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Il DG De Carolis: “Aiutiamo la Comunità e siamo diversi dalle banche”

Cassa Popolare Canadese Italiana: crescita costante e forte impegno comunitario

I MembrI dEL CONSIGLIO D’Amministrazione. Da sinistra: Nick Panetta, Marie-Eve Di Genova, Massimiliano Bernardo, Claude Gobeil, Carole Gagliardi, Mariano De Carolis, Michael Di Grappa, Patricia Occhiuto, Serge Branconnier, Maria-Grazie Di Lillo, Anna Cortina e Yannick Warin

 

MONTRÉAL –   Oggi la Cassa gestisce 3,2 miliardi di volume d’affari, serve 34.704 membri attraverso 9 centri di servizio e ha chiuso l’anno con profitti in crescita del 40% rispetto al 2024. In un contesto economico segnato dall’instabilità geopolitica, numeri di questo tipo non si spiegano solo con la congiuntura favorevole. Ce lo ha confermato il direttore generale Mariano De Carolis, in carica dal 2001.

 

Direttore, 25 anni alla guida della Cassa. Com’è andata nel 2025? “È stato un anno favoloso sotto tutti i punti di vista: il volume d’affari ha superato i 3,2 miliardi, i profitti sono cresciuti del 40% rispetto al 2024 e con loro anche il ristorno, aumentato del 15%”.

 

Quanto avete investito nella Comunità l’anno scorso? “In fondi diretti, 244.000 dollari — rispetto ai 190.000 del 2024, una crescita significativa.  Ma il quadro reale è più ampio. Quando presiedo a titolo onorario un evento comunitario, la mia presenza porta con sé la rete e la credibilità della Cassa, e questo genera risorse aggiuntive. Quando coinvolgiamo i membri in una raccolta per la CIBPA o per il Santa Cabrini, quello sforzo vale quanto i fondi stessi. Sommando tutto, la Cassa ha rimesso quasi 900.000 dollari nella Comunità. Facciamo da traino: dove andiamo noi, arrivano anche gli altri”.

 

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Quasi 35.000 membri, 1.300 nuovi solo nel 2025. Eppure il Québec conta 9 milioni di abitanti. C’è ancora spazio per crescere? “Certo. La Comunità italiana di Montréal conta quasi 300.000 persone, quindi il potenziale è ancora largamente inespresso. Noi siamo presenti ovunque — cultura, sanità, scuola, parrocchie — e abbiamo nove centri di servizio, contro uno ciascuno delle altre due casse etniche, l’ucraina e la portoghese. La struttura c’è, la volontà anche. Quello che chiediamo è un passo in più dalla Comunità: sostenerci con la stessa coesione che sanno esprimere altre Comunità”.

 

Puntate molto sulla digitalizzazione. È davvero la strada giusta? “É una parte della strada, non tutta. La nostra applicazione è tra le più complete in Canada: investimenti, pagamenti, apertura di conti, richieste di carta di credito o di ipoteche — tutto accessibile dal telefono, a qualsiasi ora. Ma la tecnologia da sola non basta. Le persone usano l’app, certo, poi però vengono a trovarci per assicurarsi di fare la scelta giusta. Vogliono guardare in faccia qualcuno di cui si fidano. Il nostro vero vantaggio competitivo è saper coniugare l’efficienza digitale con la relazione umana”.

 

La  sede centrale nella Piccola Italia vi rende un punto di riferimento iconico, che va oltre la finanza… “É così ed è qualcosa in cui crediamo profondamente. Ogni settimana collaboriamo con il CRAIC per garantire pasti a chi non può permetterseli. Con l’ospedale Santa Cabrini abbiamo avuto un ruolo determinante nel finanziamento del nuovo blocco operatorio. Alla CIBPA destiniamo oltre 25.000 dollari all’anno per le borse di studio. Poi ci sono la Casa d’Italia, il Centro Leonardo da Vinci, la Fondazione Italo-Canadese, il Congresso Nazionale  degli Italo-Canadesi-QC ed i Servizi Comunitari. Siamo presenti in ogni angolo della vita comunitaria. E quando qualcuno non sa a chi rivolgersi, viene alla Cassa. È il nostro ruolo e ne siamo fieri”.

 

Parliamo del ristorno: quanto incide davvero per un membro? “Per il 2025 abbiamo previsto un ristorno complessivo di 2,6 milioni di dollari: 2,4 milioni distribuiti direttamente ai membri e 260.000 alla Comunità. In termini concreti, un membro che utilizza almeno 4 prodotti finanziari riceve fino a 75 dollari all’anno come ristorno, più un ristorno sugli investimenti e sugli altri servizi. È un ritorno tangibile che nelle banche tradizionali non esiste”.

 

Banca e Cassa: lei tiene molto a questa distinzione. Perché? “Perché cambia tutto. Da noi, in occasione dell’assemblea generale annuale, i membri votano per le proposte fatte dal consiglio di amministrazione: sono loro i veri proprietari. È un modello cooperativo che mette al centro le persone: ascoltiamo i loro bisogni e rimaniamo al loro servizio. E a fine anno, invece di distribuire utili agli azionisti come fanno le banche, distribuiamo il ristorno ai soci. Quando qualcosa non va, sono io a rispondere direttamente ai membri. Con la mia équipe, lavoriamo per loro e li accogliamo con immenso piacere”.

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