirla come Dante). Questa volta il problema è stato riconosciuto dagli amministratori dello scalo, ma scaricato su altri per via della “carenza di agenti dedicati al controllo dei passaporti”. Con 31 milioni di passeggeri nel 2025, Malpensa, dicono, ha raggiunto il traguardo storico di passeggeri, ma il numero di addetti ai controlli di frontiera non è aumentato. Ufficialmente Malpensa è oggi il nono aeroporto più grande del mondo e il sesto in Europa. Sempre ufficialmente, lo scalo è stato intestato a Silvio Berlusconi, e subito ribattezzato dal solerte sito Dagospia: “L’aeroporto Bunga-Bunga”. La SEA, il gestore degli aeroporti di Milano (una società per azioni controllata al 54,81% dal Comune di Milano), mi informa via e-mail che i “controlli sono effettuati dalla Polizia di Frontiera, autorità competente in materia, e non sono gestiti direttamente dall’aeroporto”.
La carenza di poliziotti al controllo passaporti è quindi un problema originato a Roma (Ministero dell’Interno). Non per fare il complottista, ma non vorrei si verificasse la stessa situazione di quando, nel 2004, si fece morire MIFED, popolare fiera internazionale dell’audiovisivo di Milano, per favorire la creazione di una fiera analoga a Roma, evento internazionale mai decollato.





