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Don Giovanni seduce ancora

LA NUOVA STAGIONE DELL’OPÉRA DE MONTRÉAL SI È APERTA CON UN CLASSICO SENZA TEMPO

Crediti foto: Vivien Gaumand

 

Una regia elegante, una musica accurata, un allestimento visivamente potente e un cast convincente rinnovano il fascino del libertino più celebre della lirica

 

Crediti foto: Vivien Gaumand

 

MONTRÉAL – “Essere un Don Giovanni”. Un modo di dire ormai comune, che trova però le sue radici nell’omonima opera lirica – il cui titolo completo è Il dissoluto punito ossia il Don Giovanni – in due atti, con musica di Wolfgang Amadeus Mozart e libretto di Lorenzo Da Ponte. Definito dramma giocoso per la sua perfetta fusione di elementi comici e tragici, il capolavoro mozartiano ruota attorno alla figura leggendaria del libertino ed esplora temi universali come la seduzione, la morale e  la giustizia divina.

 

La trama racconta le vicende di Don Giovanni, nobile cavaliere dominato da una passione incontenibile per le donne – oltre duemila, come ricorda l’aria Madamina, il catalogo è questo – disposto a tutto pur di conquistarle, sempre accompagnato dal fedele servitore Leporello. I guai iniziano quando il protagonista tenta di violentare Donna Anna e uccide suo padre, il temibile Commendatore. Decisa a vendicarsi, Anna – con l’aiuto del promesso sposo Don Ottavio – dà il via a una caccia incessante, mentre Don Giovanni deve affrontare anche l’ex amante gelosa Elvira e Masetto, il fidanzato della contadina Zerlina, nuova preda dei suoi desideri.

 

Seconda collaborazione tra Mozart e Da Ponte, dopo Le nozze di Figaro, l’opera debuttò il 29 ottobre 1787 a Praga, ottenendo un successo trionfale e rappresentando per il compositore una sorta di rivincita su Vienna, dove fu accolta con maggiore freddezza.

 

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Nel corso dei secoli, Don Giovanni è stato oggetto di innumerevoli interpretazioni: personaggi secondari sono stati via via rivalutati, e i rapporti tra i protagonisti riletti alla luce di nuove sensibilità. L’opera resta così aperta a letture sempre diverse, sostenuta da una musica di straordinaria potenza espressiva.

 

È proprio questo equilibrio tra tradizione e libertà interpretativa ad aver probabilmente spinto l’Opéra de Montréal a proporre, alla Salle Wilfrid-Pelletier di Place des Arts, la versione firmata dal regista Stephen Lawless, messa in scena dal 27 settembre al 5 ottobre.

 

La produzione, ambientata nel XVIII secolo e fedele al contesto originario, si distingue per una scenografia maestosa: imponenti mura in stile palladiano e due scintillanti lampadari dominano la scena. Elementi mobili – scalinate, terrazze, archi e colonne – trasformano agilmente lo spazio centrale nella casa di Don Giovanni, nella chiesa del matrimonio di Zerlina e Masetto o nel cimitero dove veglia la statua del Commendatore. Tra le scelte più riuscite di Lawless figurano l’uso di temporali durante le liti e alla chiusura degli atti, l’impiego dello strobo e le continue riapparizioni del catalogo di Leporello. I costumi, ricchi di dettagli, risultano coerenti e di grande eleganza.

 

Gli interpreti hanno decisamente contribuito alla splendida riuscita della rappresentazione.

 

Il baritono statunitense John Brancy ha incarnato un Don Giovanni intenso e magnetico,  con voce calda ed espressiva, capace di conquistare il pubblico. Ruben Drole, basso-baritono svizzero nel ruolo di Leporello, ha superato qualche esitazione iniziale per offrire una prova solida e vigorosa.

 

I ruoli femminili principali sono stati affidati a due artiste già note al pubblico montrealese: le soprano Kirsten LeBlanc (Donna Anna) e Andrea Núñez (Donna Elvira). Le loro voci, differenti ma ben assortite, hanno regalato un efficace equilibrio timbrico: LeBlanc ha brillato per il legato impeccabile e la morbidezza del suono, mentre Núñez ha dato vita a un’Elvira dal tono più leggero ma di grande intensità interpretativa

 

Meno incisivo il basso Matthew Li (Masetto), ex membro dell’Atelier Lyrique come LeBlanc e Núñez, soprattutto nel secondo atto. Più convincente la sua partner scenica, la soprano montrealese Sophie Naubert (Zerlina), fresca, cristallina e sempre precisa. Solidi anche Anthony Gregory (Don Ottavio), tenore dal fraseggio controllato, e William Meinert, basso imponente e autorevole, sia fisicamente che vocalmente, nel ruolo del Commendatore

 

Sul podio, il maestro Kensho Watanabe ha diretto I Musici de Montréal con cura e precisione, offrendo un accompagnamento equilibrato e raffinato, anche se a tratti avrebbe giovato di un maggiore senso di spontaneità e respiro.

 

Pur restando fedele al modello classico mozartiano, questa produzione ha saputo introdurre elementi scenici e registici di notevole vivacità, rendendo lo spettacolo dinamico, coinvolgente e accessibile a ogni tipo di pubblico.

 

Il prossimo appuntamento dell’Opéra de Montréal è previsto per il 22, 27 e 30 novembre, sempre alla Salle Wilfrid-Pelletier di Place des Arts, con Jenůfa di Leoš Janáček, sotto la regia del celebre canadese Atom Egoyan.

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