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Fine della guerra a Gaza

Medio Oriente, Trump a Tel Aviv e Sharm el-Sheikh: firmato l’accordo di pace per Gaza

 

Liberati gli ostaggi palestinesi e israeliani

 

SHARM EL-SHEIKH – Il 13 ottobre 2025 resterà una data storica per il Medio Oriente. Il Presidente degli Usa Donald Trump ha svolto un ruolo centrale in due eventi fondamentali che hanno portato alla fine del conflitto tra Hamas e Israele: un discorso alla Knesset di Gerusalemme e la firma dell’accordo di pace a Sharm el-Sheikh, in Egitto, che segna la fine del conflitto tra Israele e Hamas. Allo stesso tempo, è stato completato lo scambio di prigionieri e la liberazione degli ostaggi.

 

Il discorso alla Knesset

Arrivato in Israele, Trump ha pronunciato un discorso davanti al parlamento israeliano, accolto con entusiasmo dai presenti. “Oggi il cielo è sereno, le armi tacciono, le sirene non suonano più e il sole sorge su una Terra Santa finalmente in pace. È l’alba storica di un nuovo Medio Oriente”, ha detto Trump, sottolineando l’importanza del dialogo diplomatico e della cooperazione internazionale. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ringraziato Trump per il suo ruolo nella mediazione, definendolo “determinante per il ritorno degli ostaggi e per la pace nella regione”.

 

La firma dell’accordo di pace a Sharm el-Sheikh

Dopo la visita a Gerusalemme, Trump si è recato a Sharm el-Sheikh, dove ha partecipato a un vertice internazionale con i leader di Egitto, Qatar e Turchia e di diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Proprio nella città egiziana, è stato ufficialmente firmato l’accordo di pace che sancisce la fine del conflitto nella Striscia di Gaza. “La guerra è finita, è l’alba di un nuovo giorno. Ora inizia la fase della ricostruzione, e non sarà la più facile. Ma è il momento per la popolazione di Gaza di ricostruire le basi di una buona vita. Arriveranno molti fondi da diversi Paesi ricchi per sostenere la ricostruzione”, ha dichiarato Trump durante la cerimonia. Il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, che ha co-presieduto il summit, ha lodato l’impegno di Trump e ha annunciato la convocazione di una conferenza internazionale per la ricostruzione di Gaza, prevista per novembre.

 

La liberazione degli ostaggi e lo scambio di prigionieri

Uno degli elementi più significativi dell’accordo riguarda lo scambio di prigionieri: Hamas ha rilasciato tutti i 20 ostaggi israeliani ancora in vita, mentre Israele ha liberato 1.968 detenuti palestinesi. La Croce Rossa ha coordinato il trasferimento degli ostaggi, mentre i corpi dei prigionieri deceduti sono stati restituiti ai loro familiari. Le immagini dei ritorni hanno commosso il mondo intero, con celebrazioni a Tel Aviv, Gaza e Cisgiordania.

 

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Le dichiarazioni di Giorgia Meloni

La Premier italiana Giorgia Meloni, presente al vertice di Sharm el-Sheikh, ha sottolineato il ruolo attivo dell’Italia nel processo di pace: “L’Italia è pronta a fare la sua parte a Gaza. È una grande occasione. Sono fiera che l’Italia ci sia”. Meloni ha anche riconosciuto il ruolo del Presidente Trump: “È un grande successo di Donald Trump. Credo abbia ragione nel dire che è il suo più grande risultato diplomatico, anche se noi auspichiamo che possa portare avanti altri successi, a partire dall’Ucraina”.

 

Reazioni internazionali

L’accordo ha ricevuto apprezzamenti da diversi leader: il presidente francese Emmanuel Macron ha definito l’intesa “un passo fondamentale verso la pace duratura nella regione”; il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha sottolineato l’importanza della cooperazione internazionale. Alcuni gruppi palestinesi, tuttavia, hanno espresso scetticismo sulla sostenibilità dell’accordo e sulla capacità delle parti di rispettare gli impegni futuri.

 

Verso un nuovo avvenire

L’accordo apre una nuova fase per Gaza e per l’intero Medio Oriente, che prevede la ricostruzione della Striscia di Gaza, principale obiettivo della conferenza internazionale di novembre, e l’assistenza umanitaria e il sostegno alla stabilità della Palestina, garantiti dall’Italia e dagli altri Paesi che si sono impegnati a questo riguardo. Trump ha chiuso la cerimonia sottolineando: “Questo è solo l’inizio. Il nostro impegno è costruire un futuro di pace duratura, non solo per Gaza, ma per tutto il Medio Oriente”.

 

Il 13 ottobre 2025 rappresenta così una speranza concreta per milioni di persone che hanno sofferto a causa del conflitto, segnando l’inizio di una possibile nuova era di cooperazione e riconciliazione nella regione.

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