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Anno record per le Borse di Milano e Toronto

Nel 2025 Piazza Affari è cresciuta del 31,5%, mentre Toronto ha registrato un +28,8%. Oro e argento in rally, Bitcoin in calo (-5,1%) nonostante l’effetto Trump

 

MONTRÉAL – Il 2025 si è rivelato un anno eccezionale per le Borse di Milano e Toronto, tra le migliori a livello globale. Il FTSE MIB di Milano ha chiuso l’anno con un rialzo del 31,5%, risultando la seconda migliore performance in Europa dopo l’IBEX di Madrid, che ha segnato uno strabiliante +50,4%. Anche gli altri indici europei hanno archiviato un bilancio in forte rialzo: il DAX di Francoforte ha guadagnato il 23%, il FTSE 100 di Londra il 22,4%, mentre il CAC di Parigi ha terminato il 2025 con un +11,9%.

 

Il listino milanese ha beneficiato principalmente delle azioni più esposte ai temi macroeconomici che hanno catalizzato l’attenzione degli investitori, dalla guerra in Ucraina all’allentamento della politica monetaria delle banche centrali. Tra le blue chip, il miglior risultato è stato di Fincantieri (+141%), seguita da Leonardo (+89,6%) e Iveco (+101%). Il settore bancario ha trainato i guadagni, chiudendo con un +65,7%. In particolare, Bper (+89,11%) ha favorito la crescita della Banca Popolare di Sondrio (+104,5%), in procinto di uscire dal listino in seguito alla fusione con Modena. UniCredit ha messo a segno un +84,09%, confermandosi leader in termini di capitalizzazione con oltre 110 miliardi, mentre Intesa Sanpaolo ha registrato un +53,27%, superando i 105 miliardi. Anche Tim ha più che raddoppiato il valore, con un +108,4%. In calo invece il settore auto, colpito dalla guerra commerciale e dai dazi USA: Stellantis ha perso il 24,9% e Ferrari il 22,7%. In difficoltà anche i titoli legati alla salute, con Amplifon a -44,7% e Diasorin a -31,1%.

 

Sul fronte canadese, l’indice S&P/TSX della Borsa di Toronto ha registrato una crescita spettacolare del 28,8%, superando nettamente i principali indici americani: Dow Jones +13%, S&P 500 +16,4% e Nasdaq +20,3%. Toronto ha fatto meglio anche rispetto ai principali mercati asiatici, con il Nikkei 225 a +26,2%, l’Hang Seng a +27,8% e lo Shanghai Composite a +21,6%. Per quanto riguarda la Belle Province, l’Indice Québec IQ-30, che raggruppa le 30 maggiori aziende con sede in Québec, ha chiuso con un +23,7%, mentre l’Indice Québec IQ-120, comprendente 120 società di varie dimensioni, ha superato questo risultato con un +26,1%.

 

A trainare il principale indice canadese è stato soprattutto il settore aurifero, con guadagni superiori al 100%. Il prezzo dell’oro ha toccato nuovi massimi, chiudendo l’anno a 4.332 dollari l’oncia, in aumento del 65% rispetto al 2024. Tra i titoli più performanti si sono distinti Kinross Gold (+193%), Barrick Gold (+169%), Agnico Eagle Mines (+108%) e Redevance OR (+87,5%). Il settore bancario ha registrato anch’esso una forte crescita, con un aumento medio superiore al 30%. TD Bank è cresciuta del 69%, mentre le altre cinque grandi banche canadesi hanno segnato rialzi tra il 28% e il 37%. Bombardier è stata la vera star del 2025, con un +141%, grazie al rilancio della divisione jet d’affari e al miglioramento della situazione finanziaria dopo la cessione della CSeries e di Bombardier Transport. Tra i titoli quebecchesi si sono distinti anche Québecor (+65%), Rogers Communications (+18,4%), Saputo (+67%), Dollarama (+47%) e BRP (+34%).

 

Più in generale, il 2025 è stato un anno da record anche per le materie prime, spinte dall’intensificarsi delle tensioni commerciali, in particolare i dazi USA, e da conflitti geopolitici in Medio Oriente e Ucraina. L’oro ha registrato la crescita più rapida dal 1979, con un aumento del 67,6% nel contratto spot e del 66,8% nei futures. L’argento ha toccato un massimo storico di 82,67 dollari l’oncia, crescendo del 144% nell’anno. Invece, il Bitcoin ha avuto un andamento altalenante: nonostante gli impulsi positivi generati dall’elezione di un presidente USA favorevole alle criptovalute, ha chiuso l’anno con un calo del 5,1%. Il settore energetico ha invece registrato una flessione: il Brent del Mare del Nord ha perso il 16,7% e il WTI il 19,3%.

 

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e un quadro monetario in evoluzione, le Borse di Milano e Toronto hanno dimostrato grande resilienza e capacità di attrarre capitali, consolidando la loro posizione come poli di riferimento per investimenti e crescita economica.

 

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