La Premier Meloni: ‘‘Rispettiamo la decisione. Occasione persa, andiamo avanti’’. Schlein (Pd): ‘‘C’è già una maggioranza alternativa’’. Conte (M5S): ”Avviso di sfratto per il governo”

ROMA – È ufficiale la vittoria del ‘No’ al referendum sulla riforma della giustizia. Terminato lo spoglio in 61.531 sezioni su 6.533 (con due sezioni che devono essere riconteggiate) e mentre mancano circa 200 sezioni estero, in base ai dati disponibili sul sito Eligendo del Ministero degli Interni, il No ha ottenuto il 53,74% (14.461.074 voti) mentre il Sì il 46,26% (12.448.047 voti). La Premier Giorgia Meloni con un video sui social ha ameesso la sconfitta: “La sovranità appartiene al popolo. Rispettiamo la decisione, resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa. Andremo avanti”. Anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio prende atto “con rispetto della decisione del popolo sovrano”. “Ce l’abbiamo messa tutta”, ha detto Nicolò Zanon, presidente del comitato del Sì. “Quando i cittadini si esprimono hanno sempre ragione. Rimaniamo convinti, come milioni di italiani che meritano rispetto e gratitudine, che sia necessario migliorare il sistema della giustizia. Anche per questo, il governo deve andare avanti con compattezza e determinazione’’: è il commento del segretario della Lega, Matteo Salvini, in una nota.
Esultano le opposizioni. ‘‘Dalle urne arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, ma anche a noi. C’è già una maggioranza alternativa al governo’’, ha commentato la segretaria del Pd, Elly Schlein. Ancora più netto il Presidente del M5S, Giuseppe Conte: ‘‘Grande rimonta, un avviso di sfratto al governo’’. ‘‘Il No a sorpresa ha vinto – ha dichiarato il presidente di Italia Viva, Matteo Renzi – Oggi si consuma un fatto politico enorme, quando il popolo parla il palazzo deve ascoltare. Questo è un passaggio importante per Meloni, che ci ha detto di essere benedetta e baciata dal consenso. Hanno scelto di fare molto più che personalizzare. Oggi il messaggio forte e chiaro è che c’è una sconfitta sonora, prima che delle ragioni del Sì, del governo e del modo arrogante con cui ha voluto fare questa riforma’’. ‘‘Un duro colpo», ‘‘una grave sconfitta’’, ‘‘la storia d’amore con gli elettori è giunta al termine’’: questi i primi commenti ‘‘a caldo della stampa straniera sull’esito del voto del referendum costituzionale in Italia.
Affluenza definitiva al 58,93%. Record di affluenza al referendum sulla riforma della Giustizia: alle urne si è recato il 58,93% degli aventi diritto, secondo i dati definitivi di Eligendo, la piattaforma del Viminale, che registra i risultati di 61.533 sezioni allestite in Italia. L’Emilia-Romagna si conferma la regione dove si è votato di più: la partecipazione è stata del 66,6%, quasi 8 punti in più rispetto alla media nazionale. Subito dopo c’è la Toscana, con un’affluenza intorno al 66,2%. Seguono l’Umbria con il 65%; la Lombardia, le Marche e il Veneto con oltre il 63%; il Piemonte e la Liguria con il 62%, il Lazio con il 61,6%, l’Abruzzo con il 60,5%, la Valle d’Aosta con il 58,5%, . Si è votato di meno, invece, in Molise (54%), Basilicata (53,2%), Trentino-Alto Adige e Sardegna (52,5%), Puglia (52%), Campania (50%), la Calabria (48,3%). La Sicilia fanalino di coda per affluenza al referendum sulla giustizia, ultima tra le regioni con circa il 46,1%. Per quanto riguarda le grandi città, il record di affluenza lo registrano Firenze e Bologna, con il 70%, seguite da Milano (64,6%) e Roma (62,5%), Venezia (62,3%). Al Sud i dati sono più bassi: affluenza del 53,8% a Bari, del 49% a Napoli e Reggio Calabria, del 46,3% a Palermo.
In tutte le grandi città domina il ‘‘No’’. Le grandi città italiane si schierano contro la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura. Secondo i dati diffusi dalla piattaforma Eligendo del Viminale quando mancano una manciata di sezioni ancora da scrutinare, il No prevale nettamente in tutte le principali città della Penisola. Al primo posto della classifica delle grandi città italiane contrarie alla riforma si piazza Napoli, dove il No raggiunge il 75,4% contro il 24,5% del Sì. Percentuali elevate per il No anche a Bologna (68,2%), Palermo (68%) e Firenze (66,5%). A Torino il No si attesta al 64,7% contro il 35,3% del Sì, mentre a Genova sfiora il 64,1% a fronte del 35,9% registrato dal No. A Bari il No raggiunge il 62,8%, con il Sì al 37,2%. A Roma, il No si ferma al 60,3% contro il 39,7% del Sì, mentre a Milano si registra un 58,4% per il No e un 41,6% per il Sì. La forbice più stretta si registra a Venezia che con il 55,2% dei No contro il 44,8% dei Sì risulta la città italiana più “equilibrata” nella scelta tra il Sì e il No.

Voto all’estero: solo in Europa vince il ‘‘No’’. Il voto degli italiani all’estero mostra una tendenza in controtendenza rispetto ai risultati registrati all’interno dei confini nazionali. Con 41 sezioni di voto ancora da scrutinare su 2.207 totali, il SÌ è in testa con il 56,219 % delle preferenze, pari a 787.257 voti, contro i 613.353 per il NO (43,79 %).
Analizzando i risultati per aree geografiche, il NO è in vantaggio solo in Europa, dove raggiunge il 56,23 % contro il 43,77 % per il SÌ . In tutte le altre ripartizioni, invece, il voto favorevole alla riforma prevale: in Sudamerica il SÌ ottiene il 72,9 %, in Nord e Centro America il 57,74 %, e in Africa‑Asia‑Oceania il 52,9 %.
Tra i dati più significativi si segnalano i risultati in Svezia e Norvegia, dove il NO supera il 70 %, e le performance analoghe del NO anche nel Regno Unito e in Belgio, dove supera il 60 %. In Nord America il SÌ è maggioritario con il 53,96 % negli Stati Uniti e il 61,60 % in Canada. In Sudamerica, paesi come Brasile e Argentina superano il 70 % di voti a favore, mentre in Cile il Sì raggiunge il 79,43 % e in Venezuela l’87,45 %. Al contrario, in paesi come Cina, India e Russia prevale maggiormente il NO.
I dati (Eligendo.it) sono aggiornati alle 18:15 (ora di Montréal) di lunedì 23 marzo 2026.
Cosa (non) cambia per la magistratura. La riforma approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025 è stata respinta, confermando l’attuale assetto della magistratura. Con la vittoria del No, non è stata introdotta la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: entrambi restano parte dello stesso ordine giudiziario, con possibilità di passaggi di ruolo limitati ma formalmente previsti. Il Consiglio Superiore della Magistratura è rimasto unico, continuando a occuparsi di nomine, trasferimenti, progressioni di carriera e procedimenti disciplinari. Non è stato attivato il sistema di sorteggio per alcuni membri degli organi di autogoverno, né è stata istituita l’Alta Corte disciplinare. Il voto contrario non ha modificato direttamente i processi né influenzato la durata dei procedimenti giudiziari. Questioni come lentezza dei processi, sovraffollamento delle carceri o carenza di personale restano quindi da affrontare attraverso leggi ordinarie o future riforme.





