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Il Canada ritira la tassa sui giganti americani del web

Ottawa punta ad un accordo commerciale entro il 21 luglio

 

 

OTTAWA – Marcia indietro del governo canadese sulla tassa digitale che avrebbe colpito i colossi tecnologici americani. Domenica 29 giugno, Ottawa ha annunciato l’abolizione della Digital Services Tax (DST), una misura che avrebbe imposto un prelievo del 3% sui ricavi generati in Canada da aziende come Amazon, Google, Meta, Apple e Airbnb.

 

La decisione arriva dopo che venerdì 27 giugno il Presidente Donald Trump aveva interrotto i negoziati commerciali con Ottawa, accusando la tassa di essere “ingiusta e discriminatoria”. In un comunicato, il Ministro delle Finanze François-Philippe Champagne ha spiegato che la revoca punta a favorire un “accordo reciprocamente vantaggioso” con Washington. Il Primo Ministro Mark Carney e Trump hanno già concordato di riprendere i colloqui con l’obiettivo di raggiungere un’intesa entro il 21 luglio.

 

La tassa era stata annunciata nel 2020 per contrastare quella che Ottawa definiva un’evasione fiscale strutturale: i giganti tecnologici realizzano profitti miliardari in Canada senza versare imposte sui ricavi. La misura era entrata in vigore nel 2024, ma prevedeva un’applicazione retroattiva dal 2022. Il primo pagamento, fissato per lunedì 30 giugno, avrebbe portato nelle casse federali circa due miliardi di dollari, su un totale stimato di 7,2 miliardi in cinque anni.

 

Negli ultimi mesi, però, la pressione americana era aumentata. A inizio giugno, 21 membri del Congresso avevano chiesto a Trump di reagire, denunciando perdite pesanti per le aziende USA. Anche in Canada non mancavano le critiche: il Consiglio canadese delle imprese aveva sollecitato il governo a sospendere la tassa in cambio della rimozione dei dazi americani. Tra i contrari alla misura vi era anche Pierre Karl Péladeau, Presidente e CEO di Québecor, che pur guidando un’azienda canadese sarebbe stato colpito dalla tassa, in quanto la sua compagnia, offrendo servizi digitali con ricavi superiori ai 20 milioni di dollari annui, rientrava nel campo di applicazione della DST.

 

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Molti Paesi europei, come Austria, Francia e Regno Unito, hanno adottato misure fiscali simili per tassare i giganti del web. Il Primo Ministro britannico, Keir Starmer, è riuscito a difendere la propria Digital Services Tax, ottenendo un accordo con Trump durante il recente vertice G7 in Alberta.

 

La tensione commerciale tra Ottawa e Washington si inserisce in un contesto già difficile. Il Canada, primo acquirente di beni americani per un valore di 349 miliardi di dollari nel 2024, si trova a fronteggiare nuove tariffe punitive: questo mese Trump ha raddoppiato al 50% i dazi su acciaio e alluminio canadesi e ha annunciato che la moratoria di 90 giorni sui dazi scadrà il 9 luglio senza ulteriori proroghe.

 

Con la revoca della tassa digitale, Ottawa punta ora a evitare un inasprimento della guerra commerciale che danneggerebbe l’economia canadese e a salvaguardare un rapporto cruciale con il vicino statunitense. Allo stesso tempo, però, questa scelta rischia di riaccendere il dibattito interno sulla sovranità fiscale del Paese e sulla capacità di tassare in modo equo i colossi globali che operano sul mercato canadese. (V.G.)

 

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