Uomo d’affari prima, politico poi, François Legault è stato eletto per la prima volta nel 1998. Resterà alla guida del governo fino alla scelta del nuovo leader della CAQ
QUÉBEC – Mercoledì 14 gennaio, alle 11 del mattino, François Legault ha annunciato le proprie dimissioni da Primo ministro del Québec, ponendo fine a una stagione politica durata quasi trent’anni e a oltre sette anni di governo alla guida della Provincia. La decisione è stata comunicata nel corso di una conferenza stampa all’Assemblea nazionale, dove il leader 68enne della Coalition avenir Québec (CAQ) ha spiegato di farsi da parte «per il bene del Québec e del partito», riconoscendo che una parte crescente dell’elettorato chiede da tempo un cambiamento. Legault resterà in carica fino alla nomina di un nuovo leader della CAQ, che diventerà automaticamente Primo Ministro del Québec, secondo una formula già vista a livello federale con Justin Trudeau e Mark Carney. Il partito – che è stato fondato nel 2011 e che oggi conta 78 deputati – ha già avviato le procedure per una corsa alla leadership che dovrà svolgersi in tempi rapidi, a meno di un anno dalle elezioni generali previste per l’autunno 2026. François Legault, 32° primo ministro del Québec, è stato eletto per la prima volta nel 1998 sotto i colori del Parti québécois. Ha fondato la CAQ nel 2011 e ne è stato l’unico leader fino ad oggi.
Le dimissioni sono arrivate in un contesto politico sempre più fragile per la CAQ. I sondaggi degli ultimi mesi hanno certificato un crollo senza precedenti del consenso: il partito di governo è sceso fino al quarto posto nelle intenzioni di voto, attorno all’11%. Parallelamente, la figura di Legault è diventata sempre più impopolare, con oltre il 70% dei quebecchesi che oggi esprime un giudizio negativo sulla sua azione di governo. A indebolire ulteriormente il Primo Ministro è stata una serie di defezioni interne che hanno colpito il cuore del partito. Dal settembre 2024, otto deputati hanno lasciato il caucus della CAQ, tra cui cinque Ministri. Alcuni se ne sono andati per scelta personale, altri in seguito a scelte politiche non condivise. Il caso più eclatante è stato quello di Christian Dubé, ex Ninistro della Sanità, che ha lasciato il governo poco prima di Natale, denunciando il fallimento delle trattative con i medici di famiglia. Anche figure storicamente vicine a Legault, come Lionel Carmant, hanno preso le distanze dall’esecutivo, rafforzando l’immagine di un partito in disgregazione.

Il declino della CAQ si è riflesso anche sul piano elettorale. Dal 2022 il partito ha perso tre elezioni suppletive consecutive, comprese due in collegi considerati roccaforti caquiste. Un segnale politico forte, che ha accelerato il logoramento della leadership di Legault e reso sempre più difficile la prospettiva di guidare il partito verso una nuova vittoria. Dopo essere stato per anni il volto della stabilità e del pragmatismo, soprattutto durante la pandemia di Covid-19, François Legault ha visto erodersi progressivamente la fiducia dell’opinione pubblica, schiacciato tra promesse economiche non mantenute, dossier industriali falliti e una crescente insoddisfazione nei servizi pubblici, in particolare nella sanità. Il suo governo è stato indebolito anche da un fronte interno, segnato da tensioni anche forti con i sindacati, e da un fronte esterno rappresentato dall’impatto dei dazi imposti dagli Stati Uniti di Donald Trump sugli scambi commerciali con il Québec.
La sua uscita di scena apre ora una fase di forte incertezza politica. La CAQ dovrà scegliere rapidamente un successore in grado di ricostruire un partito in crisi e di affrontare un’elezione che si annuncia altamente competitiva. Per il Québec si chiude così una delle stagioni politiche più significative degli ultimi decenni.
Le reazioni. Gli avversari politici hanno sospeso per un giorno i toni polemici per rendere omaggio a François Legault. Il leader del Parti québécois, Paul St-Pierre Plamondon, ha dichiarato: «Dobbiamo salutare l’uomo e l’ampiezza dei sacrifici personali che ha compiuto per servire per tanti anni». Ruba Ghazal, co-portavoce di Québec solidaire, ha sottolineato: «Al di là delle differenze politiche, riconosco l’impegno di François Legault verso il Québec e il lavoro che ha svolto negli anni». Il leader liberale ad interim, Marc Tanguay, ha ricordato «il suo impegno sincero verso il Québec, in particolare durante la pandemia». Il leader del Partito Conservatore, Éric Duhaime, ha evidenziato che Legault è riuscito a «tirare fuori» i quebecchesi «dalle divisioni tra sovranisti e federalisti in cui PQ e PLQ vorrebbero farci ricadere». Anche il primo Ministro dell’Ontario, Doug Ford, lo ha ringraziato per «la sua amicizia, la sua leadership e i suoi molti anni di servizio pubblico».
LA SCHEDA
Da uomo d’affari a Premier: l’ascesa e il declino del fondatore della CAQ
1957 – Le origini. François Legault nasce a Sainte-Anne-de-Bellevue, nell’ovest dell’isola di Montréal, in un Québec ancora dominato dal duopolio politico Liberali–Union nationale. Cresce nel pieno della Rivoluzione tranquilla, in un clima di forte ascesa dell’identità francofona e dello Stato sociale.
1978–1984 – La formazione dell’uomo d’affari. Si laurea in amministrazione delle imprese alla HEC di Montréal e completa un MBA nel 1984. Diventa contabile professionista. Questo percorso segna in modo duraturo il suo modo di vedere la politica: per Legault, lo Stato deve funzionare come un’azienda, con obiettivi, risultati e controllo dei costi.
1986–1997 – Air Transat e l’imprenditoria. Dopo un inizio di carriera come revisore presso Ernst & Young, si orienta verso l’aviazione civile. Dopo un breve passaggio in Nationair e Québecair, nel 1987 cofonda Air Transat, di cui diventa amministratore delegato fino al 1997. La compagnia diventa in pochi anni una delle principali realtà canadesi del turismo aereo. Qui nasce la sua immagine di “manager” prestato alla politica e il suo convincimento che il Québec debba recuperare terreno economico rispetto all’Ontario.
23 settembre 1998 – L’ingresso diretto nel potere. Il premier del Parti québécois Lucien Bouchard lo nomina ministro dell’Industria, del Commercio, della Scienza e della Tecnologia prima ancora che venga eletto. Un fatto raro, che segnala la fiducia personale del primo ministro e il profilo tecnico di Legault all’interno di un governo sovranista.
30 novembre 1998 – Deputato e ministro dell’Educazione. Viene eletto deputato di Rousseau e ottiene il delicato portafoglio dell’Educazione. Introduce logiche di “performance” nelle scuole e nelle commissioni scolastiche, suscitando forti resistenze. Già emerge il suo stile: riformista, diretto, spesso conflittuale.
2002–2003 – Ministro della Sanità. Assume uno dei ministeri più esplosivi del Québec. Crea i primi gruppi di medicina di famiglia (GMF) e tenta di forzare i medici a lavorare di più negli ospedali. Il suo obiettivo è garantire un medico di famiglia a tutti i cittadini: un obiettivo che resterà incompiuto fino alla fine della sua carriera.
2003–2007 – Il volto economico dell’opposizione. Dopo la sconfitta del Parti québécois contro il liberale Jean Charest, diventa portavoce dell’opposizione su economia e finanze. È uno dei pochi dirigenti a mantenere una forte credibilità pubblica in un partito in crisi.
25 giugno 2009 – La rottura con il Parti québécois. Abbandona il PQ e lascia la politica, denunciando l’inerzia del sistema e parlando di “declino tranquillo” del Québec. È una svolta ideologica: secondo Legault l’indipendenza divide e paralizza la provincia.
2011 – La nascita della CAQ. Fonda la Coalition avenir Québec con Charles Sirois. La CAQ propone un nuovo asse politico: nazionalismo identitario, economia di mercato, Stato forte, senza sovranità immediata. È l’inizio della fine del vecchio bipolarismo PQ–Liberali.
2012–2018 – L’ascesa. Eletto deputato di L’Assomption, costruisce pazientemente il partito. Nel 2018 vince le elezioni con una maggioranza storica e diventa Primo ministro, rompendo 42 anni di alternanza tra i due partiti tradizionali.
2018–2022 – Il primo mandato. Lancia le scuole materne a 4 anni, le “case degli anziani”, la legge sulla laicità e il rafforzamento del francese. Governa in modo fortemente centralizzato. Durante la pandemia diventa una figura quasi paterna per molti quebecchesi.
3 ottobre 2022 – La consacrazione. Si aggiudica le elezioni con 90 seggi, un record. La CAQ sembra imbattibile.
2023–2025 – Il declino. Progetti industriali falliti, sanità in crisi, promesse mancate. La CAQ perde elezioni suppletive, ministri e deputati. Il consenso crolla.
14 gennaio 2026 – Le dimissioni. A nove mesi dalle elezioni previste per ottobre, Legault annuncia il suo ritiro dalla scena politica. Resterà Primo ministro fino alla nomina di un successore, come ha fatto nei mesi precedenti Justin Trudeau fino all’arrivo di Mark Carney. Si chiude l’era dell’uomo che aveva promesso di “gestire” il Québec come un’azienda, lasciando però un sistema politico profondamente instabile.





