Verso i giochi invernali di Milano-Cortina 2026

Due mesi di ritiro in Canada, con il sostegno della comunità italiana, per affinare gioco e identità: entusiasmo, risultati e ambizioni olimpiche per stupire, raccontati dai protagonisti

MONTRÉAL – Italia e Canada non sono mai stati così vicini sportivamente parlando: dal 22 novembre al 23 gennaio la Nazionale femminile italiana di hockey su ghiaccio ha scelto Montréal come base per il ritiro in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. La squadra, guidata dall’head coach Eric Bouchard e dall’assistant coach Alexandre Tremblay, si allena al Verdun Auditorium e al Centre 21.02, usufruendo di strutture professionali e di un ambiente altamente competitivo.
Il team vanta un forte legame con il Québec: tra le atlete, diverse hanno doppia cittadinanza, come Kristin Della Rovere, Gabriela Frances Durante, Laura Fortino, Kayla Tutino e Kristen Guerrero, con queste ultime due originarie di Montréal. La rosa complessiva conta 24 giocatrici, tra cui anche tre italo-americane: Amie Varano, Jacqueline Malca Pierri e Justine Reyes.
Durante il ritiro, la nazionale tricolore ha disputato partite intense contro le compagini femminili universitarie quebecchesi, mettendo in mostra tecnica di alto livello, schemi efficaci e grande coesione. Le azzurre hanno superato le Montréal Carabins (7-0), le Concordia Stingers Women (10-0), le McGill Martlets (7-0) e le Gaiters – Bishop’s University (4-1), confermando di essere affiatate e preparate in vista della sfida olimpica.
La presenza delle “donne del ghiaccio” ha suscitato notevole interesse nella comunità italiana di Montréal, che ha accolto con entusiasmo le giocatrici e partecipato alle partite con bandiere, intonando l’Inno di Mameli e creando un’atmosfera di calore e sostegno.

In particolare, durante la partita contro le McGill Martlets dell’8 gennaio, Il Cittadino Canadese ha avuto l’opportunità di assistere all’incontro. Gli onori di casa sono stati fatti dalla prof.ssa Anja Geitmann, vice-presidente McGill per i rapporti internazionali, insieme a Guillame Cossette, direttore associato McGill per i rapporti internazionali. Tra gli ospiti i Consoli Generale e Commerciale d’Italia, Enrico Pavone e Fortunato Mangiola, la presidente del Com.It.Es, Anna Colarusso, e numerosi spettatori italiani e canadesi.
A fine partita, abbiamo avuto il piacere di intervistare due protagonisti della spedizione azzurra: la colonna difensiva e capitana Nadia Mattivi e l’assistente allenatore Alexandre Tremblay, che ci hanno raccontato il dietro le quinte del ritiro e le ambizioni della squadra in vista dei prossimi Giochi Olimpici invernali.
Nadia Mattivi: “Vogliamo stupire il mondo dell’hockey”
“La prima volta siamo venute qui nell’estate del 2024 – ha raccontato la capitana Nadia Mattivi – poi siamo tornate a dicembre dello stesso anno. Ormai conosciamo bene Montréal e le sue strutture: ci troviamo molto bene e sentiamo anche il supporto della comunità italiana. Questo ci ha spinto a tornare”. Un ruolo importante, ha sottolineato Nadia, lo ha avuto la giocatrice italo-quebecchese Kayla Tutino: “Grazie a lei siamo entrate in contatto con molti italiani e canadesi che vivono a Montréal e che ci hanno dato una grande mano”. Parlando del gruppo, la capitana ha elogiato lo spirito della squadra: “Siamo molto unite, una vera famiglia. Ho giocato in squadre di diversi Paesi, ma non avevo mai trovato un team con questo livello di passione e di voglia genuina. È qualcosa di speciale”. Nonostante esista un campionato italiano di hockey, Mattivi ha spiegato che “la maggior parte di noi gioca all’estero: in Svezia o nei college americani e canadesi”. Sulla sua passione personale, Nadia ha raccontato: “Sono nata a Baselga di Piné, in Trentino, una zona dove ci sono quattro stadi di hockey nel raggio di dieci minuti. In questi contesti è normale praticare pattinaggio o hockey. Ho iniziato a quattro anni perché mio fratello maggiore giocava. Da lì è scoccata la scintilla e non ho mai praticato altri sport”. Poi, parlando dell’aspetto tecnico, ha aggiunto: “Molte di noi sono cresciute giocando con i ragazzi, perché non c’erano abbastanza ragazze per formare squadre femminili. Siamo quindi abituate alla fisicità. Adesso, anche nell’hockey femminile hanno iniziato a permettere le cariche, il che rende il gioco più veloce. Qui a Montréal se ne sono viste meno perché abbiamo disputato delle amichevoli contro squadre più giovani, ma alle Olimpiadi ci saranno sicuramente più scontri. E noi non ci tireremo sicuramente indietro”. Infine, sui prossimi giochi invernali, Mattivi, da grande leader dentro e fuori dal campo, ha sottolineato ambizione e determinazione: “Storicamente non siamo una nazione di riferimento in questo sport e nel ranking mondiale siamo la squadra meno favorita. Negli ultimi due anni, però, la Federazione ha fatto un investimento importante: più strutture, più risorse e allenatori di alto livello. Vogliamo stupire il mondo dell’hockey. Nessuno si aspetta un’Italia combattiva, ma noi lotteremo e daremo il massimo in ogni gara. Il nostro obiettivo è raggiungere i quarti di finale e poi vedere cosa succede”.
Alexandre Tremblay: “Le Olimpiadi sono il palcoscenico più importante che esista”
“C’è un grande legame tra il Québec e l’Italia”, ha esordito Tremblay, indicando come lo staff tecnico della Nazionale italiana è composto quasi interamente da quebecchesi: oltre ad Alexandre Tremblay, infatti, ci sono l’head coach Éric Bouchard, Pierre-Alexandre Poulin (assistente) e Karel Saint-Laurent (preparatore dei portieri). “L’unico italiano è Stefano D’Apra, allenatore della squadra femminile delle Eagles di Bolzano”. Alexandre ci ha spiegato come tutti i coach abbiano incarichi paralleli, nonostante ciò, però “da tre anni a questa parte, ci organizziamo per garantire sempre una presenza solida e una struttura stabile per la crescita delle ragazze”. Sulle ambizioni della squadra, Tremblay non si nasconde: “Siamo molto positivi. Il nostro motto è semplice: ‘vogliamo scioccare il mondo dell’hockey’. Nessuno si aspetta grandi risultati da noi perché siamo la nazione con il ranking più basso, ma crediamo di poter passare il girone dell’Olimpiade e fare buone prestazioni”. Le partite disputate durante il ritiro sono parte integrante del percorso: “Sono fondamentali per costruire la nostra identità e il gioco collettivo. Considerando tutto, il lavoro svolto è stato comunque buono”. Alla domanda su possibili protagoniste future dell’hockey femminile, Tremblay ha citato diversi nomi: “La Professional Women’s Hockey League (PWHL) non è ancora ai livelli della NHL femminile, ma ci stiamo avvicinando. Noi crediamo che la nostra capitana, Nadia Mattivi, abbia il livello per giocare in quella lega, così come Kristin Della Rovere e Justine Reyes. Poi ci sono giovani come Matilde Fantin, che gioca negli USA: per lei un percorso di questo tipo è assolutamente possibile”. Per Alexandre Tremblay, l’impatto del progetto va oltre il risultato sportivo: “Una buona prestazione può ispirare bambine in Italia, che vedranno nelle nostre giocatrici dei modelli da seguire. I successi creano sostegno e nuove iscrizioni all’hockey giovanile”. Il tutto trova nelle Olimpiadi la vetrina ideale: “È il palcoscenico più importante che esista, tutto il mondo ti guarda. Se arriveranno i risultati, un Paese orgoglioso come l’Italia saprà sostenere la squadra e fare la differenza”.





