Roma, 4 nov. (askanews) – Il Lago dei Cigni, una storia senza tempo di amore, tradimento e trionfo del bene sul male, accompagnata da una delle partiture più celebri mai scritte, rivive in una versione che unisce la grande tradizione coreutica allinnovazione tecnologica, in scena al Teatro Olimpico, per la stagione dellAccademia Filarmonica Romana, dal 13 al 16 novembre.
Luciano Cannito, che si ispira alla storica coreografia di Marius Petipa, firma regia e coreografia per la nuova produzione, presentata per la prima volta a Roma, di Fabrizio di Fiore Entertainment per la Roma City Ballet Company.
Cuore pulsante della produzione resta lesecuzione tecnica e interpretativa dei ballerini: il confronto tra la purezza del Cigno Bianco e loscurità del Cigno Nero si traduce in uno dei grand pas de deux più celebri della storia del balletto, simbolo delleterno contrasto tra luce e ombra.
A impreziosire questa versione, la partecipazione di artisti ospiti internazionali, che porteranno in scena leccellenza della danza mondiale, con la presenza delle étoiles internazionali Maria Yakovleva Principal del Balletto dellOpera di Budapest e Dinu Tamazlacaru Principal dello StaatsBallett Berlin.
Inoltre, per la prima volta nella storia del balletto classico, lIntelligenza Artificiale diventa protagonista della scena: attraverso un innovativo processo creativo, lIA ricostruisce luniverso immaginifico del Principe Siegfried e della sua amata Odette, dando vita al castello, al bosco e al celebre lago con un linguaggio visivo mai visto prima.
Il Lago dei Cigni ha raccontato Luciano Cannito, considerato uno dei nomi più noti della coreografia italiana, creatore di più di 80 spettacoli rappresentati nei teatri di tutto il mondo è un archetipo. Non racconta solo una favola romantica, ma parla di dualità, desiderio, libertà e destino. Leterna lotta tra luce e oscurità si riflette nei personaggi e nelle loro metamorfosi. In questa versione ho voluto esplorare come un linguaggio contemporaneo quello dellIntelligenza Artificiale possa amplificare la dimensione poetica del racconto senza snaturarne la classicità. LIA non è un elemento decorativo, ma un nuovo strumento scenico capace di trasformare le emozioni in immagini e dare vita a un mondo che esiste tra sogno e realtà. Lo spettatore entrerà così nel cuore delle visioni del Principe Siegfried, in uno spazio sospeso dove tutto può accadere.
La danza, con la sua purezza tecnica e la sua potenza evocativa, resta al centro della scena: la tecnologia non sostituisce, ma esalta lumanità dei danzatori e la forza di un racconto che continua a parlarci attraverso i secoli.
