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SPRECO DI CIBO | Se ognuno facesse la sua parte si potrebbero sfamare tre milioni di italiani in povertà

di Alessandra Cori

 

Il 13,9% della popolazione italiana, circa 8 milioni di persone, vive in condizioni di insicurezza alimentare moderata o severa, ma ogni anno vengono sprecati 1,7 milioni di tonnellate di cibo, l’equivalente di 3,4 miliardi di pasti da 500 grammi, che potrebbero sfamare oltre 3 milioni di persone in povertà. Sono i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, evidenziati in occasione del World Food Day, la Giornata che il 16 ottobre ha celebrato il valore del cibo sul pianeta e gli 80 anni della Fao.

 

Si tratta di una giornata che invita a una riflessione profonda per un cambio di paradigma nelle politiche e nei comportamenti alimentari. “L’Italia è un Paese che spreca e che ha fame”, spiega il direttore scientifico Waste Watcher, Andrea Segrè, nel ricordare che il 13,8% degli italiani teme che nei prossimi dodici mesi verserà in una situazione di insicurezza alimentare. Dietro le cifre, si nasconde la realtà di famiglie costrette a ridurre la qualità o la quantità del cibo acquistato, saltare i pasti o rinunciare ai prodotti freschi perché troppo costosi. Una povertà alimentare che non è solo economica ma anche sociale e culturale, dove la difficoltà di accesso al cibo sano si accompagna alla perdita del suo valore nutrizionale e anche relazionale.

 

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Ogni settimana, ciascun italiano getta in media 555,8 grammi di alimenti. Siamo di fronte ad uno spreco domestico che dal 2024 al 2025 è diminuito del 18,7%, ma resta comunque un fenomeno strutturale. Il paradosso è evidente. Chi ha meno tende a sprecare di più in quantità e in qualità. Secondo Waste Watcher, inoltre, il 51% degli italiani si dichiara favorevole a inserire il “Diritto al Cibo” nella Costituzione, anche a costo di un lieve aumento della tassazione per finanziare programmi di welfare nutrizionale, mense sociali e filiere corte. Lo “ius cibi” viene così riconosciuto come diritto fondamentale e costituzionale, per garantire a ogni cittadino un accesso stabile, equo e sostenibile a un’alimentazione adeguata.

 

È dunque evidente che contrastare la povertà alimentare e ridurre lo spreco diventano due obiettivi convergenti, da perseguire con strumenti educativi, tecnologici e normativi. “L’Italia -osserva ancora Andrea Segrè -si distingue oggi anche per le sue innovazioni nel campo dell’educazione e della misurazione dello spreco. “Sprecometro”, l’applicazione ideata da Last Minute Market e Università di Bologna per la campagna Spreco Zero, consente ai cittadini di monitorare e ridurre concretamente lo spreco domestico, traducendo i grammi di cibo gettati in impatti economici, idrici e climatici. L’applicazione, che oggi conta oltre 21mila utenti attivi, ha già permesso di evitare l’equivalente di 80mila pasti sprecati, diventando un modello replicabile anche in altri Paesi”.

 

I piccoli gesti quotidiani sono determinanti per trasformare la promessa dell’Agenda 2030. “In Italia, concretamente – ricorda Segrè – cogliere l’obiettivo significa arrivare nel 2030 a uno spreco settimanale medio pari a 369,7 grammi pro capite. Mancano quindi 186 grammi, per arrivare al 2030 perfettamente in linea sulla base dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International. E abbiamo 5 anni, fino al 2030, per cogliere questo risultato”. Che, tradotto in pratica, significa un quarto di mela in meno nel bidone ogni settimana, o un quarto di bicchiere di latte in meno gettato negli scarichi, o una rosetta di pane in meno nell’umido. Un impegno urgente visto che ogni giorno vengono dissipati sul territorio nazionale 79,4 grammi di cibo a testa, pari a 555,8 grammi a settimana pro capite.

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