La rilettura firmata da Ivan Cavallari conquista Montréal: una produzione dal forte cuore tricolore che unisce tradizione, contemporaneità e un messaggio di libertà
MONTRÉAL – Un classico senza tempo, un’opera iconica, uno dei balletti più celebri al mondo. Il lago dei cigni, nella rilettura The Lake del direttore artistico de Les Grands Ballets Ivan Cavallari, ha conquistato Montréal. Lo spettacolo – presentato il 28 maggio alla Salle Wilfrid-Pelletier della Place des Arts e in programmazione fino al 7 giugno – si allontana dalla versione del 1895 di Marius Petipa e Lev Ivanov sulle musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Le differenze emergono nella drammaturgia, nella struttura in due atti, in alcuni interventi sulla partitura e nel messaggio che attraversa l’opera.
Il filo conduttore di questa produzione è la forte impronta italiana. Accanto a Cavallari figurano lo scenografo Edoardo Sanchi, docente all’Accademia di Brera e suo storico collaboratore, e la costumista Maria Porro, presidente del Salone del Mobile, definiti dal direttore artistico “tra i migliori al mondo nel settore”. Sul palco brillano inoltre Rachele Buriassi, intensa Odette, il Cigno Bianco, e Aurora De Mori, seconda interprete del ruolo.

Alla prima, Il Cittadino era presente e, prima dell’alzata del sipario, ha incontrato Cavallari per parlare del suo The Lake.

“Ho voluto aspettare una certa maturità artistica prima di affrontare quest’opera – racconta – anche perché desideravo personalizzarne la drammaturgia e trovare un nuovo modo di raccontarla”. Niente più regni, principi e principesse, ma “un’altra forma di noblesse, un realismo magico”.
Nella versione originale, il principe Siegfried incontra Odette, vittima di un incantesimo lanciato da uno stregone che la trasforma in cigno bianco durante il giorno. Profondamente innamorato, Siegfried può spezzare il sortilegio sposandola, ma lo stregone orchestra un inganno affinché sua figlia Odile, il cigno nero, assuma le sembianze di Odette per sedurre il principe.
In The Lake, invece, la vicenda si sposta nel competitivo universo della moda e dei profumi. Odile – interpretata dalla promettente Anaïs Roy – è il volto del profumo Vertige Noir. Il suo compagno Siegfried (Esnel Ramos) incontra Odette, giovane e brillante ballerina della Scuola Imperiale, proponendole di candidarsi come testimonial della nuova fragranza Cygne Blanc. Da quel momento, per Odile, nasce una rivalità destinata a segnare la storia.

“Il cigno nero è innamorato della gloria, del successo e dell’essere sempre al centro dell’attenzione, mentre il cigno bianco è una giovane introversa che sogna di interpretare Il lago dei cigni tradizionale – spiega Cavallari – ma si ritrova intrappolata nell’industria dell’immagine, che vuole trasformarla in qualcosa che non è”. Alla fine, “riesce a liberarsi e a restituire umanità anche agli altri cigni”. Dietro il sogno costruito dalla pubblicità emerge così una riflessione sull’identità e sulla pressione sociale. Il messaggio è chiaro: ritrovare la propria umanità e la propria indipendenza di pensiero. “Volevamo liberare Odette, ma anche Odile, da piume difficili da portare. La società spesso ci impone come pensare e chi essere. Odette ritrova la forza di dire no”.
Tra le innovazioni introdotte da Cavallari spiccano, inoltre, la struttura in due atti, le nuove coreografie e la rielaborazione di alcuni passaggi della partitura di Čajkovskij.
“Ho voluto rendere il tutto un po’ più contemporaneo perché mi piace poter parlare anche alle nuove generazioni, costantemente bombardate da nuove immagini e dai telefonini”. Questo lo ha spinto a dividere lo spettacolo in due atti, eliminando i classici tutù in molte scene e introducendo costumi minimalisti e moderni. Allo stesso tempo, però, ha mantenuto un linguaggio classico e neoclassico: “Ho ricoreografato completamente The Lake, conservando le grandi scene d’insieme e i celebri passi a due del Cigno Bianco e del Cigno Nero”.

Di grande impatto la scenografia dinamica di Edoardo Sanchi, costruita attraverso una continua successione di ambientazioni: dai set pubblicitari alla Scuola Imperiale, fino a una fermata dell’autobus che attraversa il palco immersa nel traffico urbano. Le grandi tende azzurre evocano il movimento delle onde, mentre flash e pannelli pubblicitari contribuiscono a creare un effetto cinematografico preciso e coinvolgente.
Anche i costumi di Maria Porro, pur nella loro essenzialità, risultano particolarmente efficaci. Odile appare in total black, con piume nere e dettagli verdi accompagnati da un trucco dark e glamour: smokey eyes scuro intenso, eyeliner allungato e sguardo marcato. Odette, invece, indossa un costume contemporaneo dalla silhouette leggera e trasparente, con una corsetteria minimale composta da fasce geometriche e dettagli luminosi che illuminano il profilo. Il tutto impreziosito da ali piumate bianche che richiamano l’immaginario tradizionale del cigno bianco.
Sul piano musicale Cavallari mantiene protagonista Čajkovskij, ma elimina le danze di carattere presenti nella versione storica. “Erano figlie di un’altra epoca e oggi risultano fuori contesto”. Al loro posto inserisce un passaggio della Sinfonia n. 6 Patetica dello stesso autore, scritta pochi giorni prima della sua morte: “Contiene sentimenti potentissimi. È come l’ultimo respiro del compositore e termina con un silenzio geniale che segna una fine, ma anche un nuovo inizio. Si esce da un costume per ritrovare un’umanità”.
Ad eseguire la complessa partitura è stata l’Orchestre des Grands Ballets, diretta con sensibilità e precisione da Dina Gilbert.
A dare ulteriore forza alla produzione è stato l’imponente numero di interpreti coinvolti. Sul palco si sono esibiti 75 ballerini e ballerine, tra cui una trentina di giovanissimi allievi dell’École supérieure de ballet du Québec. La loro presenza ha aggiunto freschezza e vitalità allo spettacolo, offrendo alcuni dei momenti più spontanei della serata. Nelle scene corali si potevano vedere convivere sullo stesso palcoscenico tre generazioni di danzatori, simbolo concreto della continuità e della trasmissione dell’arte della danza.
La versione “italiana” de Il lago dei cigni firmata da Ivan Cavallari si rivela un esperimento pienamente riuscito. Misurarsi con un capolavoro di tale portata senza tradirne l’essenza è una sfida complessa, ma il direttore artistico trova un equilibrio convincente tra tradizione e innovazione, offrendo una lettura personale e coerente dell’opera. A confermarlo sono stati i lunghi applausi della serata inaugurale, il tutto esaurito e un pubblico visibilmente
conquistato.
Per informazioni e biglietti: www.grandsballets.com





